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28.10.09

Corrotti e contenti


In Italia, la corruzione è profondamente ancorata nei differenti settori dell'amministrazione pubblica, nella società civile come nel settore privato: il pagamento della bustarella sembra essere una pratica corrente per ottenere licenze e autorizzazioni, contratti pubblici, accordi finanziari, per facilitare l'ottenimento di diplomi universitari, praticare la medicina, concludere accordi nell'ambiente del calcio, ecc. [...] Sono molti coloro che hanno il sentimento che la corruzione sia un fenomeno corrente e generalizzato che tocca la società italiana nel suo insieme... 



Chi scrive queste cose è il GRECO, l'organismo del Consiglio d'Europa che monitora il livello di corruzione in ciascun Paese.
L'Italia vi ha aderito nel 2007, sotto il Governo di Romano Prodi, e questa è la prima volta che l'organismo pubblica una valutazione riguardante il nostro Paese. La relazione è stata approvata ed adottata nella riunione plenaria che si è svolta a Strasburgo dal 29 giugno al 2 luglio di quest'anno.
L'indice 2008 di Trasparenza Internazionale, citato dal rapporto, pone l'Italia al 55esimo posto (su 180 Paesi) nella lotta contro la corruzione e ben al 26esimo posto su 31 Paesi europei. 
La relazione termina con queste parole:
Il GRECO invita le autorità italiane ad autorizzare nel più breve tempo la pubblicazione di questo rapporto, di tradurre il rapporto nella lingua nazionale e rendere pubblica questa traduzione.
Ciononostante, la pubblicazione è stata autorizzata solamente il 16 ottobre scorso, e nessuna traduzione è stata approntata, quindi per leggerla dobbiamo accontentarci delle versioni ufficiali in inglese e francese.
Solo inefficienza?
Nutro qualche dubbio, e vi spiego perché.


Il rapporto mette in evidenza la necessità di elaborare politiche di prevenzione della corruzione, con una strategia di lungo periodo e un incisivo impegno politico.

Il governo italiano risponde a queste sollecitazioni con il lodo Alfano, il cui scopo precipuo è di salvare il premier dai suoi guai giudiziari (in particolare, in questo momento, dall'accusa di corruzione dell'avvocato Mills, proprio ieri condannato nuovamente in appello con una sentenza che ha suscitato una scomposta reazione isterica di Berlusconi in diretta tv), lo scudo fiscale, che nella forma adottata dal governo italiano apre ghiotte opportunità di riciclaggio del danaro sporco, la legge sulle intercettazioni e la ventilata riforma della giustizia, che di fatto limitano gli strumenti di cui dispongono i magistrati, senza contare il sistematico impegno mediatico dei politici che ci governano nel gettare fango sul sistema giudiziario.

Al contrario, il GRECO suona un campanello d’allarme che che interpella in primis il potere politico, ma non esclude tutte le altre realtà sociali; infatti, insiste sul fatto che la lotta alla corruzione deve diventare una questione di cultura, non solo di rispetto delle leggi.

Il rapporto si conclude con 22 raccomandazioni, la cui attuazione verrà valutata nel corso del 2° semestre del 2011.

Eccovi il testo integrale delle raccomandazioni, di cui ho approntato una rapida traduzione in italiano (chiedo scusa fin d'ora per le inesattezze).
La lettura è lunga e potrebbe risultare pesante, ma è molto interessante un raffronto tra le raccomandazioni che il Consiglio d'Europa ritiene necessarie per adeguarsi agli standard degli altri Paesi europei e quello che in Italia il governo sta effettivamente facendo.




  1. che il servizio anti-corruzione e per la trasparenza (SAeT) [Servizio Anticorruzione e Trasparenza del Governo Italiano] o altre autorità competenti elaborino e presentino pubblicamente, con la partecipazione della società civile, una politica anti-corruzione che prenda in considerazione la prevenzione, l'investigazione, l'indagine e l'azione giudiziaria in affari di corruzione, e preveda di controllarne e valutarne l'efficacia;



  2. riesaminare la legislazione già in vigore e quella nuova che deve garantire la conformità della legge italiana alle esigenze della Convenzione penale sulla corruzione (STE 173), per fare in modo che i professionisti ed i magistrati possano consultarla ed utilizzarla con la facilità voluta;



  3. mettere in atto un programma globale di formazione specializzata per gli ufficiali di polizia per inculcare loro conoscenze comuni ed un comune livello di comprensione  sul modo di trattare gli affari di corruzione e le infrazioni finanziarie che vi sono associate;

  4. i) rafforzare maggiormente il coordinamento tra le diverse forze dell'ordine implicate nell'investigazione degli affari di corruzione su tutto il territorio italiano, compresa ii) la considerazione  dell'interesse (e della possibilità legislativa) di elaborare un meccanismo orizzontale di sostegno per aiutare queste forze a condurre le indagini;

  5. al fine di garantire che si possa arrivare ad una decisione radicale negli affari di corruzione, ed entro un termine ragionevole, i) intraprendere uno studio del tasso di affari di corruzione estinti dalla prescrizione al fine d'individuare l'ampiezza e le cause di qualsiasi problema tangibile che ha permesso questa conclusione; ii) adottare un piano speciale per studiare e regolare, secondo un calendario preciso, i problemi identificati da questo studio; iii) diffondere pubblicamente i risultati di quest'esercizio;

