23.6.09

Verso dove?

Cari amici e care amiche, ho letto con grande interesse su Agoravox un articolo appassionato di Cesare Lazzini: Verso una vera Rinascita Democratica, e le riflessioni che ne ho tratto, troppo lunghe per farne un commento, le metto qui in forma di post.

Caro Cesare, quando ho letto il titolo del tuo pezzo avevo pensato che tu intendessi parlare di tutt'altro, cioè della realizzazione del "Piano di rinascita democratica" della P2 che vediamo svolgersi "magicamente" sotto i nostri occhi. Invece ci parli di crisi economica, di distacco della casta politica dai cittadini, in termini chiari, diretti, efficaci; mi è parso uno strumento intelligente ed utile, visto che la gente si annoia a dover impegnare il cervello nel capire qualcosa, ed è rassicurata da chi afferma che il problema non sussiste, magari ostentando disprezzo verso coloro che dissentono.


Ma vorrei tornare al titolo che mi aveva colpito. Che tu l'abbia usato con più o meno consapevolezza, il famigerato Piano della P2, che perseguiva la delega totale del potere ad un'oligarchia che non potesse essere messa in discussione, anche attraverso un uso sapiente della manipolazione mediatica, ritorna centrale nel discorso che riguarda l'isolamento della casta dei "manovratori".
Forse sarebbe perfino ingeneroso attribuire tutta la responsabilità alla P2, visto che anni prima intellettuali di valore, Pasolini in testa, avevano individuato la deriva culturale, "la scelta coatta ormai comune a tutti gli italiani".
Il bombardamento ideologico televisivo non è esplicito: esso è tutto nelle cose, tutto indiretto.
Ma mai un «modello di vita» ha potuto essere propagandato con tanta efficacia che attraverso la televisione. Il tipo di uomo o di donna che conta, che è moderno, che è da imitare e da realizzare, non è descritto o decantato: è rappresentato! Il linguaggio della televisione è per sua natura il linguaggio fisico-mimico, il linguaggio del comportamento. Che viene dunque mimato di sana pianta, senza mediazioni, nel linguaggio fisico-mimico e nel linguaggio del comportamento nella realtà. Gli eroi della propaganda televisiva -giovani su motociclette, ragazze accanto a dentifrici- proliferano in milioni di eroi analoghi nella realtà.
   (P.P.Pasolini, "Scritti corsari")

Per questo, caro Cesare, anche se ammiro la tua forza, la tua fede, non sono d'accordo quando dici: "l’Italia non pensa con le vostre teste, politici imbellettati, è ormai chiaro ai più, la voce dell’Italia siamo noi cittadini: si invertono i ruoli, l’Italia siamo noi "e voi non siete un cazzo". (...) Una nuova classe politica vi spazzerà via presto con la forza delle idee".
Piuttosto, concordo con Ascanio Celestini sul fatto che "il popolo è un bambino".
Questo bambino, tenuto all'oscuro di tutto, anche se ha già i capelli bianchi, prima di ribellarsi ha bisogno di prendere coscienza di sé attraverso un percorso di educazione civile, alla don Milani o alla Danilo Dolci, per intenderci.

Ritengo che non dobbiamo disperdere tutte le nostre forze nella frustrazione dell'attesa di una rivoluzione che non arriverà mai, ma piuttosto costruire giorno per giorno, mattone per mattone, ognuno nell'ambito della sua attività e della sua vita, i muri maestri di un'umanità libera. Un'umanità non massa, dedita alla sollecita cura dei valori dell'incontro, dello scambio tra persone, della creatività, della tenerezza, del rifiuto del "virus del dominio" che irretisce, allontana da sé, dal proprio corpo e desiderio, riduce "le creature come molecole di cui nel complesso sia esattamente prevedibile, controllabile e regolabile dall'esterno il movimento comportamentale: come in liquidi amorfi, aumentandone l'energia disponibile e il consumo, in vortici poveri di senso" (D. Dolci, "La creatura e il virus del dominio", L'Argonauta, Latina, 1987).

Rinforziamo le nostre difese immunitarie e, finalmente, cominciamo a crescere.

20.6.09

I love Papi


A Napoli, quest'anno, fa faville il tipo soldo di cacio settantenne con pochi capelli e un po' infantile.

Si preannunciano torpedoni in arrivo dalle case di riposo di tutta Italia.

