il titolo mi è venuto in mente mentre stavo piluccando tra le pagine del libro di P. P. Pasolini "Un paese di temporali e primule".
Povero Pasolini! I suoi ragazzi di vita, dalla camminata malandrina, quanto sono teneramente ingenui ai nostri occhi. Ma non possiamo ignorare che Pasolini fu acutamente profeta a proposito del cambiamento epocale della società italiana. L'aveva gridato forte, inascoltato e deriso, dalle colonne del Corriere e poi negli Scritti corsari, nelle Lettere luterane, in Teorema, in Petrolio, in tanti film o poesie...
Ma i giovani? Quali prospettive ci sono per loro?
La disoccupazione? oppure la prostituzione, come appare da alcune intercettazioni telefoniche di personaggi legati al giro di ragazze delle feste di Arcore?
Pur non condividendo tutto, ho trovato interessante questa analisi:
Da parte mia, faccio solo un ulteriore commento all'articolo. Qui si parla di indebolimento del paradigma dell’identità generativa, cioè della prospettiva futura nella nostra vita, a vantaggio di un paradigma di auto-conservazione (o eventualmente di auto-distruzione), mentre per me ciò che davvero è stato gettato nell'immondizia della nostra civiltà è il desiderio, il diritto a sognare, di osare chiedere tutto e subito.
Cari amici e care amiche, ho letto con grande interesse su Agoravox un articolo appassionato di Cesare Lazzini: Verso una vera Rinascita Democratica, e le riflessioni che ne ho tratto, troppo lunghe per farne un commento, le metto qui in forma di post.
Caro Cesare, quando ho letto il titolo del tuo pezzo avevo pensato che tu intendessi parlare di tutt'altro, cioè della realizzazione del "Piano di rinascita democratica" della P2 che vediamo svolgersi "magicamente" sotto i nostri occhi. Invece ci parli di crisi economica, di distacco della casta politica dai cittadini, in termini chiari, diretti, efficaci; mi è parso uno strumento intelligente ed utile, visto che la gente si annoia a dover impegnare il cervello nel capire qualcosa, ed è rassicurata da chi afferma che il problema non sussiste, magari ostentando disprezzo verso coloro che dissentono.
Ma vorrei tornare al titolo che mi aveva colpito. Che tu l'abbia usato con più o meno consapevolezza, il famigerato Piano della P2, che perseguiva la delega totale del potere ad un'oligarchia che non potesse essere messa in discussione, anche attraverso un uso sapiente della manipolazione mediatica, ritorna centrale nel discorso che riguarda l'isolamento della casta dei "manovratori".
Forse sarebbe perfino ingeneroso attribuire tutta la responsabilità alla P2, visto che anni prima intellettuali di valore, Pasolini in testa, avevano individuato la deriva culturale, "la scelta coatta ormai comune a tutti gli italiani".
Il bombardamento ideologico televisivo non è esplicito: esso è tutto nelle cose, tutto indiretto.
Ma mai un «modello di vita» ha potuto essere propagandato con tanta efficacia che attraverso la televisione. Il tipo di uomo o di donna che conta, che è moderno, che è da imitare e da realizzare, non è descritto o decantato: è rappresentato! Il linguaggio della televisione è per sua natura il linguaggio fisico-mimico, il linguaggio del comportamento. Che viene dunque mimato di sana pianta, senza mediazioni, nel linguaggio fisico-mimico e nel linguaggio del comportamento nella realtà. Gli eroi della propaganda televisiva -giovani su motociclette, ragazze accanto a dentifrici- proliferano in milioni di eroi analoghi nella realtà. (P.P.Pasolini, "Scritti corsari")
Per questo, caro Cesare, anche se ammiro la tua forza, la tua fede, non sono d'accordo quando dici: "l’Italia non pensa con le vostre teste, politici imbellettati, è ormai chiaro ai più, la voce dell’Italia siamo noi cittadini: si invertono i ruoli, l’Italia siamo noi "e voi non siete un cazzo". (...) Una nuova classe politica vi spazzerà via presto con la forza delle idee".
Piuttosto, concordo con Ascanio Celestini sul fatto che "il popolo è un bambino".
Questo bambino, tenuto all'oscuro di tutto, anche se ha già i capelli bianchi, prima di ribellarsi ha bisogno di prendere coscienza di sé attraverso un percorso di educazione civile, alla don Milani o alla Danilo Dolci, per intenderci.