  6. integrare alla legge 124/2008 disposizioni che permettano di abolire la sospensione delle azioni penali per fare in modo che tale sospensione non ostacoli le prosecuzioni effettive delle infrazioni di corruzione, ad esempio per quanto riguarda le infrazioni penali gravi per fatti di corruzione, in caso di flagranza di reato o allorquando la procedura ha raggiunto una fase avanzata;

  7. prevedere l'introduzione della confisca in rem per facilitare maggiormente il sequestro dei proventi della corruzione;

  8. mettere in atto misure idonee che permettano di valutare l'efficacia, nella pratica, dell'attività delle forze dell'ordine per quanto concerne i proventi della corruzione, in particolare nell'ambito dell'applicazione delle misure provvisorie e delle ordinanze di confisca ulteriore, anche nel quadro della cooperazione internazionale;

  9. i) insistere, presso i membri del personale degli organismi incaricati di trattare questi aspetti della lotta contro la corruzione, sull'importanza di fare risalire l'informazione riguardante le dichiarazioni di operazioni sospette, della cooperazione in questo settore e degli effetti benefici che ciò potrebbe avere; ii) adottare delle misure per segnalare chiaramente a quelli che hanno l'obbligo di dichiarare operazioni sospette che una dichiarazione tardiva o un'assenza di dichiarazione non sono accettabili, ad esempio ricorrendo a misure di sanzione, se necessario;

  10. dotare il Servizio Anti-corruzione e per la Trasparenza (SAeT), o qualunque un'altra entità, dell'autorità e delle risorse per valutare sistematicamente l'efficacia dei dispositivi amministrativi generali concepiti per aiutare a prevenire ed investigare gli affari di corruzione, rendere queste valutazioni pubbliche ed prenderne ispirazione per formulare raccomandazioni di riforma;

  11. per quanto riguarda l'accesso all'informazione: i) procedere ad una valutazione ed adottare le misure idonee per fare in modo che le amministrazioni locali si conformino alle esigenze in materia d'accesso alle informazioni sotto la loro autorità; ii) procedere ad una valutazione della legge per stabilire se la condizione di motivazione limita, in modo ingiustificato, la capacità del pubblico di giudicare le azioni amministrative quando la conoscenza di un sistema o di pratiche decisionali individuali fornirebbe elementi solidi d'informazione su sui casi eventuali di corruzione; inoltre, rendere pubblica questa valutazione e qualsiasi raccomandazione, e iii) per evitare che un ricorso sia portato dinanzi ai tribunali amministrativi dove si accumulano le casi in esame, prevedere di investire la Commissione per l'accesso ai documenti amministrativi dell'autorità per ordinare all'organismo amministrativo, dopo averlo ascoltato, di comunicare l'informazione richiesta;

  12. che, nel quadro delle misure adottate per  evitare la lunghezza delle procedure ed l'arretrato degli appelli amministrativi, le autorità prevedono espressamente di instaurare soluzioni ufficiali di ricambio ai percorsi di ricorso giudiziario, come pure altre forme di risoluzione delle controversie;

  13. nel quadro della riforma globale dell'amministrazione pubblica, dare a tutti gli organismi che la compongono un accesso a risorse di controllo interne, sia direttamente, sia in condivisione;

  14. i) imporre norme coerenti e costrittive a tutti gli agenti della funzione pubblica (compresi i dirigenti ed i consulenti), a tutti i livelli dell'amministrazione; ii) adottare misure per prevedere procedure disciplinari esercitate in tempo utile in caso di violazione di queste norme, senza attendere una condanna penale definitiva; e iii) fornire alle persone sottoposte a queste norme mezzi per formarsi, direttive e consigli relativi alla loro applicazione;

  15. elaborare un codice di condotta specifico per i membri del governo [statale o locale] che venga annunciato pubblicamente, al quale questi aderiscano professionalmente e che sia, se possibile, costrittivo, ed integrare in questo codice restrizioni ragionevoli in materia d'accettazione di regali (escludendo quelli legati al protocollo);

  16. i) adottare norme chiare e costrittive in materia di conflitto d'interessi, applicabili ad ogni persona che esercita funzioni nell'ambito della funzione pubblica (compresi i dirigenti ed i consulenti), a tutti i livelli dell'amministrazione; ed ii) instaurare o adattare (secondo il caso) uno o più dispositivi di divulgazione del patrimonio dei titolari di posti del settore pubblico più esposti ai rischi di conflitti d'interessi per contribuire a prevenire ed individuare la possibilità di tali situazioni;

  17. adottare ed attuare restrizioni adeguate che riguardanti i conflitti d'interessi che possono prodursi con la mobilità nel settore privato degli agenti pubblici che svolgono funzioni esecutive (amministrazione pubblica);

  18. organizzare un sistema di protezione adeguato delle persone che segnalano in buona fede sospetti di corruzione nell'ambito dell'amministrazione pubblica (datori d'allarme);

  19. che la responsabilità delle imprese sia allargata per coprire le infrazioni di corruzione attiva nel settore privato;