Per il prossimo anno, invece, si preannuncia un ritorno di fiamma della gobba.
Sempre che nel frattempo Andreotti non si decida a tirare le cuoia.

19.6.09

L'eterna lotta tra Bene e Male

A leggere una buona parte dell'informazione italiana, la situazione in Iran sembra chiara, lampante: da una parte i buoni, democratici, laici, moderati, combattenti per il cambiamento, la libertà, la modernità, dall'altra i cattivi, gli ayatollah, sostenitori della sharia, liberticidi, antisemiti, ecc. ecc.



Al punto che ieri, a proposito delle elezioni in Iran, ho sentito perfino parlare di "colpo di stato".

Riporto uno stralcio di un articolo molto citato in questi giorni, scritto da Lucia Annunziata per la Stampa del 16 giungo scorso.
C’è un solo parallelo capace di descrivere la sanguinosa rivolta in corso in Iran: Tienanmen. (...) Sia la Cina allora sia l’Iran adesso sono infatti sistemi basati sullo stesso principio, lo stesso pilastro: sono cioè entrambi governi di natura teocratica, fondati sulla pretesa di rappresentare l’intera nazione, senza dubbi e senza dissidenza, in quanto espressione di una autorità superiore, intoccabile. Rompi l’intoccabilità di questa origine prepolitica o superpolitica, e rompi il pilastro stesso su cui questi governi si reggono. Il dio della Cina era allora il Partito comunista, quello di Teheran è oggi Allah, ma in entrambi i casi la pubblica rivolta indica che la loro identità di intoccabili è saltata.(...) Ieri a Teheran è avvenuta la prima rivolta della piazza contro le autorità, dalla rivoluzione del 1979. Tienanmen rivelò che nel cuore del Partito comunista stesso c’era una spaccatura, ieri a Teheran si è messa in piazza l’esistenza di due anime, e di due concetti religiosi, dentro il cuore di un sistema apparentemente granitico.
Per cominciare, non mi risulta che quelle di questi giorni siano le prime proteste di piazza contro il regime iraniano dalla rivoluzione in poi. Per esempio, in questo articolo (in inglese) del 2006 si parla della feroce repressione di alcune manifestazioni di donne nel marzo e giugno di quello stesso anno e si sostiene (ma sull'autenticità di questa notizia non metto la mano sul fuoco) che il regime sia circondato da proteste di massa di lavoratori, donne, disoccupati e studenti. Inoltre, è noto che vi furono proteste studentesche già nel 1999, culminate il 9 luglio (data divenuta simbolica per il dissenso  iraniano) con la strage compiuta dalle forze religiose nei dormitori delle università, e  di nuovo nel 2006.

Poi, non mi pare proponibile il parallelo con la Cina degli anni '80. Quello, era un paese dove libere elezioni multipartitiche erano fuori discussione. Ciò che accadeva all'interno della Cina di Deng era filtrato in maglie così strette nei media che ancora oggi non abbiamo notizie certe né della dinamica dei fatti, né delle vittime. La spaccatura all'interno del Partito Comunista fu rapidamente suturata, a spese dei civili uccisi ed incarcerati. L'élite cinese poi prese gradualmente la via dell'arrembaggio al mercato, coi risultati che conosciamo, ed oggi nessuno si prende la responsabilità di fare le pulci al governo cinese sul rispetto dei diritti umani, come si è visto in occasione delle Olimpiadi.
Ancora adesso, la Cina censura Internet.

Il regime iraniano in questi giorni ha cominciato a fare lo stesso. E' molto grave, ma non più della censura cinese.
E inoltre, ricordo anche che proprio il nostro paese, che si permette di dare lezioni di democrazia ai regimi confessionali islamici, sta approntando delle leggi per il controllo di internet: dopo l’art.60 del “pacchetto sicurezza” ddl 773, dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale, sta arrivando la legge Carlucci. Per una più ampia trattazione vi rimando a Italian Spot.

