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28.10.09

Corrotti e contenti


In Italia, la corruzione è profondamente ancorata nei differenti settori dell'amministrazione pubblica, nella società civile come nel settore privato: il pagamento della bustarella sembra essere una pratica corrente per ottenere licenze e autorizzazioni, contratti pubblici, accordi finanziari, per facilitare l'ottenimento di diplomi universitari, praticare la medicina, concludere accordi nell'ambiente del calcio, ecc. [...] Sono molti coloro che hanno il sentimento che la corruzione sia un fenomeno corrente e generalizzato che tocca la società italiana nel suo insieme... 



Chi scrive queste cose è il GRECO, l'organismo del Consiglio d'Europa che monitora il livello di corruzione in ciascun Paese.
L'Italia vi ha aderito nel 2007, sotto il Governo di Romano Prodi, e questa è la prima volta che l'organismo pubblica una valutazione riguardante il nostro Paese. La relazione è stata approvata ed adottata nella riunione plenaria che si è svolta a Strasburgo dal 29 giugno al 2 luglio di quest'anno.
L'indice 2008 di Trasparenza Internazionale, citato dal rapporto, pone l'Italia al 55esimo posto (su 180 Paesi) nella lotta contro la corruzione e ben al 26esimo posto su 31 Paesi europei. 
La relazione termina con queste parole:
Il GRECO invita le autorità italiane ad autorizzare nel più breve tempo la pubblicazione di questo rapporto, di tradurre il rapporto nella lingua nazionale e rendere pubblica questa traduzione.
Ciononostante, la pubblicazione è stata autorizzata solamente il 16 ottobre scorso, e nessuna traduzione è stata approntata, quindi per leggerla dobbiamo accontentarci delle versioni ufficiali in inglese e francese.
Solo inefficienza?
Nutro qualche dubbio, e vi spiego perché.


Il rapporto mette in evidenza la necessità di elaborare politiche di prevenzione della corruzione, con una strategia di lungo periodo e un incisivo impegno politico.

Il governo italiano risponde a queste sollecitazioni con il lodo Alfano, il cui scopo precipuo è di salvare il premier dai suoi guai giudiziari (in particolare, in questo momento, dall'accusa di corruzione dell'avvocato Mills, proprio ieri condannato nuovamente in appello con una sentenza che ha suscitato una scomposta reazione isterica di Berlusconi in diretta tv), lo scudo fiscale, che nella forma adottata dal governo italiano apre ghiotte opportunità di riciclaggio del danaro sporco, la legge sulle intercettazioni e la ventilata riforma della giustizia, che di fatto limitano gli strumenti di cui dispongono i magistrati, senza contare il sistematico impegno mediatico dei politici che ci governano nel gettare fango sul sistema giudiziario.

Al contrario, il GRECO suona un campanello d’allarme che che interpella in primis il potere politico, ma non esclude tutte le altre realtà sociali; infatti, insiste sul fatto che la lotta alla corruzione deve diventare una questione di cultura, non solo di rispetto delle leggi.

Il rapporto si conclude con 22 raccomandazioni, la cui attuazione verrà valutata nel corso del 2° semestre del 2011.

Eccovi il testo integrale delle raccomandazioni, di cui ho approntato una rapida traduzione in italiano (chiedo scusa fin d'ora per le inesattezze).
La lettura è lunga e potrebbe risultare pesante, ma è molto interessante un raffronto tra le raccomandazioni che il Consiglio d'Europa ritiene necessarie per adeguarsi agli standard degli altri Paesi europei e quello che in Italia il governo sta effettivamente facendo.




  1. che il servizio anti-corruzione e per la trasparenza (SAeT) [Servizio Anticorruzione e Trasparenza del Governo Italiano] o altre autorità competenti elaborino e presentino pubblicamente, con la partecipazione della società civile, una politica anti-corruzione che prenda in considerazione la prevenzione, l'investigazione, l'indagine e l'azione giudiziaria in affari di corruzione, e preveda di controllarne e valutarne l'efficacia;



  2. riesaminare la legislazione già in vigore e quella nuova che deve garantire la conformità della legge italiana alle esigenze della Convenzione penale sulla corruzione (STE 173), per fare in modo che i professionisti ed i magistrati possano consultarla ed utilizzarla con la facilità voluta;



  3. mettere in atto un programma globale di formazione specializzata per gli ufficiali di polizia per inculcare loro conoscenze comuni ed un comune livello di comprensione  sul modo di trattare gli affari di corruzione e le infrazioni finanziarie che vi sono associate;

  4. i) rafforzare maggiormente il coordinamento tra le diverse forze dell'ordine implicate nell'investigazione degli affari di corruzione su tutto il territorio italiano, compresa ii) la considerazione  dell'interesse (e della possibilità legislativa) di elaborare un meccanismo orizzontale di sostegno per aiutare queste forze a condurre le indagini;

  5. al fine di garantire che si possa arrivare ad una decisione radicale negli affari di corruzione, ed entro un termine ragionevole, i) intraprendere uno studio del tasso di affari di corruzione estinti dalla prescrizione al fine d'individuare l'ampiezza e le cause di qualsiasi problema tangibile che ha permesso questa conclusione; ii) adottare un piano speciale per studiare e regolare, secondo un calendario preciso, i problemi identificati da questo studio; iii) diffondere pubblicamente i risultati di quest'esercizio;