  20. esaminare la possibilità di imporre il divieto di occupare posti di direzione in una persona giuridica alle persone condannate per infrazioni gravi di corruzione, in tutti i casi, indipendentemente dal fatto di sapere di se la commissione di queste infrazioni è associata ad un abuso di potere o alla violazione degli obblighi inerenti alla funzione esercitata;

  21. riesaminare e rafforzare gli obblighi contabili di tutte le forme d'impresa (che siano o non siano quotate in borsa) e vigilare a che le pene applicabili siano effettive, proporzionate e dissuasive;

  22. studiare, in concertazione con le organizzazioni professionali dei contabili, dei revisori dei conti e dei membri delle professioni di consulenza e giuridiche, quali misure supplementari (anche a carattere legislativo/regolamentare) possono essere adottate per migliorare la situazione in materia di dichiarazione dei sospetti di corruzione e di riciclaggio di denaro agli organismi competenti.

15.9.09

I cattivi maestri

Italia, paese di vittime di abusi.
Vittime di menzogna, vittime di autoritarismo politico e morale.
Vittime consenzienti.
Massa passiva che vede sottratti i diritti, distrutta la coesione sociale, la libertà, la verità.
E applaude.

Perché chi ha tanto successo dovrebbe ritirarsi dalle scene? Perché dovrebbe stare alle regole?
Berlusconi mette le mani sui media di stato e li rende propri organi di partito.
Il Parlamento nega libertà fondamentali dell'individuo, mentre si fa dettare l'agenda politica dalla criminalità organizzata.
Bande di violenti aggrediscono le persone di diversi orientamenti sessuali.
Avvengono deportazioni, respingimenti, carcerazioni di massa in carceri-lager dove si tortura e si uccide, i figli sono strappati ai genitori...
La Polizia è troppo spesso violenta, razzista, senza controllo, reprime con durezza ogni contestazione ed oggi fiancheggia la Lega.
La scuola è depredata e disfatta, perché la disgregazione culturale e civile sia mantenuta anche dalle prossime generazioni.

La Chiesa Cattolica si arroga l'autorità morale su chi è cattolico e su chi non lo è, servita e riverita da chierichetti laici o perfino atei, che siedono tra gli scranni del Parlamento, nelle redazioni dei giornali, negli studi televisivi. "La vita innanzi tutto!" tuona il seggio di Roma, ma intanto distingue tra vita e vita: quale il valore della vita di un feto malato o di un povero corpo tenuto in vita da una macchina da 17 anni, e quale il valore di quella di migliaia di disperati, cibo per i pesci del Mediterraneo? Per quale spendersi?
La massa china la testa, e applaude il più forte, il più arrogante.

E' interessante leggere quello che si pensa fuori di questo paese sulla Chiesa Cattolica, con il distacco che occorre per fare informazione corretta. A questo proposito, vi traduco ampi stralci di un'indagine di Associated Press, riportata dal  New York Times.




L'Italia alle prese con gli abusi sessuali dei sacerdoti.  


Published: September 14, 2009
Filed at 12:10 a.m. ET
VERONA, Italy (AP) - "Accadeva notte dopo notte", ha detto l'uomo non-udente, "a volte nella camera da letto del prete, a volte nella stanza da bagno, perfino nel confessionale."
Quando era un giovane ragazzo all'istituto Cattolico per sordomuti, ha detto Alessandro Vantini, i sacerdoti lo sodomizzavano così implacabilmente che lui era arrivato a sentirsi "come morto". Questi anno, lui e dozzine di altri ex studenti hanno fatto qualcosa di altamente insolito per l'Italia: hanno dichiarato pubblicamente di essere stati costretti ad atti di sesso con i sacerdoti.
Per decenni, una cultura del silenzio ha circondato gli abusi dei preti in Italia, dove gli studi mostrano che la Chiesa è considerata una delle istituzioni più rispettate nel Paese. (...)
Un'indagine di Associated Press durata un anno ha documentato 73 casi di accuse di abusi sessuali da parte di preti siu minori nel decennio passato in Italia, con più di 235 vittime. L'indagine è stata compilata a partire dai report dei media locali, linkati da siti web di gruppi di vittime e vari blog. Quasi tutti i casi sono usciti nei 7 anni successivi all'esplosione negli USA dello scandalo dei preti cattolici pedofili.
I numeri in Italia sono ancora appena un rivolo, se comparati alle centinaia di casi che sono esaminati nelle corti di giustizia in USA e Irlanda. E secondo l'indagine di AP, la chiesa italiana ha dovuto pagare appena qualche centinaio di migliaia di dollari in risarcimenti alle vittime, contro i 2,6 milioni di dollari della diocesi americana o i 1,1 milioni di euro corrisposto alle vittime in Irlanda.(...)
I casi italiani seguono molto le modalità degli scandali statunitensi ed irlandesi: i prelati italiani si accanivano su poveri, su disabili fisici o psichici, o su giovani tossicodipendenti affidati alle loro cure. (...)
In questo paese prevalentemente Cattolico, le chiese godono di una posizione talmente elevata, che i pronunciamenti del papa sono frequentemente presentati in cima alle notizie della sera, senza alcun commento critico. Anche coloro che hanno visioni anticlericali riconoscono l'importante ruolo che la chiesa gioca nell'educazione, servizi sociali e aiuto ai poveri.
Come risultato, pochi osano criticarla, inclusi i grandi giornali indipendenti ed i media di stato. Inoltre, vi è un certo puritanesimo nelle piccole città italiane, dove non si parla di sesso, e meno che mai di sesso tra un prete ed un bambino. (...)
Rompendo la cospirazione del silenzio, 67 ex studenti dell'istituto per sordi Antonio Provolo di Verona hanno denunciato abusi sessuali, pedofilia e punizioni corporali che si svolgevano nella scuola dagli anni '50 agli '80 da parte dei preti e dei frati della Compagnia di Maria.
Nonostante non tutti siano stati essi stessi vittime, 14 dei 67 hanno rilasciato dichiarazioni giurate e testimonianze videoregistrate in cui raccontano dettagliatamente gli abusi di cui dicono di aver subito, alcuni per anni, nei due campus della città di Giulietta e Romeo. Essi hanno fatto i nomi di 24 preti, religiosi laici e frati.

