5.11.09

Intorno al crocifisso

Leggendo ieri mattina le reazioni alla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, che determina che i simboli religiosi esposti nelle aule scolastiche costituiscono "una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni" e una violazione alla "libertà di religione degli alunni", prendo atto con stupore (eufemismo molto usato in questi casi), dolore ed indignazione che i soli esponenti politici a plaudere alla sentenza sono stati gli esponenti di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani, che oggi sono fuori dal Parlamento italiano, e Vincenzo Vita, voce solitaria nel PD.
Vorrei fare alcune considerazioni su due piani: uno politico e giuridico, l'altro, per così dire, confessionale.





Recita l'articolo 3 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale […] È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana[...]
Non credo di forzare il testo costituzionale, se vi ravvedo l'intento di mettere tutti i cittadini, nei limiti delle possibilità pratiche, nelle stesse identiche condizioni nel corpo della società, a prescindere da distinzioni “di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, come recita lo stesso articolo 3.


Ovviamente, non mi attendo la difesa di questi princìpi da parte delle forze politiche portatrici di idee discriminatorie, numerose all'interno dello schieramento attualmente al timone del Paese; me lo aspetterei da altre formazioni politiche, nella sinistra e tra i sindacati, che si battono per la pari dignità sociale delle donne rispetto agli uomini, di gay, lesbiche e trans rispetto agli eterosessuali, dei malati rispetto ai sani, delle coppie di fatto rispetto a quelle sposate...
Ma sarebbe stata possibile un'uguaglianza riconosciuta (ancorché non raggiunta completamente) per le donne, se non ci fossero stato il movimento femminista? Ci sarebbe stato uno Statuto dei Lavoratori senza le lotte sindacali?
Voglio dire: avrebbero potuto i soli “maschi” riconoscere l'uguaglianza delle donne senza ascoltare quel che le donne avevano da dire? E i soli padroni avrebbero forse dato voce alle istanze dei lavoratori nel loro Statuto, se questi ultimi non avessero alzato la voce?
Se auspichiamo che tutti siano uguali, dobbiamo andare a chiedere a chi è in svantaggio di cosa ha bisogno.
Nel caso del crocifisso in classe, abbiamo domandato il parere delle comunità di altre religioni? Abbiamo consultato i genitori degli studenti che non si avvalgono dell'insegnamento della religione cattolica?




Tra le varie stupidaggini sentite in questi giorni [secondo me, in gran parte sintomo più d'ignoranza che di malafede], possiamo evidenziare la visione del crocifisso come “un'antica tradizione” (Bersani), “il simbolo della nostra identità” (Cota, Gelmini, Casini), “segno culturale... patrimonio storico del popolo italiano” (i vescovi, Pasquali del PdL), “simbolo del sacrificio per la promozione umana che viene riconosciuto anche per i non credenti... la nostra identità e le nostre radici” (Sacconi), “simbolo d’amore” (Letizia Moratti), espressione di “valori di laica libertà” (Maria Rita Munizzi dell'omofobico MOvimento Italiano Genitori); la sentenza “offende i sentimenti dei popoli europei nati dal cristianesimo” (Zaia) ed è “un colpo mortale all’Europa dei valori e dei diritti” (Frattini).
A proposito di ignoranza e malafede, il quotidiano Il Tempo titola: "C'era anche l'italiano Gustavo Zagrebelsky, ex componente del Csm, tra i sette giudici di Strasburgo che vorrebbero far staccare il crocifisso dalle nostre aule scolastiche". Peccato che Gustavo Z., ex membro della Corte Costituzionale e del CSM, oggi molto impegnato nella lotta per la laicità in Italia, non sia che il fratello di Vladimiro Z., componente della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Quando il diavolo ci mette lo zampino...