  6. integrare alla legge 124/2008 disposizioni che permettano di abolire la sospensione delle azioni penali per fare in modo che tale sospensione non ostacoli le prosecuzioni effettive delle infrazioni di corruzione, ad esempio per quanto riguarda le infrazioni penali gravi per fatti di corruzione, in caso di flagranza di reato o allorquando la procedura ha raggiunto una fase avanzata;

  7. prevedere l'introduzione della confisca in rem per facilitare maggiormente il sequestro dei proventi della corruzione;

  8. mettere in atto misure idonee che permettano di valutare l'efficacia, nella pratica, dell'attività delle forze dell'ordine per quanto concerne i proventi della corruzione, in particolare nell'ambito dell'applicazione delle misure provvisorie e delle ordinanze di confisca ulteriore, anche nel quadro della cooperazione internazionale;

  9. i) insistere, presso i membri del personale degli organismi incaricati di trattare questi aspetti della lotta contro la corruzione, sull'importanza di fare risalire l'informazione riguardante le dichiarazioni di operazioni sospette, della cooperazione in questo settore e degli effetti benefici che ciò potrebbe avere; ii) adottare delle misure per segnalare chiaramente a quelli che hanno l'obbligo di dichiarare operazioni sospette che una dichiarazione tardiva o un'assenza di dichiarazione non sono accettabili, ad esempio ricorrendo a misure di sanzione, se necessario;

  10. dotare il Servizio Anti-corruzione e per la Trasparenza (SAeT), o qualunque un'altra entità, dell'autorità e delle risorse per valutare sistematicamente l'efficacia dei dispositivi amministrativi generali concepiti per aiutare a prevenire ed investigare gli affari di corruzione, rendere queste valutazioni pubbliche ed prenderne ispirazione per formulare raccomandazioni di riforma;

  11. per quanto riguarda l'accesso all'informazione: i) procedere ad una valutazione ed adottare le misure idonee per fare in modo che le amministrazioni locali si conformino alle esigenze in materia d'accesso alle informazioni sotto la loro autorità; ii) procedere ad una valutazione della legge per stabilire se la condizione di motivazione limita, in modo ingiustificato, la capacità del pubblico di giudicare le azioni amministrative quando la conoscenza di un sistema o di pratiche decisionali individuali fornirebbe elementi solidi d'informazione su sui casi eventuali di corruzione; inoltre, rendere pubblica questa valutazione e qualsiasi raccomandazione, e iii) per evitare che un ricorso sia portato dinanzi ai tribunali amministrativi dove si accumulano le casi in esame, prevedere di investire la Commissione per l'accesso ai documenti amministrativi dell'autorità per ordinare all'organismo amministrativo, dopo averlo ascoltato, di comunicare l'informazione richiesta;

  12. che, nel quadro delle misure adottate per  evitare la lunghezza delle procedure ed l'arretrato degli appelli amministrativi, le autorità prevedono espressamente di instaurare soluzioni ufficiali di ricambio ai percorsi di ricorso giudiziario, come pure altre forme di risoluzione delle controversie;

  13. nel quadro della riforma globale dell'amministrazione pubblica, dare a tutti gli organismi che la compongono un accesso a risorse di controllo interne, sia direttamente, sia in condivisione;

  14. i) imporre norme coerenti e costrittive a tutti gli agenti della funzione pubblica (compresi i dirigenti ed i consulenti), a tutti i livelli dell'amministrazione; ii) adottare misure per prevedere procedure disciplinari esercitate in tempo utile in caso di violazione di queste norme, senza attendere una condanna penale definitiva; e iii) fornire alle persone sottoposte a queste norme mezzi per formarsi, direttive e consigli relativi alla loro applicazione;

  15. elaborare un codice di condotta specifico per i membri del governo [statale o locale] che venga annunciato pubblicamente, al quale questi aderiscano professionalmente e che sia, se possibile, costrittivo, ed integrare in questo codice restrizioni ragionevoli in materia d'accettazione di regali (escludendo quelli legati al protocollo);

  16. i) adottare norme chiare e costrittive in materia di conflitto d'interessi, applicabili ad ogni persona che esercita funzioni nell'ambito della funzione pubblica (compresi i dirigenti ed i consulenti), a tutti i livelli dell'amministrazione; ed ii) instaurare o adattare (secondo il caso) uno o più dispositivi di divulgazione del patrimonio dei titolari di posti del settore pubblico più esposti ai rischi di conflitti d'interessi per contribuire a prevenire ed individuare la possibilità di tali situazioni;

  17. adottare ed attuare restrizioni adeguate che riguardanti i conflitti d'interessi che possono prodursi con la mobilità nel settore privato degli agenti pubblici che svolgono funzioni esecutive (amministrazione pubblica);

  18. organizzare un sistema di protezione adeguato delle persone che segnalano in buona fede sospetti di corruzione nell'ambito dell'amministrazione pubblica (datori d'allarme);

  19. che la responsabilità delle imprese sia allargata per coprire le infrazioni di corruzione attiva nel settore privato;

