22.7.08

Crisi della "società della scelta"

(...) [Siamo costretti] a prendere coscienza dell'impasse dell'attuale "società della scelta". Ci vantiamo di vivere in una società in cui siamo liberi di prendere decisioni sulle cose che contano. Ma ci troviamo continuamente nella condizione di dover decidere su questioni che influenzeranno profondamente la nostra vita senza avere le conoscenze necessarie per farlo. Questa situazione è molto frustrante: anche se sappiamo che tutto dipende da noi, non possiamo prevedere le conseguenze delle nostre azioni. Non siamo impotenti, anzi, siamo onnipotenti, ma non possiamo valutare la portata del nostro potere. Non siamo in grado di controllare completamente la nostra biosfera, ma purtroppo abbiamo il potere di turbare il suo equilibrio e di farla impazzire, con il rischio di essere spazzati via dalle conseguenze.
Slavoj Zizek, articolo originale in The Guardian, da Internazionale n. 752, 11/7/08

Il sistema di dominio, a livello inter- e sovra-nazionale, postula una confortevole e rassicurante situazione: l'azione del governo (o dei governi) viene decisa secondo schemi ideologici, riducendo al minimo ogni dibattito o riflessione sulle conseguenze. [...e pensare che ci avevano detto che le ideologie erano morte...] Questa azione, nella sua certezza, nella sua immunità da dubbi, da dialettica, è una risposta positiva e perfetta alla richiesta generalizzata di deresponsabilizzazione, di delega in bianco. C'è da chiedersi se il danno maggiore lo subisca l'oggetto dell'azione (sia che si tratti dell'ambiente, piuttosto che la società - o una parte della società differenziata per classe o etnia o altro- o ancora il sistema dell'informazione o dell'arte o della scienza...) oppure la stessa funzione umana della scelta.
La libertà non è più partecipazione?

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21.7.08

Perche’ un Iran nucleare non rappresenta necessariamente una minaccia

di Andrea Gilli

Prima Piero Ostellino, sul Corriere di due settimane fa, poi l’Economist, e infine Franco Venturini, di nuovo sul Corriere, solo per citarne alcuni, tutti d’accordo a dire: un Iran dotato di armi nucleari rappresenta una minaccia per il mondo intero.

La logica sarebbe grosso modo la seguente: l’Iran, attraverso il suo presidente Mahmoud Ahmadinejad, ha fatto recentemente delle dichiarazioni abominevoli circa il futuro di Israele. Il suo intento distruttivo e’ palese e, dunque, un Iran nucleare non potrebbe che attaccare Israele compiendo un “Olocausto nucleare”.

Tutto molto semplice. Oseremmo dire: fin troppo. Spieghiamoci meglio: se tutto fosse cosi’ semplice come costoro sembrano suggerire, allora non si capisce perche’ questa versione non sia ancora stata accettata da tutti, e soprattutto dal circolo accademico statunitense. Il motivo e’, anch’esso, molto semplice: questa versione e’ troppo semplice. Va bene per scrivere degli editoriali un po’ indignati e un po’ arrabbiati su quotidiani e riviste. Va bene per ottenere del facile consenso interno, va bene, insomma, per dare spiegazioni facili a questioni complesse. Ma di sicuro non supera l’asticella della mediocrita’ per essere presa seriamente da chi conduce la politica estera. Vediamo in breve quali sono i problemi di una simile interpretazione.

(Continua su Epistemes.org)


18.7.08

La mia Barcellona




Una settimana di lavoro a Barcellona.
Ho trovato la città letteralmente invasa dai turisti. Ma cos'è quella che si offre ai loro occhi? E' una immagine di città lucida, plastificata, perfetta ad incarnare il cliché dell'ibericità da cartolina: sangria, divertimento, tirar tardi. Fiesta sicura, con preservativo. Muri puliti, vetrine anonime, negozi uguali a quelli di Londra Milano Zurigo, pieni di oggetti scialbi, senza personalità, originalità, colore, oppure paccottiglia pseudo-orientale. Si mangia panini in locali sterilizzati, oppure sciape insalate in ossequio al naturismo di moda. Anche l'aria non ha altro odore che lo scarico delle auto.








Ma la mia Barcellona non è morta, solo si fa cercare fuori da quelle quattro vie percorse dalla massa degli stranieri in vacanza. La ritrovo nei gruppetti cospiratori seduti sui gradini di Sant Felipe Neri, nel sorriso suadente e nella carezza lieve di una giovane prostituta, nelle onde tiepide di un bagno notturno, acqua matriciale, e nel fiato marcio del porto, che mi rincuora e mi sicura nel simbolo sensibile della fine comune, dolcemente naturale, delle cose e degli uomini, dei sentimenti, delle invenzioni. Barcellona è le sedie di alluminio fuori dai bar della Rambla del Raval, la variopinta odorosa umanità del quartiere di Sant Pau, le sue donne che attendono, i ragazzi e le ragazze sulla porta di uno squat, teneri e duri, che si passano la canna mattinale, i piccioni che cercano refrigerio in una pozzanghera fangosa del'Hospital de la Santa Creu, i 3 ragazzi pasoliniani, ingenui e sfacciati, che discutono di amore e ragazze tra le birre, Barcellona è anche le alici fritte di Josepa, l'omosessuale che incrociandomi sulle ramblas mi fa la corte con occhio languido, è perdersi negli infiniti dettagli di un'opera di Gaudì o del Palau de la Musica... Barcellona esiste ancora.

7.7.08

Giornali

Niente aggiornamenti seri in questi giorni, sono in giro un po' per diporto, un po' per lavoro.

Sono passato a Pistoia e La Spezia. Eccovi alcuni ghiotti "tamburini" dei giornali locali:

RAPINA IN BANCA
ma la cassa non si apre

PRESO IL LADRO
deviava le telecamere con la canna da pesca

Bustarelle in camposanto: arrestati i necrofori

Buona estate a tutte e tutti!