Per fare un po' di pulizia e chiarezza, diciamo subito che il crocifisso in questione è un simbolo religioso. Chi non lo ammette o è in malafede oppure fa parte di quella gran parte di cattolici non praticanti che sono avvezzi a subire passivamente ed acriticamente la pervasiva presenza del cattolicesimo in tutti gli ambiti della vita civile, a quella massa di persone che non credono ma mandano i figli a catechismo e vanno a messa a Pasqua e Natale.
Come simbolo religioso, non è biblico, in quanto contravviene alle prescrizioni iconoclaste presenti nelle scritture, a cominciare dal Decalogo (Esodo 20:4-5), dunque non si può dire neppure cristiano in senso ampio.


La gran parte delle opinioni che ho trovato e vi ho qui sopra riassunto insistono sul crocifisso come simbolo di valori culturali (d'amore, di libertà, di sacrificio per la promozione umana) o tradizionali (delle nostre radici, della nostra identità).
Innanzitutto, si può affermare che i valori di “amore, libertà e sacrificio per la promozione umana” siano stati universalmente garantiti dal simbolo della croce? Abbiamo già dimenticato la croce effigiata sui paramenti e sulle armi dei Crociati? [Proprio così, un simbolo d'amore sulle armi!] Quella croce in nome della quale si sono sterminati milioni di nativi americani, ebrei, eretici, liberi pensatori...
Perché possa essere un simbolo di valori fondanti dell'umanità, dovrebbe innanzitutto essere un simbolo comune a tutti.


Inoltre, il cattolicesimo ha indubbiamente partecipato a formare l'identità culturale dell'Italia attuale, tuttavia sarebbe riduttivo ritenerlo l'unica componente. Innanzitutto, con buona pace di Zaia, non siamo cristiani da sempre, ma solo da quando l'imperatore Teodosio impose il cristianesimo a tutti i sudditi di Roma.
L'identità profonda determinata dalle credenze precristiane fu assorbita nel Cristianesimo, che adattò le sue festività principali al calendario preesistente ed introdusse molti rituali pagani nella sua liturgia.
Non meno fondante fu l'influsso del pensiero filosofico greco, sul quale si modellò il pensiero di Roma. Sappiamo anche quanto deve il cristianesimo a questa tradizione, prima attraverso l'apostolo Paolo, poi nelle modalità della diffusione della Chiesa in Occidente.
Vogliamo poi dimenticare l'Umanesimo? E l'Illuminismo (che qualche alto prelato ha avuto il coraggio di definire bieco)?
Allora, perché esporre il crocifisso e non la lupa capitolina?


Scrive bene Maurizio, un lettore del Corriere del Veneto:


[…] Fatto il catechismo, cresima e tutto il rituale (obbligatorio per ogni bambino) ho iniziato a ragionare con la mia testa[...]. Leggendo, ho poi saputo che l'Italia è un paese laico, che l'illuminismo ha segnato la nostra cultura e che ci impedisce di far sì che un peccato sia illegale, che tradizioni possono essere superate e rimangono solo se la gente le tiene a cuore, non se una legge lo impone! Così uno stato che si considera laico, nei luoghi dove esercita le sue funzioni, non può permettersi di imporre simboli non dello stato ai propri cittadini. Se molti non sono d'accordo, si mobilitino per una riforma costituzionale che renda l'Italia una repubblica cattolica, al pari dell'Iran, per fare un esempio.

E' corretto, dunque, imporre ai nostri bambini un simbolo così parziale che vale per alcuni e non per altri, che ha valore e significati diversi per gli uni e per gli altri? E' giusto, ad esempio, imporlo a chi ha avuto i propri antenati massacrati o perseguitati nel suo nome? E' rispettoso dell'intento del testo costituzionale?




Infine, la considerazione per così dire “confessionale” che ho annunciato all'inizio: quale bisogno c'è di simboli religiosi all'interno delle aule scolastiche?
Cerco di spiegarmi meglio: il cattolicesimo si impegna in una colonizzazione culturale dei luoghi della vita civile, ma a cosa serve? Non basta alla Chiesa di Roma l'autorità sulla massa dei suoi fedeli? Cosa le manca? Cosa le sfugge?