Vantini ha raccontato di essere stato in silenzio per anni: "Come avrei potuto dire al mio papà che un prete aveva fatto sesso con me?"  Vantini, 59 anni, ha parlato con AP un pomeriggio, raccontando per mezzo di un interprete del  linguaggio dei segni gli abusi. "Non si poteva raccontare nulla ai genitorim perché i preti ti avrebbero picchiato." Vantini ha chiamato in causa due preti e due laici -- 3 dei quali ancora viventi -- ma ha chiesto che i loro nomi non siano pubblicati per paura di azioni legali. (...) "Ho sofferto di depressione fino ai 30 anni", ha detto Vantini, che frequentò la scuola dai 6 ai 19 anni. "Mia moglie ha detto che era bene che parlassi per togliermi questo peso dal petto." Gianni Bisoli, 60 anni, antico compagno di scuola di Vantini, ha fatto gli stessi nomi in una dichiarazione scritta, insieme a quelli altri 12 preti e frati, accusandoli di averlo sodomizzato, forzato ad avere sesso orale ed a masturbarli. Nella sua dichiarazione, Bisoli ha accusato anche Mons. Giuseppe Carraro (vescovo a Verona dal dal 1958 al '78) -- di cui è in atto il processo di di beatificazione -- di averlo molestato in cinque occasioni mentre era studente al Provolo, dai 9 ai 15 anni.
Un'indagine diocesana ha scagionato Carraro dagli abusi sessuali, ma non ha intervistato nessuna delle vittime, limitando le testimonianze a membri sopravvissuti della congregazione, ad altro personale scolastico e loro affiliati, e a documentazione proveniente dalla diocesi di Verona. Il processo di beatificazione fu sospeso durante l'investigazione, ma ora sta procedentdo all'ufficio "produci-santi" del Vaticano.
5 decenni dopo, Bisoli ancora ricorda la strada che fece dall'istituto, sito in una tranquilla strada che prende il nome dal fiondatore della congregazione, Don Antonio Provolo, lungo il serpente del corso dell'Adige fino alla residenza del vescovo. (...) "Mi portarono nella curia" ricorda Bisoli in una intervista, "c'era un domestico che aprì la porta, poi qualcuno mi portò dentro. Era buio" Ricorda che apparve mons. Carraro. "Il vescovo cominciò a toccarmi, a mettermi le mani addosso", egli racconta, facendo scorrere le mani  su e giù per il corpo, tirando la maglietta ed i pantaloncini per mostrare il gesto. "Io mi sottraevo, ma lui continuò a toccarmi per 15, 20 minuti. Non sapevo cosa fare."
In una successiva occasione, Bisoli dice che il vescovo tentò di sodomizzarlo con una banana. Un'altra volta, secondo Bisoli, erano su un divano e quello lo sodomizzò con un dito, offrendogli una caramella per tranquillizzarlo. Una volta successiva, dice Bisoli, il vescovo gli offrì delle croci d'oro che avevano attirato il suo sguardo. "Io dissi di darmi almeno 10-20.000 lire da potermi comprare una Coca-cola o un gelato", rispose Bisoli.

L'attuale vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, inizialmente ha accusato gli ex studenti di fabbricare le accuse, parlando in Gennaio all'Espresso. Zenti le ha definite "bugie", una calunnia che si pone all'interno di una disputa che dura da tempo su alcuni beni immobiliari tra la congregazione e l'associazione degli studenti sordomuti, a cui appartengono le sedicenti vittime.
Tuttavia, quando uno dei laici ammise le sue relazioni sessuali con gli studenti, Zenti ordinò un'investigazione all'interno della congregazione. Il risultato fu che qualche abuso fu ammesso, ma solo una piccola parte di quelli denunciati.(...)
"Se avessero voluto fare piena luce sula vicenda, non avrebbero ascoltato solamente preti e fratelli laici, ma anche i sordomuti", ha detto Marco Lodi Rizzini, portavoce delle vittime. (...)
Il Reverendo Bruno Fasani, portavoce della diocesi, ha dichiarato che gli ex-studenti sono stati manipolati perché denunciassero preti innocenti. (...) Zenti, da parte sua, ha invocato il perdono da parte delle vittime. (...)
Tra i casi raccolti da AP, ci sono accuse di induzione di ragazzi alla protituzione, partecipazione a riti satanici, e un famigerato caso in cui la chiesa stessa determinò che un anziano prete fiorentino era stato responsabile di "abusi sessuali, falso misticismo e plagio".
Dove si sono avute sentenze, queste sono andate da una sospensione di 2 anni  a 8 anni di reclusione, sebbene con i processi di appello, notoriamente lunghi in Italia, non è chiaro quante di queste pene si siano effettivamente concretizzate. Dove c'è stato risarcimento, cioè di rado, le somme sono state tra 15.000 e 150.000 euro per vittima.