  20. esaminare la possibilità di imporre il divieto di occupare posti di direzione in una persona giuridica alle persone condannate per infrazioni gravi di corruzione, in tutti i casi, indipendentemente dal fatto di sapere di se la commissione di queste infrazioni è associata ad un abuso di potere o alla violazione degli obblighi inerenti alla funzione esercitata;

  21. riesaminare e rafforzare gli obblighi contabili di tutte le forme d'impresa (che siano o non siano quotate in borsa) e vigilare a che le pene applicabili siano effettive, proporzionate e dissuasive;

  22. studiare, in concertazione con le organizzazioni professionali dei contabili, dei revisori dei conti e dei membri delle professioni di consulenza e giuridiche, quali misure supplementari (anche a carattere legislativo/regolamentare) possono essere adottate per migliorare la situazione in materia di dichiarazione dei sospetti di corruzione e di riciclaggio di denaro agli organismi competenti.

21.7.09

Un reato assai gradito

A proposito del reato di clandestinità, voglio condividere con voi un articolo dalla rivista Confronti.



Dallo «ius migrandi» al reato di immigrazione


Agli inizi del XVI secolo i giuristi europei si cimentarono nella ricerca di titoli di legittimazione giuridica della conquista del Nuovo Mondo: risale a quell’epoca l’elaborazione dello ius migrandi, uno dei diritti che, come ha scritto Luigi Ferrajoli, erano proclamati astrattamente uguali e universali allorché erano concretamente disuguali e asimmetrici, essendo impensabile la migrazione degli indios in Occidente.
Ricordare oggi le origini dello ius migrandi può servire a mettere a fuoco il segno delle risposte date ai fenomeni migratori della nostra epoca. Sulla base dell’articolo 13 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo alcuni giuristi hanno cercato di ricostruire un diritto di circolazione transnazionale, uno ius migrandi per i nostri tempi, ma non si è andati oltre lo sforzo dottrinale. La condizione giuridica del migrante resta infatti sospesa tra il riconosciuto diritto di lasciare qualsiasi paese e il divieto di migrare nei paesi dell’Occidente: un paradosso che, tuttavia, fotografa bene la realtà della condizione dei migranti, una condizione di sospensione ben rappresentata da quei luoghi (i mari che circondano le nostre coste, prima di tutto) in cui la negazione dello ius migrandi si traduce in tragedie che qualche volta riescono a catturare lo sguardo altrimenti distratto delle nostre società.
E quando il suo lungo viaggio non finisce in una tragedia, il migrante – l’irregolare, ma anche quello regolare – è destinato a conoscere una nuova condizione di sospensione, in bilico tra la sua aspirazione all’integrazione e la spinta verso la clandestinizzazione, una spinta che gli orientamenti più recenti delle politiche del diritto stanno ulteriormente esasperando. Alla base di questi orientamenti vi è una doppia equazione: l’immigrazione, in generale, come problema di ordine pubblico; l’immigrazione irregolare come sinonimo di criminalità.
I risultati fallimentari delle politiche guidate da questa doppia mistificazione sono sotto gli occhi di tutti: l’assoluta ineffettività di un sistema degli ingressi incentrato sull’assurda pretesa dell’«incontro a livello planetario» tra domanda e offerta di lavoro; un governo dell’immigrazione affidato, in realtà, da un lato, a sanatorie ufficiali ed eccezionali e, dall’altro, a sanatorie ufficiose e periodiche, ossia all’utilizzo dei meccanismi di ammissione imperniati sui decreti flussi per consentire (non, come pretenderebbe la legge, l’ingresso di chi si trova all’estero al momento della richiesta di assunzione del datore di lavoro, ma) la prosecuzione legale della permanenza dello straniero già irregolarmente presente in Italia; la realtà della condizione di irregolarità del migrante come passaggio necessario verso la condizione di legalità.
A fronte di questo bilancio fallimentare il diritto speciale dell’immigrazione irregolare si espande ulteriormente e conosce nuove, più gravi, torsioni: è in questa direzione che si muove la proposta volta alla criminalizzazione di chi, essendo magari scampato a un naufragio, fa ingresso ovvero si trattiene da irregolare nel territorio dello Stato.
La finalità proclamata del nuovo reato di ingresso e soggiorno illegale è l’effettività degli allontanamenti, ma rispetto ad essa è manifestamente inutile, essendo destinato ad operare in un’area di casi già integralmente coperta dall’espulsione amministrativa. Ma l’introduzione del nuovo reato (approvata dal Parlamento il 2 luglio scorso, ndr) non resterà senza effetti: costruirà ope legis (per effetto di legge) la persona del migrante irregolare come criminale, consolidando ulteriormente nel senso comune la falsa equazione immigrazione/criminalità; inoltre, farà terrà bruciata intorno ai migranti irregolari etichettati come criminali e spingerà l’ordinamento verso il piano inclinato di una razionalità orientata alla disuguaglianza, ossia alla costruzione di doppi livelli di cittadinanza. Tutto questo non riguarda solo gli stranieri, ma la qualità della nostra democrazia. Diceva Luigi Di Liegro che nulla come la normativa sugli stranieri ci dice in maniera profonda che cosa siamo. Che cosa siamo e – possiamo aggiungere – che cosa stiamo diventando.
Angelo Caputo