Infine, quando l'Annunziata dice "le autorità" , chi legge si immagina che le proteste di piazza a Teheran siano globalmente contro il regime degli ayatollah. Eppure, Mousavi non è un novellino: è già stato Primo Ministro dal 1981 al 1989, durante gli ultimi anni dell'era Khomeini, sotto la presidenza di colui che  succederà a Khomeini nel ruolo di Guida Suprema: Ali Khamenei. Secondo alcuni, Mousavi passò politicamente dalla parte dei riformatori solo più tardi.
Al suo fianco, combatte uno degli uomini più potenti dell'Iran: Ali Akbar Hashemi Rafsanjani . Uomo d'affari, non molto portato per la teologia, fedelissimo di Khomeini, fu uno degli uomini-chiave del Consiglio Rivoluzionario dell'Iran fin dagli esordi della Repubblica Islamica. In qualità di presidente del Consiglio d'Esame Rapido, per quanto ne so, non solo è la seconda personalità più potente d'Iran, ma anche il solo che teoricamente, in casi particolari, può destituire la Guida Suprema Khamenei.

Quanto al risultato delle elezioni in un'ottica internazionale ed alle sue conseguenze, soprattutto per quello che riguarda il dialogo con gli USA, sono abbastanza d'accordo con Lucia Annunziata:
La vittoria di Mousavi non sarebbe stata comunque serena e pacifica; avrebbe provocato in ogni caso una spaccatura in Iran, di natura molto più velenosa della attuale. Già adesso i riformisti iraniani sono identificati come fantocci dell’imperialismo Usa. Una loro affermazione avrebbe portato i conservatori a un contrattacco di delegittimazione, sollevando davanti a un popolo fieramente indipendente e religioso, come quello iraniano, lo spettro dell’intervento americano. E come in questi anni abbiamo visto tragicamente ripetersi (non possiamo che rimandare all’Iraq), la carta del golpe Usa è sempre la più efficace nella propaganda nazionalistica di molti paesi - arabi e/o africani, e non solo.
Il rischio della vittoria riformista era dunque quello di rendere apparentemente tutto più facile, ma anche più fragile.

Pur con sfaccettature diverse, non si discosta molto l'opinione di Lucio Caracciolo su Limes:
Lo scopo ultimo della trattativa con Washington che quasi tutti i leader iraniani vogliono – con toni e in modi diversi – è la piena accettazione dell´Iran come grande potenza islamica nella regione e nel mondo. Dunque, se Teheran apre il tavolo del negoziato vero, a 360 gradi, la parola d´ordine è: vietato fallire.
Lo stesso vale per Obama. Per questo evita di impelagarsi nella partita iraniana, contando che la protesta si sgonfi abbastanza in fretta. Non è uomo da "rivoluzioni colorate". Crede che il cambiamento sia necessario e possibile, ma non attraverso interventi militari o complotti dell´intelligence – in Iran nessuno ha dimenticato la defenestrazione di Mossadeq per mano della Cia, più di mezzo secolo fa. E' il dialogo che mina i regimi. Non lo scontro frontale che spesso li cementa.
E' chiaro che per Obama trattare con Ahmadinejad significa rischiare l´osso del collo. Moussavi, che nella sostanza non è così diverso dal suo eversore, ci avrebbe almeno messo una faccia nuova, non sporcata dalle contumelie antisemite del presidente attuale
.
Ancor più radicalmente di Caracciolo, io credo che ottenere qualcosa da Ahmadinejad, in un negoziato serio e non puramente di facciata, avrebbe la garanzia di essere un risultato più duraturo che non da Mousavi; quest'ultimo sarebe sicuramente più malleabile, ma un giorno che tornassero i conservatori al potere tutto il lavoro diplomatico diverrebbe carta straccia.

In tutto ciò, tutto sommato, non sappiamo ancora chi abbia ricevuto più voti in queste elezioni. Io credo che potrebbe anche essere  davvero Ahmadinejad.

-- oo + oo --

A conclusione di questa rapida panoramica su ciò che è e ciò che appare, ciò che conviene e ciò che conviene evitare, ciò che è simile e ciò che vuol sembrare diverso, vi lascio con una dichiarazione del presidente confermato, da euronews:
Il presidente iraniano Ajhmadinejad si è sentito in dovere di spiegare l’uso del termine “polvere” utilizzato nei giorno scorsi in riferimento ai dimostranti. “Sono persone che alzano la tensione - ha detto – e attaccano la gente. Non fanno parte della nazione. Sono degli alieni”
Questo perché, di nesso in nesso, quando l'ho letto mi ha ricordato, pari pari, lo stile, la modalità comunicativa, la tipica demonizzazione delle proteste di piazza da parte di un altro politico di successo.
Sì, proprio lui: il nostro amato Presidente.