Ritengo che non dobbiamo disperdere tutte le nostre forze nella frustrazione dell'attesa di una rivoluzione che non arriverà mai, ma piuttosto costruire giorno per giorno, mattone per mattone, ognuno nell'ambito della sua attività e della sua vita, i muri maestri di un'umanità libera. Un'umanità non massa, dedita alla sollecita cura dei valori dell'incontro, dello scambio tra persone, della creatività, della tenerezza, del rifiuto del "virus del dominio" che irretisce, allontana da sé, dal proprio corpo e desiderio, riduce "le creature come molecole di cui nel complesso sia esattamente prevedibile, controllabile e regolabile dall'esterno il movimento comportamentale: come in liquidi amorfi, aumentandone l'energia disponibile e il consumo, in vortici poveri di senso" (D. Dolci, "La creatura e il virus del dominio", L'Argonauta, Latina, 1987).
Rinforziamo le nostre difese immunitarie e, finalmente, cominciamo a crescere.
"Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi", scriveva P. P. Pasolini.
Poi però forse trovò qualcosa. C'è quel romanzo di nera bellezza, turpe, difficile e spietato: Petrolio.
Non ebbe il tempo di terminarlo.
Oggi ho ascoltato per la prima volta una (a quanto pare) già famosa intervista a Gioacchino Genchi.
Lui sa, ha delle prove.
Sarà probabilmente per questo motivo che nei media mainstream viene citato solo in merito alle indagini della procura di Roma a suo carico.
La ripropongo per coloro a cui fosse sfuggita.
"Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia." (ancora P.P.P.)
Ma di questo ne riparleremo.
A proposito dell'agonia nell'agonia della famiglia Englaro in questi giorni, della loro sistematica criminalizzazione (non so immaginare quali nuove perversioni vedremo oggi), vi segnalo questo toccante post di Federica Sgaggio.
A commento di questi momenti atroci e scandalosi per chi crede nella civiltà e nell'intelligenza umana, riesumo uno stralcio dagli Scritti Corsari del mio amato Pasolini.
Marzo 1974. Vuoto di carità, vuoto di cultura. Un linguaggio senza origini (prefazione ad una raccolta di sentenze della Sacra Rota, a cura di Francesco Perego)
"posso dire che queste Sentenze della Sacra Rota mi hanno scandalizzato. Ma sia chiaro: non per la loro aberrazione morale e politica, il loro strisciante servilismo verso i tradizionali alleati (uomini di potere democristiani e fascisti), non per l’aria dell’imbroglio, dell’intrallazzo, dell’ipocrisia, della malafede, dell’untuosità, del privilegio che mai come qui appaiono in tutta la loro ripugnante evidenza. Esse mi hanno scandalizzato per due ragioni che potrebbero essere piuttosto definite culturali che moralistiche.
Primo: l’assenza totale di ogni forma di Carità. (...) Essa è una offesa brutale a quella dignità umana che non viene nemmeno presa in considerazione. L’esperienza umana su cui queste sentenze si fondano nell’esaminare i casi è perfettamente irreligiosa : il pessimismo del suo pragmatismo è senza fondo. La vita interiore degli uomini è ridotta a mero calcolo e miserabile riserva mentale: a cui si aggiungono, naturalmente, le azioni, ma nella loro pura nudità formale.
Seconda ragione di scandalo : l’assenza totale di ogni forma di Cultura. Gli estensori di queste sentenze sembrano non conoscere altro che gli uomini – visti in un orribile intrico di azioni dettate da sentimenti bruti o da infantili interessi – ché, quanto a libri, essi sembrano conoscere solo quelli di diritto canonico e San Tommaso.(...) Tale assenza di cultura diviene anch’essa a sua volta offensiva della dignità dell’uomo quando essa si manifesta esplicitamente come disprezzo della cultura moderna, e altro non esprime dunque che la violenza e l’ignoranza di un mondo repressivo come totalità."
Un caro saluto a chi ancora mi viene a leggere nonostante la mia scarsa solerzia nell'aggiornare questa paginetta.
Titolo idiota, ma mi è parso assolutamente adatto a una storia idiota, storia di perdita di significato delle parole e delle cose.
Scrivo mentre si sta svolgendo la direzione del Partito Democratico. Non so ancora che dirà Veltroni e come si deciderà di affrontare questo momento.
Tutto sommato, trovo che sia una questione ininfluente.
Chi si ricorda l'epoca delle "ideologie"?
C'erano i comunisti, che credevano in una società di eguali, ma verticista (confesso che non sono mai riuscito a capire come funziona).
C'erano i fascisti, che credevano in una società diseguale e nei valori tradizionali (la patria, la romanità, la forza... mie le minuscole!).
C'erano i democristiani, che avevano difficoltà ad armonizzare ideali cattolici, solidali e sostanzialmente rispettosi delle specificità di ciascuna persona, e prassi di gestione politica.
C'erano i "laici"... per esempio i socialisti di Craxi. Per l'epoca chiamarli socialisti ci pareva scandaloso, ma non si può dire che non ci fosse dietro una visione del mondo, un progetto lucido e luccicante.
Infine, c'erano gli altri: i piccoli, le frange, gli ultra- e gli extra-, i puri e duri... e scusate se dimentico qualcuno (si dimentica sempre qualcuno).