Non sarà che questa necessità di manifestarsi in una presenza materiale nasconda un sostanziale vuoto nella presenza invisibile di fede, di valori, di morale?
Come è successo che il crocifisso, da simbolo religioso, è sceso per i fedeli cattolici e perfino per i loro alti prelati al rango di segno culturale e patrimonio storico?
Non avrà ragione E. S., quando sostiene che la Chiesa Cattolica ha la responsabilità storica dell'impoverimento della spiritualità in Italia?

:)(:

28.10.09

Corrotti e contenti


In Italia, la corruzione è profondamente ancorata nei differenti settori dell'amministrazione pubblica, nella società civile come nel settore privato: il pagamento della bustarella sembra essere una pratica corrente per ottenere licenze e autorizzazioni, contratti pubblici, accordi finanziari, per facilitare l'ottenimento di diplomi universitari, praticare la medicina, concludere accordi nell'ambiente del calcio, ecc. [...] Sono molti coloro che hanno il sentimento che la corruzione sia un fenomeno corrente e generalizzato che tocca la società italiana nel suo insieme... 



Chi scrive queste cose è il GRECO, l'organismo del Consiglio d'Europa che monitora il livello di corruzione in ciascun Paese.
L'Italia vi ha aderito nel 2007, sotto il Governo di Romano Prodi, e questa è la prima volta che l'organismo pubblica una valutazione riguardante il nostro Paese. La relazione è stata approvata ed adottata nella riunione plenaria che si è svolta a Strasburgo dal 29 giugno al 2 luglio di quest'anno.
L'indice 2008 di Trasparenza Internazionale, citato dal rapporto, pone l'Italia al 55esimo posto (su 180 Paesi) nella lotta contro la corruzione e ben al 26esimo posto su 31 Paesi europei. 
La relazione termina con queste parole:
Il GRECO invita le autorità italiane ad autorizzare nel più breve tempo la pubblicazione di questo rapporto, di tradurre il rapporto nella lingua nazionale e rendere pubblica questa traduzione.
Ciononostante, la pubblicazione è stata autorizzata solamente il 16 ottobre scorso, e nessuna traduzione è stata approntata, quindi per leggerla dobbiamo accontentarci delle versioni ufficiali in inglese e francese.
Solo inefficienza?
Nutro qualche dubbio, e vi spiego perché.


Il rapporto mette in evidenza la necessità di elaborare politiche di prevenzione della corruzione, con una strategia di lungo periodo e un incisivo impegno politico.

Il governo italiano risponde a queste sollecitazioni con il lodo Alfano, il cui scopo precipuo è di salvare il premier dai suoi guai giudiziari (in particolare, in questo momento, dall'accusa di corruzione dell'avvocato Mills, proprio ieri condannato nuovamente in appello con una sentenza che ha suscitato una scomposta reazione isterica di Berlusconi in diretta tv), lo scudo fiscale, che nella forma adottata dal governo italiano apre ghiotte opportunità di riciclaggio del danaro sporco, la legge sulle intercettazioni e la ventilata riforma della giustizia, che di fatto limitano gli strumenti di cui dispongono i magistrati, senza contare il sistematico impegno mediatico dei politici che ci governano nel gettare fango sul sistema giudiziario.

Al contrario, il GRECO suona un campanello d’allarme che che interpella in primis il potere politico, ma non esclude tutte le altre realtà sociali; infatti, insiste sul fatto che la lotta alla corruzione deve diventare una questione di cultura, non solo di rispetto delle leggi.

Il rapporto si conclude con 22 raccomandazioni, la cui attuazione verrà valutata nel corso del 2° semestre del 2011.