A margine, vorrei puntualizzare un aspetto.
L'immigrato clandestino ha un posto fondamentale in questa nostra società che pare respingerlo.
Siamo un Paese che si è  abituato ad un certo livello di benessere; ci sono conquiste civili e sindacali che garantiscono i diritti dei lavoratori, ma questi diritti non sono funzionali al sistema di capitale, che chiede incessantemente  profitti più alti e costi più bassi. Il capitale mangia voracemente ricchezza, anche se all'apparenza ne produce. Le nostre aziende europee, già da tempo, chiudono stabilimenti qui per aprirne in Paesi dove la manodopera costa una pipa di tabacco, ed è composta preferibilmente da persone senza diritti sindacali, meglio se donne o bambini. Nei casi in cui la delocalizzazione non è possibile (agricoltura, edilizia, servizi...) l'abbattimento dei costi si ottiene utilizzando persone ricattabili, che possono essere pagate una miseria, la cui vita è sospesa ad un sì od un no. I clandestini sono questi soggetti ideali.

Angelo Caputo parla di "due livelli di cittadinanza", ed è esattamente così: abbiamo reintrodotto in modo surrettizio la schiavitù. Ed è di questi schiavi che la nostra economia si serve per conservare il nostro standard di benessere.


(nell'immagine: schiavi al lavoro ritratti su una banconota da 100 $ degli Stati Confederati d'America, 1862)
.

6.5.09

I lavoratori sono soli?

Un testo di Franco Berardi (Bifo) dal sito di BOLOGNA CITTA' LIBERA, lista civica che si presenta alle prossime elezioni comunali e provinciali di Bologna.
L'ho barbaramente ed arbitrariamente sforbiciato, ma lo potete trovare integralmente qui.

Ci hanno raccontato frottole per trent’anni: concertazione, compatibilità, competizione, riduzione del costo del lavoro. E straordinari, contratti a tempo determinato, flessibilità, mobilità...
I sindacati hanno concertato, i padroni hanno profittato, il salario è crollato.
In termini di capacità di acquisto il salario di oggi vale la metà di quello che valeva trent’anni fa
E’ questo il progresso che ci ha garantito la democrazia concertativa?
Ma ancora non basta. Dopo averci raccontato un milione di frottole ora ci dicono: ecco c’è la crisi. Macché crisi, quella che sta sconvolgendo il sistema industriale in tutto il mondo non è una crisi, ma il collasso definitivo del capitalismo moderno.
Eppure la classe dirigente, con il suo codazzo di giornalisti sindacalisti e preti di vario genere, pur avendo fatto bancarotta non intende affatto mollare. Coloro che hanno nelle loro mani il potere economico politico mediatico e militare fanno la faccia sorridente però si cagano sotto, e cercano di rassicurarci: durerà un anno forse due... poi ci sarà la ripresa, firulì firulà.

Non ci sarà nessuna ripresa, parliamoci chiaro. Non ci sarà ripresa perché la storia della crescita è finita. E’ finita non solo perché il sistema finanziario globale è entrato in un buco nero, non solo perché l’indebitamento occidentale ha mangiato la ricchezza delle prossime due generazioni, ma anche perché le risorse fisiche del pianeta sono esauste, esaurite. E anche le risorse psichiche dei lavoratori e della società intera sono al collasso.

NERVOUS BREAKDOWN.

Per venti anni i sindacati hanno svenduto i nostri interessi in nome della concertazione. (...)
Ma oggi non basta più la concertazione. Il Ministro Sacconi esige dai sindacati la complicità. Ed ecco i Bonanno e gli Angeletti, vecchi leccaculo per professione, correre a fornire il loro sostegno.

CENTINAIA DI MIGLIAIA DI LAVORATORI SONO IN CASSA INTEGRAZIONE
CENTINAIA DI MIGLIAIA DI PRECARI SONO RIMASTI SENZA LAVORO

Ma Bonanni e Angeletti non hanno niente da obiettare. A loro va bene così.

Nessuna forza politica sta dalla parte dei lavoratori.
La sinistra – compresa, spiace dirlo la vecchia roccia di Rifondazione – si è dissolta dopo la meritata sconfitta dell’aprile 2008. Perché ha appoggiato il governo Prodi-Mastella invece di denunciarlo e abbandonarlo? Perché ha votato l’accordo capestro sul welfare? Perché ha votato a favore di una detassazione degli straordinari?
Perché era attaccata all’ultima sdrucciolevole poltrona. Ora l’ultima sdrucciolevole poltrona è sdrucciolata. (...)
Il Partito democratico – incapace di trovare unità su qualsiasi altra cosa, trova unità soltanto nella difesa della confindustria. Il partito di Colaninno e di Caleari incita la CGIL, unico tra i sindacati storici che tenta di organizzare una resistenza, a cedere, a diventare come gli altri due un sindacato complice. L’accordo che CISL e UIL hanno sottoscritto sancisce la fine del contratto nazionale, sancisce la mano libera sulle condizioni di lavoro e sul salario. Questo à l’accordo che il PD vuole imporre alla CGIL.