La gestione della politica internazionale e della cosa pubblica si decideva in un iperuranio inaccessibile e opaco ai poveri elettori: servizi segreti, stragi di stato, golpismi, mafia, clientelismo a livello capillare.
Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum".
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.(...) Pier Paolo Pasolini (Corriere della Sera, 14 novembre 1974)
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Poi fu Tangentopoli, evento epocale di cui non ho ancora trovato un'analisi convincente. La mente andava immediatamente, a torto o a ragione, al provocatorio "Processo alla DC" di Pasolini. Per chi viveva in quel momento, era un sovvertimento di un modus vivendi che avevamo creduto eterno, immutabile. Era anche, quotidianamente, la scoperta che potevi partecipare ad un concorso senza necessariamente essere raccomandato, o chiedere a un ente pubblico un permesso senza bustarella annessa.
Intanto, cresceva la cosiddettacrisi delle ideologie. [Come se la demonizzazione delle ideologie non fosse essa stessa un'ideologia...]
Mi sentirei di definirla molto semplicemente come una rinuncia progressiva ma irreversibile all'ideale politico, a favore di un compromesso in funzione della predisposizione a governare; e governare oggi significa amministrare una politica compatibile con linee economiche date da alcuni principali gruppi di potere economico, quindi le possibilità che governi di destra o di sinistra possano condurre una politica veramente alternativa gli uni agli altri è irrealista.
Intanto, la gente assisteva a tutto ciò approvando tacitamente (o vomitando nel suo cantuccio ancor più tacitamente), preparata adeguatamente da 30 anni di colpevole governo borbonico della DC.
"...responsabilità della degradazione antropologica degli italiani (responsabilità. questa, aggravata dalla sua totale inconsapevolezza) [...], responsabilità dell’esplosione «selvaggia» della cultura di massa e dei mass media, responsabilità della stupidità delittuosa della televisione," sempre da P.P.Pasolini "Processo alla Democrazia Cristiana"
Dopo le ideologie, poco a poco anche i princìpi hanno cominciato a perdere consistenza. Viene fuori dal cilindro di tangentopoli, dalla sfiducia verso la classe politica, il mito del "tecnico", del capitano d'industria capace di raddrizzare le sorti del Paese. Una mossa abilmente orchestrata; la vittoria della P2, probabilmente...
Quello che è reale, è la sua assoluta mancanza di princìpi.
Le regole vengono cambiate, le leggi adattate alle necessità personali, lo stato diventa "cosa nostra". La Costituzione è carta straccia, i suoi cardini anticaglie.
La destra coagulata intorno al suo vate, si mimetizza in questo stile.
La sinistra, invece, si pone come garante di tutto ciò che gli altri calpestano.
Finché tocca a lei, governare.
Allora, anche qui si cercano dolorosi compromessi: alleati pericolosi, ritocchi allo stato sociale, le missioni militari internazionali con qualche se e parecchi ma, tante omissioni e promesse non mantenute. Ma è storia di oggi.
L'esperienza di governo si traduce in una profonda sofferenza proprio per quei partiti che più si ponevano come garanti dei princìpi, Rifondazione Comunista, Verdi, Comunisti Italiani, e che più avevano ceduto.
Ora, suona la campana dell'etica di governo.
Il dilemma del PD: farsi partito dell'italietta furbetta berlusconiana (ma questo partito c'è già) oppure rifondarsi su basi etiche (ed anche qui, c'è già l'IDV)?
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L'apparato digerente devastato da una maligna influenza, non so chiudere con una nota risolutiva, di pace interiore. Vi lascio con una canzone ironica, ma anche epica e un po' consolatoria.
A causa dei miei impegni, almeno fino alla fine del mese non scriverò più su questo blog.
Confesso che una breve interruzione mi fa piacere. La mia percezione della realtà che mi circonda è arrivata al livello della nausea.
Sono stufo.
Stufo di registrare gli abusi dei nostri governi. Di chi, non pago di esercitare un potere pressoché assoluto (determinato dalle varie leggi elettorali con premio di maggioranza che si sono susseguite, a partire dal referendum del '93 in cui gli Italiani votarono a pecoroni senza prevedere l'effetto devastante che avrebbe avuto su una realtà politica disgregata in partitini e correntine), si accanisce nel ladrocinio costante delle risorse della società: il sistema sanitario, l'istruzione, lo stipendio e la pensione, il sistema radiotelevisivo.