Eccovi il testo integrale delle raccomandazioni, di cui ho approntato una rapida traduzione in italiano (chiedo scusa fin d'ora per le inesattezze).
La lettura è lunga e potrebbe risultare pesante, ma è molto interessante un raffronto tra le raccomandazioni che il Consiglio d'Europa ritiene necessarie per adeguarsi agli standard degli altri Paesi europei e quello che in Italia il governo sta effettivamente facendo.




  1. che il servizio anti-corruzione e per la trasparenza (SAeT) [Servizio Anticorruzione e Trasparenza del Governo Italiano] o altre autorità competenti elaborino e presentino pubblicamente, con la partecipazione della società civile, una politica anti-corruzione che prenda in considerazione la prevenzione, l'investigazione, l'indagine e l'azione giudiziaria in affari di corruzione, e preveda di controllarne e valutarne l'efficacia;



  2. riesaminare la legislazione già in vigore e quella nuova che deve garantire la conformità della legge italiana alle esigenze della Convenzione penale sulla corruzione (STE 173), per fare in modo che i professionisti ed i magistrati possano consultarla ed utilizzarla con la facilità voluta;



  3. mettere in atto un programma globale di formazione specializzata per gli ufficiali di polizia per inculcare loro conoscenze comuni ed un comune livello di comprensione  sul modo di trattare gli affari di corruzione e le infrazioni finanziarie che vi sono associate;

  4. i) rafforzare maggiormente il coordinamento tra le diverse forze dell'ordine implicate nell'investigazione degli affari di corruzione su tutto il territorio italiano, compresa ii) la considerazione  dell'interesse (e della possibilità legislativa) di elaborare un meccanismo orizzontale di sostegno per aiutare queste forze a condurre le indagini;

  5. al fine di garantire che si possa arrivare ad una decisione radicale negli affari di corruzione, ed entro un termine ragionevole, i) intraprendere uno studio del tasso di affari di corruzione estinti dalla prescrizione al fine d'individuare l'ampiezza e le cause di qualsiasi problema tangibile che ha permesso questa conclusione; ii) adottare un piano speciale per studiare e regolare, secondo un calendario preciso, i problemi identificati da questo studio; iii) diffondere pubblicamente i risultati di quest'esercizio;

  6. integrare alla legge 124/2008 disposizioni che permettano di abolire la sospensione delle azioni penali per fare in modo che tale sospensione non ostacoli le prosecuzioni effettive delle infrazioni di corruzione, ad esempio per quanto riguarda le infrazioni penali gravi per fatti di corruzione, in caso di flagranza di reato o allorquando la procedura ha raggiunto una fase avanzata;

  7. prevedere l'introduzione della confisca in rem per facilitare maggiormente il sequestro dei proventi della corruzione;

  8. mettere in atto misure idonee che permettano di valutare l'efficacia, nella pratica, dell'attività delle forze dell'ordine per quanto concerne i proventi della corruzione, in particolare nell'ambito dell'applicazione delle misure provvisorie e delle ordinanze di confisca ulteriore, anche nel quadro della cooperazione internazionale;

  9. i) insistere, presso i membri del personale degli organismi incaricati di trattare questi aspetti della lotta contro la corruzione, sull'importanza di fare risalire l'informazione riguardante le dichiarazioni di operazioni sospette, della cooperazione in questo settore e degli effetti benefici che ciò potrebbe avere; ii) adottare delle misure per segnalare chiaramente a quelli che hanno l'obbligo di dichiarare operazioni sospette che una dichiarazione tardiva o un'assenza di dichiarazione non sono accettabili, ad esempio ricorrendo a misure di sanzione, se necessario;

  10. dotare il Servizio Anti-corruzione e per la Trasparenza (SAeT), o qualunque un'altra entità, dell'autorità e delle risorse per valutare sistematicamente l'efficacia dei dispositivi amministrativi generali concepiti per aiutare a prevenire ed investigare gli affari di corruzione, rendere queste valutazioni pubbliche ed prenderne ispirazione per formulare raccomandazioni di riforma;