La crisi che è iniziata in America e lentamente sta inghiottendo l’Europa non è una crisi come le altre. E’ il collasso del capitalismo finanziario globale ma è anche il collasso del sistema industriale globale. Il crollo del sistema industriale è un fatto irreversibile. Non torneremo mai più alle condizioni della crescita, non solo perché l’indebitamento dell’occidente non renderà possibile una ripresa della domanda e degli investimenti, ma anche perché le risorse fisiche del pianeta sono prossime all’esaurimento.

E allora? I lavoratori che sono stati costretti per trent’anni ad accettare ogni ricatto per favorire la crescita ininterrotta, ora sono lasciati da soli a gestire la bancarotta del capitalismo neoliberista.
Licenziamenti, cassa integrazione, decimazione del lavoro precario, caduta verticale del salario.
La storia è finita qui? No, la storia non è finita, perché

I LAVORATORI NON SONO SOLI QUANDO SONO UNITI.

Non c’è più bisogno dei vecchi partiti non c’è più bisogno della vecchia unità sindacale. C’è bisogno di una solidarietà di base, di una solidarietà nella vita quotidiana. I lavoratori sono la grande maggioranza della società. Possono costruire le strutture autonome della vita sociale al di fuori delle regole assassine del potere economico. Possono costruire mercati autogestiti dei beni necessari, rapporti diretti tra consumatori e produttori che permettano di eludere la catena distributiva delle corporation. Possono costruire strutture autogestite di formazione e di produzione di sapere insieme ai lavoratori della conoscenza che si mobilitano nelle università e nei centri di ricerca. Possono costruire una loro società autonoma da quella dei bancarottieri confindustriali.
Nelle grandi città europee si diffonde la pratica degli allottments, orti coltivati autonomamente negli spazi verdi della città. Bisogna moltiplicare gli orti cittadini, creare le condizioni dell’autosufficienza alimentare della società dal capitale.
E’ sul territorio urbano che si ricostruisce oggi la comunità e l’unità dei lavoratori, per rendere vivibile la vita quotidiana. (...)

3.5.09

...dove il lavoro è per il pane



Non c'è commemorazione più irritante per un precario o un disoccupato del I maggio, i megaconcerti e i paraponziponzipò dei sindacati. Pare uno sberleffo da parte di chi il lavoro, bene o male, ce l'ha; e tradisce il senso autentico di questa ricorrenza, la lotta per il lavoro, dalla rivolta di Haymarket a Portella della Ginestra.
Finalmente, ho letto una bella cosa, uno scritto in cui mi riconosco, nel blog dell'incarcerato.

 


Da parte mia, aggiungo questo testo dei Gang, che ho conosciuto attraverso la recitazione del grande-cuore Massimo Totola.
A quest'ultimo mando un ringraziamento grande grande.







Il lavoro per il pane

Il popolo mio è qui
dove egli canta
dove il lavoro suo
è per il pane
Per sempre avrà la Primavera
perchè ai cieli lui appartiene
perchè di Terra è fatto
e della Terra fa col sogno
il suo giardino

Il popolo mio non ha prigioni
nè torri e nè confini
perchè la sua città di gioia è fatta
di spighe d'oro di filari d'uva
di olio e miele

Il popolo mio insorge
nell'ora prima
quando scalzo va sull'erba
che a lui di pace dona
una missione

Il popolo mio il mondo non affanna
poiché nati d'amore sono i figli suoi
Poiché cerca con un bacio
la giusta parola
quella che la Terra fa iniziare
là dove le ali si levano
senza far rumore
dove i fiori dicono i loro nomi

Il popolo mio risorge
quando consegna la sera
alla tovaglia bianca
e nell'ora che è della cena
il cuore improvviso gli appare
in mezzo al petto
così sfugge al tramonto
che cinge l'ultima rosa

E quando il popolo mio sogna
sarà la luna, il cane
sarà il ribelle a custodire
il sentiero l'argine
la trave del soffitto

Il popolo mio compie le stagioni
e non altri
non chi coi demoni soffiò
vento di sabbia sul raccolto
non chi piantò il chiodo nelle carni
non chi la spina conficcò
nella fronte
Mite erede della Terra
è il popolo mio


Il popolo mio è qui
sui campi dove ogni giorno torna
e trova ogni giorno le sue impronte

Il popolo mio offre le sue mani
alle distese di colori
all'alba che trionfa sconfinata
perchè dell'Amore la fede lui conserva

Il popolo mio è testimone
della farfalla, della foglia che cade
del violino e della pietra
e del sole che si fa sangue
dell'arcobaleno e del vento che trema
della luce che esce
da ogni ferita

Il popolo mio è qui
dove egli canta
dove il lavoro suo
è per il pane
(Marino e Sandro Severini, da Gandhi)

26.3.09

Buona giornata!

Una giornata decisamente dura.
La marea della nausea si alza. Non solo la mia, ma quella di un intero Paese che si dice che va tutto bene, che i problemi che neghi con ostinazione magicamente scompaiono. Come i bambini.

Berlusconi: "I licenziati si trovino qualcosa da fare" 
Per esempio, Presidente?