I casi all'esame di AP comprendono indagini civili o penali. Per questa ragione, il dato di  Verona  è stato omesso, in quanto non vi è procedimento civile o penale dal momento che il reato è andato in prescrizione.  
Nel 2002, quando lo scandalo degli abusi scoppiò in USA, il numero 2 della CEI, mons. Giuseppe Betori, affermò che gli abusi sessuali da parte del clero in Italia erano così limitati che la direzione della Conferenza non aveva ancora discusso sull'argomento.
Ma ora pare che i prelati ed il Vaticano abbiano preso il problema più seriamente. Mons. Charles Scicluna, Promotore di Giustizia membro della Congregazione per la Dottrina della Fede -- che si occupa dei casi di abusi sessuali da parte di sacerdoti -- ha riconosciuto che la conoscenza del problema in  Italia si è incrementata per effetto dello uno tsunami di casi che è venuto alla luce in USA. "C'è un cambio di mentalità e noi troviamo che sia molto positivo", ha detto ad AP.
Cosa inedita per il Vaticano, Scicluna ha ammesso che gli abusi sessuali del clero erano un vecchio problema che aveva bisogno di essere estirpato. "Non penso che sia una questione di avvenimenti. E' sempre successo. E' importante che la gente ne parli perché altrimenti non possiamo portare la cura che la Chiesa può offrire a coloro che ne hanno bisogno - vittime e colpevoli."


Per approfondire la questione, segnalo un sito che si da anni sta raccogliendo notizie e riflessioni sull'argomento: Il Dialogo.org
.

16.7.09

WE SHALL OVERCOME!!

E' una giornata atroce, in cui mi vergogno della mia nazionalità.
Il VOSTRO presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, ha firmato la famosa legge sulle “Disposizioni in materia di pubblica sicurezza”, nonostante l'ampia movimentazione della gente, intellettuali e persone comuni. [Trovate una scheda con le nuove disposizioni qui.]


Napolitano avrebbe dovuto opporre un deciso rifiuto alla firma, in quanto l'attentato ai diritti basilari della persona sanciti dalla Costituzione è palese ed evidente anche a chi non sia esperto di diritto costituzionale.

Per cominciare, con il divieto ai matrimoni misti si impedisce, in ragione della nazionalità, l'esercizio di un diritto fondamentale quale quello di contrarre matrimonio senza vincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani.

Allo stesso modo, chiedo al VOSTRO presidente se secondo lui non è lesivo dei diritti della persona la discriminazione che impedirà di curarsi o curare i propri figli e familiari, di inviare denaro all'estero, di affittare un appartamento, di ottenere atti civili.
Pensate: le madri non potranno più riconoscere i propri figli, e saranno costrette a nasconderli e a non portarli a scuola o dal medico, per evitare che il VOSTRO stato li possa rubare, rapire, per darli in adozione a coppie in possesso di regolare permesso di soggiorno.

Viene sottratto ai bambini ed alle bambine il diritto basilare ad un nome (previsto dalla Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza che l'Italia si e' impegnata a rispettare), all'istruzione, alla salute, li si costringerà, insieme ai loro genitori, alla marginalità, all'invisibilità.


Mai nella storia italiana si era giunti così in basso. Mai, neppure nelle leggi razziali del 1938, era stata toccata tale barbarie: sottrarre i figli alle legittime madri. Una donna italiana ritenuta colpevole di asassinio, strage o genocidio può comunque tenere con sé il proprio figlio, ma evidentemente per il parlamento italiano il reato di clandestinità, che Napolitano, garante della Costituzione, ha avallato, è più grave ancora.


* * * * * *
A codesti politici razzisti, squallidi avvoltoi che si pongono al di fuori della Comunità internazionale, della civiltà, che vorrebbero procedere in retromarcia il cammino della Storia annullando le conquiste della razza umana...
a questo popolo da cui prendo le distanze, che è stato servo, migrante, mendicante di briciole alla mensa degli altri Paesi (e tornerà presto a mendicare), a questo popolo di ladri, truffatori e fascisti, a questo popolo che non conosce o ha dimenticato il valore della solidarietà, della libertà, dell'uguaglianza, della convivenza, dell'aiuto reciproco...
a questi tristi figuri che incontro per strada, nei negozi, negli uffici, in autobus, sub-umani, feccia del genere animale, io faccio una promessa, attraverso le parole di Peppe Sini:
Accadde molti anni fa a chi scrive queste righe di coordinare per l'Italia una campagna di solidarieta' con Nelson Mandela allora detenuto nelle prigioni del regime razzista sudafricano.
Ricordo chi mi diceva che era un impegno generoso ma inutile, che quel regime sarebbe durato mill'anni ancora.
Non e' andata cosi' in Sudafrica.
Non andra' cosi' in Italia, non si illudano i razzisti al governo.
Ancora e' nostro quell'antico canto:
WE SHALL OVERCOME.
Martin Luther King - We Shall Overcome!