Stufo del teatrino di marionette a cui la nostra politica ci ha assuefatto. Le finte gaffes del Buffone di Stato, per distrarre giornalisti e lettori golosi di idiozie, di scandaletti, di inezie; le proposte scandalose dei vari membri del Governo, poi ritrattate, infine inflitte dolcemente ma fermamente al docile popolo ammansito; gli show televisivi di personaggi dal passato torbido: golpisti e bancarottieri, mafiosi manovratori nell'ombra, truffatori legati a Cosa Nostra; le manovre trasversali, ora conosciute sotto il nome di inciuci, dai messaggi più o meno in codice ai pizzini in diretta tv del sen. Latorre.
Stufo dei giudici arroganti (ministrini e prelatoni) che ci condannano in processi sommari: noi fannulloni, terroristi, rapitori di bambini, assassini di feti o di pezzi di carne alimentati da una macchina. Stufo dell'informazione drogata e serva.
Stufo di questa progressiva mancanza di amore, di tenerezza, di complicità, di solidarietà. Stufo di questa legge della giungla, di questa violenza che tante volte Pasolini, con la sua esasperata sensibilità, aveva denunciato e di cui poi fu martire, ma che ora si mostra con tracotanza, con oscena compiaciuta esibizione di sé. Violenza privata, violenza pubblica, violenza di uno stato che si auto-assolve e sceglie tra noi i suoi capri espiatori (vedi qui e qui).
Una società di morti.
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Pensando a Niki, a Carlo e a tutti gli altri ragazzi.
E che cos'è (o chi è) invece il "personaggio Italia", questo infinito ventre molle, questo deserto di euforia e disperazione in cui si aggira l'io narrante?
"E' il Paese che non c'è più. E' il Paese più all'avanguardia del mondo occidentale, la sua punta di zircone, poiché si sta sporgendo per primo in una selva di istanze antiumane che preludono a un rovesciamento totale e impensabile dello stato del regno umano sul pianeta. E' la propaggine del Drive In, la nazione che non risolve i propri nodi che riguardano il passato o il presente. E' lo Stivale che ha pestato la cacca e ne ha subìto il contagio. E' la congerie qualunquista, giacobina, teleschermizzata, priva di empatia. E' una non-comunità che andrebbe sottoposta a una terapia: di umanismo, non dello hitlerismo sotto false spoglie che continua ad autopropinarsi senza rendersene conto. E' lo Stato privo di politica perché si è fottuta l'idea stessa della pietà, dell'amore, dell'alterità. E' il carcere geriatrico dove si sono cristallizzate le generazioni, dove i padri non hanno passato la staffetta ai figli e dove i figli non hanno potuto contare su figure generosamente magistrali. Paradossalmente, questo stato di cose induce una generazione (la mia) a uno sviluppo apparentemente tardivo ma violentissimo, che, quanto alla letteratura, opera nella "lingua morta" - la più letteraria e antica di quelle moderne. Il Boomerang lanciato dal Boom dei Sessanta sta tornando indietro. Credo che l'Italia esprima la letteratura più all'avanguardia dei Paesi industrializzati. Il suo contesto incivile implica una resistenza attiva, inventiva, una guerriglia umanistica che sta facendo vedere sintomi esaltanti per me, deprimenti e pericolosi per molti altri".
MILANO - Prima ha ucciso due donne, due badanti ucraine, poi voleva andarlo a raccontare in tv. Anacleto Roncalli (...), dopo aver ucciso a coltellate l'ex moglie ucraina Nataliya e l'amica russa Alla Smirnova, e prima di decidere di costituirsi in carcere, è andato alla redazione del Tg4 cercando di farsi intervistare dal direttore Emilio Fede e raccontando di aver assassinato due donne. Ma non è riuscito nel suo intento, allontanandosi senza essere creduto. (...) Poi è entrato in un bar e, dopo aver visto in tv un servizio che parlava dell'omicidio di una delle donne, lui stesso ha detto ad alta voce di averne ammazzate due, ma anche in questo caso nessuno gli avrebbe creduto. (dalCorriere della sera. )
E' inquietante. Come se dentro una persona, un oggetto, in sé non ci fosse abbastanza esistenza. Come se la quantità di esistenza fosse proporzionale al numero delle persone che "ci credono". Come se la sola vita vera fosse quella dei reality.
Com'è l'amore nell'età dei figuranti? e la spiritualità? La passione?
La politica, quella la vediamo benissimo! Vorrei ancora aggiungere che forse non è un caso che l'uomo si sia presentato proprio a Rete4, mettendo la sua esistenza nelle mani del Grande Maestro Cerimoniere dell'informazione inesistente: Emilio Fede.
Agli antipodi. PP è stato un uomo. Lui non era un figurante! Nella sua vita mai venne a patti con la necessità di essere se stesso con totale verità e totale sincerità. Era schivo, ma orgoglioso e appassionato. Pagò sempre di persona, senza sconti, fino ad essere ammazzato di botte. Vi lascio uno stralcio tipico del suo pensiero sui mezzi di comunicazione di massa.
Non c'è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l'aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre. (Pier Paolo Pasolini)