Qualche sera fa mi trovo a Brescia.
C'è un treno all'1.36 per Verona, diverse persone lo attendono con ansia: le porte della stazione sono aperte, tira una corrente fredda che raggela.
Allora, si racconta di sé.
Un signore sessantenne, 38 anni in Germania a lavorare: "Mi hanno convinto a tornare in Italia a cercare un lavoro. Lì è sempre più difficile; hanno cominciato a rendermi dura la vita, a farmi pressioni, chiedermi i documenti di soggiorno, io ce li ho ancora e glieli ho sbattuti in faccia: tanto lo so che non servono più! Però io ho nostalgia dell'Italia. Ho chiesto qui alle cave, nulla da fare. Io ho fatto di tutto. Sono un bravo pizzaiolo, ma poco tempo fa ho fatto il ferraiolo" (mi mostra le tre dita della mano destra, mozzate) "ed ora non posso più fare le pizze a mano. Domani me ne torno su. Qualcosa rimedio. "
Un tunisino giovane, timido, vestito con accuratezza, profonde borse sotto gli occhi: "8 mesi senza lavoro: come faccio? Da 5 giorni non ho più casa. Io non sono abituato a stare per strada. Vado a Verona col treno, lì ci sono treni dove posso dormire senza che mi diano fastidio, ci sono altri 4 con me. Ma non dormo veramente. Non hai un amico che mi può ospitare? Senza dormire e senza mangiare non ho forze, non ce la faccio."
Eccetera... eccetera...

Niente di strano, niente di nuovo. Quante volte abbiamo sentito di questi racconti? "Ma voi continuate a consumare, occorre dare slancio all'economia!" Un popolo con una colossale benda sugli occhi, ecco quello che siamo diventati.
A proposito: qui, notizie da Verona.



L'altra chicca del giorno. Cronaca di uno scivolamento progressivo verso la perdita di identità, verso la condizione di ombre.

Biotestamento nel cesso: alla faccia dell'articolo 32 della Costituzione, sostanzialmente si estende il T.S.O., prima destinato a persone affette da disagio mentale, a tutti. (Adriano Sofri: "Un gigantesco sequestro di persona") Come ho già scritto tempo fa, siamo stati definitivamente espropriati del nostro corpo.

Dice bene il grande Federico Sardelli, dal Vernacoliere di marzo:



Buona giornata, Italia!

:'-(

24.3.09

Ancora sicurezza (quale?)

Riprendo qui un appello da Articolo 21.
 
Il governo ha annunciato che nel prossimo Consiglio dei Ministri intenderebbe manomettere il testo unico per la sicurezza sul lavoro approvato nel precedente governo (e peraltro in larga parte ancora disatteso, come tutti sappiamo). Si parla insistentemente di un'ulteriore riduzione delle sanzioni e delle pene (già molto esigue) che vengono in molti casi sostanzialmente aggirate per mancanza dei necessari controlli.
Sono intenzioni che non ci piacciono affatto, in assoluta sintonia con le posizioni piu volte espresse dalla parte più aggressiva della Confindustria. 
Qualche giorno fa il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha fatto di questo tema un tratto distintivo del suo mandato, aveva invitato tutti a non abbassare la guardia anche e soprattutto in questo periodo di grave crisi economica e sociale. I provvedimenti annunciati non vanno in questa direzione. 
Per queste ragioni Articolo21 ha deciso di lanciare una campagna e una raccolta di firme per chiedere al governo di non assumere questa decisione e di non portare questi provvedimenti al prossimo Consiglio dei Ministri. 
 
Si firma qui.

19.3.09

Scarpe

Se in Iraq un  giornalista ha beccato tre anni di carcere per aver tirato le sue scarpe addosso a Bush, in Italia gli studenti dell'Università La Sapienza che ieri volevano andare a tirare le loro scarpe contro il ministero dell'economia sono stati bloccati nell'ateneo e caricati duramente dalla polizia che li ha educati a manganellate.
Sono sicuro che i nuovi piani formativi piaceranno al governo Tremonti/Gelmini per il modesto investimento economico e perché rende superfluo trovare una soluzione per gli insegnanti precari della scuola.

Tutto questo in ossequio a un "protocollo dei cortei" nella capitale firmato il 10 marzo scorso da tutti i partiti (eccetto Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani) e perfino dalla CGIL.

Allora, alla faccia di chi pensa che i giovani sono solo una silenziosa massa di Grandefratellodipendenti...
alla faccia di tutti i moderati, elettori del PD in testa, che si indignano, ma solo nel segreto delle mura domestiche...

...ragazzi, anche nel mio nome!

14.3.09

Corpo e rivoluzione

Cari amici,
"un blog ottimista" è l'etichetta con cui mi classifica la Sgaggio tra i suoi link. Non c'è scampo all'ironia al laser di Federica.
Mi rendo conto che sempre di più il furore mi toglie ogni leggerezza. Al massimo, rimane il sarcasmo.
Oggi però voglio fare una cosa diversa.
Scrivo qualcosa per quelli che non mi leggono, non per voi, miei pochi ma irriducibili affezionati, perché saranno in buona parte cose che vi risulteranno evidenti, forse perfino banali.