12.6.09

L'alba di un nuovo giorno

Arrivano i primi effetti del voto europeo delle scorso week-end.

Il premier Berlusconi paga a Bossi il pedaggio per la sua fedeltà, e a valle del successo elettorale della Lega, "molla" il referendum che aveva tanto sostenuto.

Franceschini potrebbe fare lo stesso, cercando di allargare così il campo dei suoi alleati versi i piccoli partiti alla sua sinistra e l'UDC.  Potrebbe, ma non lo fa. Forse manca l'intelligenza politica, forse il coraggio e le spalle larghe. O forse la strategia è ancora e sempre quella di eliminare le formazioni minori a tutti i costi. Anche a costo del suicidio politico.

Approvato alla Camera il ddl sulle intercettazioni (il testo sintetizzato qui): meno potere di indagine ai magistrati e bavaglio alla stampa, controllo politico sulle intercettazioni agli agenti dei servizi segreti.

Mafia e affini ringraziano i loro rappresentanti in Parlamento. Anche quei 20 dell'opposizione che hanno votato a favore. Hanno perso le elezioni, ma hanno capito dove tira il vento. Bravi picciotti.

Applaude un popolo cretino dalla coscienza sporca.

-----///------

P. S. senza importanza :
Teatrino di Beppe Grillo in Parlamento.

Agli entusiasti suoi sostenitori, voglio dire una cosa.
Vi sentite tanti, una potenza.
In questo periodo avete dato Berlusconi per spacciato, stigmatizzando il fatto che i suoi comizi si sono svolti in spazi ristretti per non far notare la scarsa partecipazione, con servizi d'ordine che hanno selezionato il pubblico perché non si avessero contestazioni. Comizi televisivi, avete detto.


Spacciato...
Ora, chi non è d'accordo con lo status quo ha due alternative: o votare un partito che non abbia compromissioni col potere, o fare la rivoluzione.
Ma questi milioni di grillisti, queste masse immani di persone, dov'erano al momento del voto? Forse occupate a fare la rivoluzione?
Io temo che fossero occupate in altre attività...


....

3.3.09

Io so.

"Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi", scriveva P. P. Pasolini.
Poi però forse trovò qualcosa. C'è quel romanzo di nera bellezza, turpe, difficile e spietato: Petrolio.
Non ebbe il tempo di terminarlo.


Oggi ho ascoltato per la prima volta una (a quanto pare) già famosa intervista a Gioacchino Genchi.
Lui sa, ha delle prove.
Sarà probabilmente per questo motivo che nei media mainstream viene citato solo in merito alle indagini della procura di Roma a suo carico.
La ripropongo per coloro a cui fosse sfuggita.






"Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia." (ancora P.P.P.)
Ma di questo ne riparleremo.

.

31.1.09

Italia, periferia dell'Impero

Mentre in Italia ci si scandalizza per la resistenza del Brasile a consegnare alla giustizia (?) del nostro Paese Cesare Battisti, non si usa lo stesso metro di giudizio per Jorge Troccoli, uruguayano, probabile responsabile della sparizione e dell'uccisione di decine di oppositori politici uruguayani ed argentini, partecipante negli anni '70 alla famigerata Operazione Condor, il piano della CIA volto a destabilizzare tutti i paesi dell'America Latina in cui si stava profilando l'avvento di un governo di sinistra, una massiccia operazione che provocò la sparizione, la tortura e l'assassinio sistematici di tutti i militanti di sinistra. Troccoli è considerato un elemento chiave per chiarire i fatti legati alla repressione illegale di quegli anni in Urugay.
La richiesta di estradizione da parte del governo uruguayano è stata rifiutata per un vizio di forma.

La notizia completa è qui.

11.1.09

Attenuanti

Nell'orgia di panettone, questa notizia mi era sfuggita.
Vorrei dire "questa perla", se non mi venisse da vomitare.

Fonte: Corriere.it.

«La Reggiani resisteva
Sconto di pena a Mailat»



ROMA - Romulus Mailat, il romeno che la sera del 30 ottobre 2007 stuprò ed uccise la signora Giovanna Reggiani vicino alla stazione di Tor di Quinto, agì da solo. Ed ha avuto la condanna a 29 anni in primo grado e non l'ergastolo perché «la Corte, pur valutando la scelleratezza e l'odiosità del fatto, commesso in danno di una donna inerme e, da un certo momento in poi esanime, con violenza inaudita, non può non rilevare che omicidio e violenza sessuale sono scaturiti del tutto occasionalmente dalla combinazione di due fattori: la completa ubriachezza e l' ira dell' aggressore, e la fiera resistenza della vittima». Lo sostiene la motivazione della sentenza della Corte d'Assise presieduta da Angelo Gargani. (...) «In assenza degli stessi fattori - si legge - l'episodio criminoso, con tutta probabilità, avrebbe avuto conseguenze assai meno gravi».(...)
Cerco di capire: le attenuanti sarebbero:
  • l'ubriachezza. Ma allora, perché se la polizia mi trova a guidare ubriaco mi sequestra la patente? Dunque, nel caso causassi un incidente, l'ubriachezza dovrebbe costituire un'attenuante, allo stesso modo;
  • l'ira. No comment, ok?
  • infine, paradossalmente: la fiera resistenza della vittima. Come recita il paragrafo più sotto, se la vittima non avesse reagito le conseguenze con tutta probabilità sarebbero state meno gravi.
    Le donne sono avvertite: la prossima volta che subite un'aggressione, siate ragionevoli, non fate tanti strepiti, non ribellatevi, anzi, magari siate gentili, magari un po' provocanti, che vi costa... Con tutta probabilità vi andrà meglio.
---o---