 

18.6.09

Vicenza Ukulele Fest

27-28 Giugno 2009    Teatro Astra, Vicenza


Paul Moore  - Rob Mac Killop - Veronica Sbergia - Max de BernardiYan Yalego - Carlo de Toma (Jazzlele) - The Uke Box - Jaynickel & ZAZA - Aaron Keim

Concerti - workshops - mercatino - sessions - danze - e magari incontrate la Cometa

Peace & Uke
.

17.6.09

Verona sull'orlo di una crisi di nervi

Profilo basso e sornione in questo periodo per la vostra Cometa di fronte al teatrino politico: li guardo sotterrarsi, letteralmente. Con un certo gusto e soddisfazione.





Nella provincia di Verona, dove vivo, alcuni comuni nelle ultime elezioni sono passati dal centro-sinistra alla Lega. I sindaci, desiderosi di mostrare subito la loro voglia di fare, si ispirano al loro faro che siede sul seggiolone del capoluogo veronese, Flavio Tosi, ed emettono ordinanze (poco) creative e (molto) repressive a raffica.

A questo proposito, segnalo l'interessante guida al mondo dell'ordinanza creativa dell'amministrazione veronese, creata per il festival Brutti Caratteri 2009.

Il "modello Tosi", però, si dimostra assai meno accattivante se lo si vive come cittadini. Vi ho già parlato dello sgombero del ritrovo di piazza Dante. Lì si tratta di uno spazio di ritrovo spontaneo molto amato, contrapposto a quello più esclusivo (conquistato anche a suon di mazzate) dell'adiacente piazza Erbe. Solo che in quest'ultimo spazio la presenza dei bar ha determinato licenza di schiamazzo, stereo a palla, divertimento etilico a suon di frantumazione di bicchieri e bottiglie e rissa libera fino alle 2 di notte ed oltre, mentre nell'altro alle 22 scattano ammende salate e sgombero coatto.

Il bavaglio per chitarre e bonghi di cui vi avevo raccontato ha prodotto un curioso effetto domino. Perché il silenzio cala alle 22 solo sugli abitanti di piazza Dante (a occhio e croce, penso si tratti al massimo di 5 o 6 famiglie) , mentre gli altri si devono munire di doppi vetri alle finestre? A pochi giorni di distanza, da tutto il centro storico giungono proteste di rumori molesti: dalle feste private agli spettacoli al Teatro Romano o all'Arena, ogni suono è divenuto insopportabile per una bella fetta di città che si corica subito dopo Carosello.

Il sindaco si trova così schiacciato tra il tentativo di rianimare un turismo sempre più asfittico, "mordi e fuggi", mediante eventi areniani ad alto potenziale nazional-popolare nonché sonoro (i Wind Music Awards, Cocciante, i Killers, Tiziano Ferro, la Pausini, Elton John, Anastacia) e la necessità di accontentare i talebani del "decoro".



Brutta gatta da pelare.

Tanto più che i commercianti non sono mai contenti.
Una volta pretendevano che la circolazione delle auto in centro fosse liberalizzata, soprattutto nelle vie commerciali. E così, si è annunciata nel programma elettorale la rimozione delle telecamere all'ingresso della Zona a Traffico Limitato (nulla è successo: il Tosi non è tipo che mantenga d'impulso qualsiasi promessa elettorale), si sono avviati i lavori per nuovi parcheggi in centro e si è favorito il traffico privato a discapito di quello pubblico.
Ora, invece, residenti e bottegai lamentano il traffico insostenibile ed invocano a gran voce più isole pedonali.
Oltre a questo, gli esercenti della zona storica, riuniti in un coordinamento, lamentano troppi militari, troppe ronde, troppi posti di blocco, troppa rigidità: ammende per un vaso di fiori fuori posto o un tappeto srotolato, sbigottimento dei visitatori esteri di fronte alle ridicole ordinanze. Un calo generalizzato del "giro", di cui si accusa la politica del "decoro".

Intanto, sempre a garanzia del "decoro", non accennano a calare gli episodi di violenza in città. Spesso le bande sono formate da giovanissimi (era un minorenne perfino l'aggressore al procuratore capo Schinaia, titolare di alcune indagini su violenze a carico di gruppi di estrema destra); altre volte basta un po' di nervosismo, uno sguardo storto, un rallentamento stradale, per scatenare la violenza.

Giulietta ha traslocato.

./.\.