Ciò che mi ha dato fregola di scrivere è stato questo post di Alessio:
Perchè non scoppia la Rivoluzione in Italia? Consigli pratici per cambiare noi stessi e la nostra società



* In Italia (in tutto l'occidente, in forme diverse) è in atto un cambiamento culturale profondo che riguarda la percezione di sé.
Basandosi sull'umanesimo, sulla storia culturale della nostra civiltà, è stato facile introdurre (o lasciar penetrare) sempre più nella mentalità comune il concetto che noi siamo esseri immateriali: pensiero, sentimenti, anima, ma anche averi, status sociale, tutte queste cose ci definiscono più di quanto ci definisca la nostra presenza reale, il nostro corpo.
Eppure, senza quest'ultimo, tutto il resto non potrebbe neppure essere concepito. E' corpo la nostra attività cerebrale, che veicola le idee, è corpo la percezione dei sentimenti, delle emozioni, dell'amore, del piacere, del dolore.
Una buona parte della gente vive come se il corpo fosse uno strumento: è nell'uso comune dire "io ho un corpo". No: io sono quel corpo.
Molti hanno staccato ogni comunicazione con il corpo: non si rendono conto di essere malati, o deboli, o affamati (o sazi), anchilosati, stanchi. Il corpo-strumento ha come conseguenza il corpo-macchina: la produzione (produzione di beni materiali o immateriali, sfruttamento del lavoro, fannulloni immorali e stakanovismo virtuoso, il che bravo: "non si ammala mai"), lo sport (agonismo, fitness, atletificio, doping nei ragazzi e nei dilettanti), la forma fisica (diete, palestre, alimenti), dappertutto domina l'ansia di prestazione.

* Poi c'è la negazione del corpo, soprattutto non appena la macchina non è totalmente all'altezza delle aspettative sempre crescenti: ci si nega il piacere, il contatto, l'incontro fisico - magari a favore del messaggino o di facebook - dà fastidio la presenza altrui, la voce forte, l'odore di ascelle, le pacche sulle spalle... La mancanza di confidenza col proprio corpo genera diffidenza nei confronti della presenza dell'altro, che ci invade con la sua insopportabile corporeità; lo percepiamo col nostro corpo negato, ci ricorda la nostra inconfessata condizione di animali; quegli animali che si riconoscono al fiuto, che si annusano i sessi e scopano per strada. E nasce la paura, paura vera di essere aggrediti: le persone che quando chiedi l'indicazione di una via trasalgono e fanno un balzo lontano da te, gli inquilini del tuo caseggiato che nell'incrociarti sulle scale si appiattiscono sul muro, oppure allungano bruscamente il passo guardando a terra senza scansarsi, ostentando il fatto di non averti notato e mandandoti a sbattere su quello stesso muro.

Neghiamo tutto ciò che è animale come se deteriorasse la nostra umanità, come se ci tradisse.
Ognuno subisce l'imperativo di disfarsi del proprio essere animale.

* Poco male, allora, se qualche entità esterna religiosa o poliziesca reclama la propria autorità sul corpo. Manca la percezione dello strappo, dell'espropriazione di sé. Come se questa nostra carne, ossa, nervi, sangue, respiro, fossero poco più che un avatar di Second Life.


* Ma così come il sistema di dominio persegue il controllo del corpo, sottraendolo alla libertà individuale del cittadino garantita dall'art. 13 della Costituzione, così la rivoluzione deve necessariamente passare per una riappropriazione delle funzioni significative del corpo. E' questa, l'arma che non si aspettano, l'arma della sovversione.
Toccarsi, dare e ricevere piacere, abbattere i moralismi frustranti, godere la bellezza.
Toccarsi, abbracciarsi, riscoprire il piacere e la solidarietà e il fare insieme, totalmente gratuito: altro attributo sovversivo.
Muoversi, occupare uno spazio o reclamarlo per sé.

Il corpo esprime la propria irriducibile unicità, la creatività. La possibilità di sfuggire al controllo. Allo stesso tempo, riappropriarsi del corpo depista il sistema che ti presume incasellato nei binari di produzione e consumo compulsivi.
Apre alternative. Spazi di libertà, di decisione. Di condivisione.
La condivisione è l'antitesi del capitalismo, della conservazione degli interessi individuali, della paura utilizzata demagogicamente, dell'esclusione degli altri.

Non finisco. E' solo un inizio.


Vi segnalo un testo che io amo moltissimo, che qualcuno ha scritto già parecchi anni fa (ti ricordi, Pablo?):
Come fare?

..

26.2.09

Il voto

Prendo spunto da questo post di Talkin' Rapper:

Torna il nucleare.
In culo, cittadini che pensavano di aver votato in merito.
...per dire che ho capito che l'opinione della gente, e di conseguenza le elezioni, non è un affare di persone adulte, mature, responsabili.

Quando il popolo italiano si esprime, c'è sempre qualcuno (politico o pretonzolo) che gli dà il voto.
Sì, in Italia non è il popolo che dà il voto ai politici, ma viceversa. Ti dicono: "Guarda, sul nucleare, sull'aborto, sui diritti dei lavoratori, guarda che disastro: è tutto sbagliato! Che ci capisci tu di economia, di etica, di giustizia? Lascia fare a noi, cretino!"
Allora, il popolo, tutto contrito per la bocciatura, si ritira a capo chino, determinato a non fare più altre brutte figure...

16.10.08

Uno sciopero più civile


La Casa delle Libertà si prepara ad aprirci nuovi spazi di libertà.
Il ministro Sacconi annuncia un disegno di legge per limitare il diritto di sciopero nei "servizi di pubblica utilità".