9.1.09

Pari diritti

"Noi dovremmo ampliare la rappresentazione della Palestina in senso geografico e demografico compiendo una narrazione storica degli avvenimenti del 1948, e richiedere pari diritti umani e civili per tutte le persone che vivono, o un tempo vivevano, in quelli che oggi sono Israele e i Territori Palestinesi Occupati."

Tratto da un interessantissimo intervento dello storico israeliano Ilan Pappé, docente all'Università di Exeter.

L'articolo completo in italiano si trova su Carmilla on line.

Verità per Niki


Vi segnalo che nel blog dell'incarcerato trovate il testo di una mail con cui chiediamo che la storia di Niki Aprile Gatti venga trattata ed approfondita nella trasmissione Anno Zero di Santoro.

Al di là della storia tragica ed oscura di Niki, che si può leggere nel blog aperto dalla madre Ornella (http://nikiaprilegatti.blogspot.com/), trovo che sia una battaglia molto importante perché

  • siamo stufi della debolezza di un sistema giudiziario costantemente demonizzato e mutilato dai legislatori (spesso collusi con le organizzazioni criminali);
  • siamo preoccupati di quanto la nostra vita (ed ancora più quella dei giovani, dei nostri ragazzi) possa non avere alcun valore, alcuna garanzia;
  • siamo disgustati del fatto che in uno stato di diritto tanti delitti siano rimasti senza verità, tante giovani vite possano essere state spezzate impunemente: Fausto e Iaio, Federico Aldrovandi, Carlo Giuliani, Zibecchi, Giorgiana Masi, Francesco Lorusso (cito solo i primi che mi vengono in mente, ma le vite dei tanti altri che non nomino non erano meno importanti, non erano meno degne di avere un futuro).
 Perciò, chiedo a tutti voi che mi leggete di fare vostro questo appello, perché almeno questa storia possa trovare verità, perché questa madre possa vedere cancellato il marchio infamante sulla memoria del figlio, perché si possa scoperchiare il verminaio che si nasconde sotto questa ennesima montatura.

12.11.08

Dei delitti e delle pene




Qualche vivace discussione in cui sono rimasto coinvolto in altri blog mi ha dato dato l'occasione per riflettere su una questione. Ho pensato di scriverne qui. Vediamo che ne viene fuori.



Si commentava la notizia della sentenza che ha condannato a 20 anni i tre minorenni che hanno violentato, picchiato ed ucciso una quattordicenne a Niscemi (Caltanissetta).
Ovviamente, ci sono stati diversi pareri del tipo: " tra un indulto, buona condotta e qualche sconto di pena si diplomano in carcere poi sono tutti fuori... ERGASTOLO (hanno ucciso) e ovviamente a lavorare per mantenersi la cella, mica li devo pagare io...".
Di questo genere di commenti, mi ha colpito il fatto prima di tutto che non erano più tre ragazzi di 15, 16 e 17 anni, non più tre persone reali, ma piuttosto tre mostri sanguinari. Da allontanare, da far scomparire, tanto che qualcuno/a ha perfino affermato di essere favorevole alla pena capitale, anche se non è arrivato/a ad invocarla esplicitamente contro di loro.
Ho avuto l'impressione che si avesse appiccicato sui tre l'immagine del Cattivo delle favole: personificazione della malvagità, della perfidia, per lui non c'è (non può esservi) né perdono né ravvedimento. Permettendomi della psicologia da rivistina da parrucchiere, sembrerebbe che molti non siano mai riusciti ad elaborare quella percezione infantile della dialettica tra bene e male. E' chiaro come la pena sia vissuta da molti come una giusta punizione, ossia una vendetta della società, invece che come rieducazione (con buona pace di Cesare Beccaria), perché si ritiene non esista possibilità di redenzione. Una visione dell'uomo ben triste...

La seconda cosa che ho notato è stata l'insistenza sull'aspetto economico: mantenere i tre in carcere. Parafrasi del famoso "...e io pago!"
Le due cose vanno sempre insieme. Come se il fatto che IO (non noi, beninteso) pago potesse darmi il diritto di decidere, di determinare una situazione, alla faccia di qualsiasi democrazia. Insomma: io ho comprato 1000 euro di diritti, tu 100? Decido io! Lei laggiù 2000? Eh, ma io pago, mica mi può passare avanti... altrimenti non pago più!
Che poi chi pronuncia il fatidico io pago non di rado, invece, sta imbrogliando: non so se l'avete notato, ma è una tipica dichiarazione da evasore fiscale. O da dipendente frustrato, che, se potesse, evaderebbe...
Anche qui, una ben misera considerazione della condizione umana...


Altro punto conteso, è stato quando l'amica Silvia ha osato tirare in ballo i genitori: quali responsabilità hanno nei confronti di un figlio che compie un'atrocità simile? Quale responsabilità mo0rale ha il genitore distratto, dedito eccessivamente al lavoro o alla sua realizzazione individuale, poco presente, cattivo maestro dei valori etici fondanti?
Mi rendo conto che la questione è molto delicata, ma le reazioni sono state di rifiuto da parte di molti. C'è chi ha fatto il discorso sociologico-razzista: visto che mostri del genere sono usciti anche da ottime famiglie, ne consegue che la trasgressione dell'adolescente può imprevedibilmente concretarsi nel fumarsi una canna tanto quanto nel violentare ed uccidere. (Questione di culo?)
La conclusione era la classica accusa: "Mi pare che in questa società si vada a dare sempre e troppa importanza ai diritti di chi commette delle tragedie e non si salvaguarda chi le subisce".
La solita melma: nessun tentativo di prevenzione, sempre e solo repressione.
Non sarà un filo (solo un filo, eh...) di coda di paglia?

30.6.08

Uomini e no

In questo periodo sono molto occupato, non ho abbastanza tempo per aggiornare il blog e neppure per tenermi al corrente delle cose che succedono nel mondo in cui vivo.
In realtà, quando mi astraggo così dagli avvenimenti, c'è sempre anche un motivo più profondo. Un momento d'inerzia, di fronte a fatti che mi preoccupano particolarmente, o che mi toccano in corde più sensibili. Forse un poco di depressione, la fantasia di gettare la spugna, come fanno tutti coloro che ad un certo punto, più o meno consapevolmente, smettono "beatamente" di pensare.

Poi, torna lo sdegno.

Sono scandalizzato dalla proposta impresentabile del ministro Maroni di prendere le impronte digitali ai bambini rom. La solita spiegazione: "Lo facciamo per loro". Lo dicevano anche i nazisti, quando imponevano i contrassegni sugli abiti degli ebrei.
Il peggio è che tutti, intellettuali e gente comune sembra non reagire, o reagire applaudendo. Basta vedere gli articoli dei giornali, ascoltare le trasmissioni radio, leggere i commenti nei blog (esempio, altro: 44 pagine). Invece, proprio in questo momento, in cui gli italiani sembrano scivolare in massa in questo incubo di aberrazioni razziste, occorre che ognuno si faccia carico della propria intelligenza, del senso critico, del senso di giustizia, di eguaglianza, o dei valori della Costituzione, se preferisce, oppure di quelli del Vangelo, se ci crede.
Non c'è nulla, nulla che seriamente giustifichi il fatto che si debba trattare diversamente un uomo non sulla base del suo operato, ma sulla base della sua origine etnica, o religiosa, o economica. Non esiste discussione su questo fatto che non sia pretestuosa.

Poi, a valle di questo, nella convivenza sociale, oltre al senso dell'uguaglianza e della giustizia ci vuole anche almeno un po' d'amore.
A causa di questa sordida e violenta campagna contro i fratelli rom e sinti, ho preso la mia posizione e ne ho approfittato per imparare qualche cosa:
cos'è il porajmos
rom, sinti e camminanti: condizioni di vita, cultura, legislazione
Associazione EveryOne: un osservatorio sulla condizione dei rom in continuo aggiornamento

20.6.08

Giustizia

Costituzione della Repubblica Italiana, articolo 3:
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Siamo tutti d'accordo?
Chi non lo è, per quello che mi riguarda può cliccare qui.

Gli altri, mi seguano. Prego....

Scenario A.
Gustavo ammazza un signore. Viene processato e condannato per omicidio.
A meno che la vittima non sia coniugata ad un extracomunitario non-svizzero (scenarioA.1): allora si mette male (per il congiunto della vittima). Vedi strage di Erba.
Scenario B.
Silvio "er Banana" ammazza un signore. Se sarà approvato il "Lodo-bis" (pare che l'emendamento salva-premier non lo garantisse sufficientemente), non c'è problema. Per Silvio, intendo.

Scenario C.
Mario Lozano, soldato americano, uccide un signore italiano. Non verrà neppure processato. Giuliana Sgrena pagherà le spese processuali. Un tribunale USA dimostrerà che Calipari, arrestando la corsa delle pallottole, ha ostacolato il povero Lozano nell'esercizio delle sue funzioni.
Come quella stupida funivia del Cermis, che si permise di far passare i cavi sulla traiettoria di volo di un caccia statunitense....

Che ne dite? Troppo sangue?
Ok. Allora, altro esempio:

Io rubo, sono processato e condannato. Secondo giustizia.
Un immigrato clandestino ruba. Processato, prende 1/3 in più della mia pena. Non per quello che ha fatto, cioè, per esempio, non perché abbia commesso anche delle violenze, o armato di pistola, mentre io avevo solo ipnotizzato la mia vittima con la mia personalità magnetica, ma per il fatto che è straniero. Secondo giustizia?

Che giustizia è quella che basa l'entità della pena non su quello che il colpevole ha commesso, ma su chi è?
Si abbia allora il coraggio di cancellare quel desueto, anacronistico "sono eguali davanti alla legge"!