Non solo. Cercando di rivaleggiare col suo padrone nel senso del ridicolo Sacconi ha dichiarato che intende “favorire lo sciopero virtuale, che si può fare col fazzoletto al braccio: io lavoratore sono in agitazione, perdo il salario e però il datore di lavoro paga una cifra congrua per ogni lavoratore che si astiene virtualmente dal lavoro. La controparte cioè paga ugualmente e queste risorse vanno a un fondo solidaristico che poi decidono come usare. E questo sempre per evitare un’interruzione del servizio pur legittimamente manifestandosi un disagio”.

Poi, aggiungo io, i lavoratori, già che ci sono, possono infilarsi una scopa nel c*** e così risolvere il problema dell'igiene nei luoghi di lavoro (evitando al datore di schiavitù la spesa dell'impresa di pulizie) ed al contempo divertirsi.

22.8.08

Il Grande Fannullone


Il Piccolo Grande Demagogo Brunetta rilascia un'intervista da pelle d'oca a Repubblica.

Tanto ci sarebbe da dire, da ragionare, a partire dalle cifre sbandierate dal governo, in contrasto con le statistiche dell'Istat, considerando le quali il numero delle giornate annue di assenza per malattia non avrebbe subito alcuna riduzione, a continuare con l'uso dei media, per proseguire con l'evidente ignoranza da parte del ministro dei compiti delle diverse tipologie di pubblica amministrazione da lui raggruppate nel lemma "fannulloni". La Sgaggio si prende la briga di fare le pulci all'aria fritta del Grande Millantatore. Ma ancora è poco, è nulla.

L'indignazione ci soffoca talmente, che non sappiamo rispondere se non in maniera frammentaria, scomposta. Perché, prima di tutto, la risposta dovrebbe venire dall'opposizione parlamentare. Quale opposizione? Beh, appunto!

Quello di cui non si parla abbastanza è la finalità politica di questa operazione. A che serve mettere in cattiva luce un milione di lavoratori, quindi creare un malcontento nei confronti del governo che potrebbe coinvolgere, considerate le famiglie colpite dai suoi provvedimenti, milioni di italiani?

Secondo me, troviamo un indizio nella frase: "Non capisco perché dobbiamo fare il miglior cachemire, il migliore artigianato, le splendide Ferrari e poi dovremmo rassegnarci ad avere dei servizi essenziali da terzo mondo, come la sicurezza, la sanità. Quale maledizione scontiamo?".

Ancora la vecchia storia trita e ritrita del privato più efficiente del pubblico. E' un mazzata senza precedenti al servizio pubblico. L'esternalizzazione gereralizzata di tutti servizi. Ci raccontano la favola che una scuola privata, una clinica privata, un consulente privato, costino di meno e rendano di più. Ancora qualcuno ci crede? Ancora qualcuno non ha capito che tutto ciò si paga?


6.8.08

Militari per la sicurezza. Sul lavoro

I numeri degli incidenti sul lavoro sono quelli di una guerra. Mandiamo i militari ad una vera missione di pace

5/8/2008
Lo dice il Censis: è di gran lunga il Paese europeo dove si muore di più sul lavoro.

Sono 918 casi in Italia in un anno. Un morto ogni 23 mila lavoratori, a fronte di 678 in Germania (un morto ogni 53 mila lavoratori), 662 in Spagna (un morto ogni 24 mila lavoratori), 593 in Francia (un morto ogni 50 mila lavoratori).
Senza contare che in Italia sono decine di migliaia gli incidenti sul lavoro non denunciati. E che sono decine, o forse più, i morti sul lavoro fatti passare per incidenti stradali o incidenti domestici.

Le città italiane, sempre secondo il Censis, sono tra le più sicure d'Europa.
Eppure il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha deciso di utilizzare i militari per pattugliare le strade.

Noi, cittadini italiani stufi di questa "strage bianca", chiediamo a Lei, ministro della Difesa, di spostare le risorse umane ed economiche impiegate per pattugliare le città perché vigilino sui cantieri e sui luoghi di lavoro. I numeri degli incidenti sul lavoro, signor Ministro,sono quelli di una guerra. Mandi, per favore, i nostri militari in una vera missione di pace.

Per aderire all'appello, mandare una mail a PeaceReporter cliccando qui

Maso Notarianni

29.7.08

Per chi suonerà la campana?



Questo bel governo che ci siamo scelti ha preso di mira i dipendenti pubblici, facendone il capro espiatorio. E' stato perfino introdotto il principio della decurtazione dello stipendio a chi è malato; ora, perfino un infortunato sul lavoro (anche, ad esempio, un poliziotto ferito da un malvivente) viene penalizzato.
Hanno infierito sui precari. Lasciamo perdere poi gli stranieri, quelli che pagano i contributi che i nostri anziani ricevono sotto forma di pensione.

Sono riusciti a spezzare, se mai c'è stata, la solidarietà tra lavoratori.
I dipendenti del settore privato hanno applaudito... ma continueranno ad applaudire quando toccherà a loro? quando non avranno più alcun potere contrattuale? quando i servizi pubblici privatizzati (sanità, scuole, trasporti, ecc.) costeranno di più e non funzioneranno?

Italiani, sveglia!