  11. per quanto riguarda l'accesso all'informazione: i) procedere ad una valutazione ed adottare le misure idonee per fare in modo che le amministrazioni locali si conformino alle esigenze in materia d'accesso alle informazioni sotto la loro autorità; ii) procedere ad una valutazione della legge per stabilire se la condizione di motivazione limita, in modo ingiustificato, la capacità del pubblico di giudicare le azioni amministrative quando la conoscenza di un sistema o di pratiche decisionali individuali fornirebbe elementi solidi d'informazione su sui casi eventuali di corruzione; inoltre, rendere pubblica questa valutazione e qualsiasi raccomandazione, e iii) per evitare che un ricorso sia portato dinanzi ai tribunali amministrativi dove si accumulano le casi in esame, prevedere di investire la Commissione per l'accesso ai documenti amministrativi dell'autorità per ordinare all'organismo amministrativo, dopo averlo ascoltato, di comunicare l'informazione richiesta;

  12. che, nel quadro delle misure adottate per  evitare la lunghezza delle procedure ed l'arretrato degli appelli amministrativi, le autorità prevedono espressamente di instaurare soluzioni ufficiali di ricambio ai percorsi di ricorso giudiziario, come pure altre forme di risoluzione delle controversie;

  13. nel quadro della riforma globale dell'amministrazione pubblica, dare a tutti gli organismi che la compongono un accesso a risorse di controllo interne, sia direttamente, sia in condivisione;

  14. i) imporre norme coerenti e costrittive a tutti gli agenti della funzione pubblica (compresi i dirigenti ed i consulenti), a tutti i livelli dell'amministrazione; ii) adottare misure per prevedere procedure disciplinari esercitate in tempo utile in caso di violazione di queste norme, senza attendere una condanna penale definitiva; e iii) fornire alle persone sottoposte a queste norme mezzi per formarsi, direttive e consigli relativi alla loro applicazione;

  15. elaborare un codice di condotta specifico per i membri del governo [statale o locale] che venga annunciato pubblicamente, al quale questi aderiscano professionalmente e che sia, se possibile, costrittivo, ed integrare in questo codice restrizioni ragionevoli in materia d'accettazione di regali (escludendo quelli legati al protocollo);

  16. i) adottare norme chiare e costrittive in materia di conflitto d'interessi, applicabili ad ogni persona che esercita funzioni nell'ambito della funzione pubblica (compresi i dirigenti ed i consulenti), a tutti i livelli dell'amministrazione; ed ii) instaurare o adattare (secondo il caso) uno o più dispositivi di divulgazione del patrimonio dei titolari di posti del settore pubblico più esposti ai rischi di conflitti d'interessi per contribuire a prevenire ed individuare la possibilità di tali situazioni;

  17. adottare ed attuare restrizioni adeguate che riguardanti i conflitti d'interessi che possono prodursi con la mobilità nel settore privato degli agenti pubblici che svolgono funzioni esecutive (amministrazione pubblica);

  18. organizzare un sistema di protezione adeguato delle persone che segnalano in buona fede sospetti di corruzione nell'ambito dell'amministrazione pubblica (datori d'allarme);

  19. che la responsabilità delle imprese sia allargata per coprire le infrazioni di corruzione attiva nel settore privato;

  20. esaminare la possibilità di imporre il divieto di occupare posti di direzione in una persona giuridica alle persone condannate per infrazioni gravi di corruzione, in tutti i casi, indipendentemente dal fatto di sapere di se la commissione di queste infrazioni è associata ad un abuso di potere o alla violazione degli obblighi inerenti alla funzione esercitata;

  21. riesaminare e rafforzare gli obblighi contabili di tutte le forme d'impresa (che siano o non siano quotate in borsa) e vigilare a che le pene applicabili siano effettive, proporzionate e dissuasive;

  22. studiare, in concertazione con le organizzazioni professionali dei contabili, dei revisori dei conti e dei membri delle professioni di consulenza e giuridiche, quali misure supplementari (anche a carattere legislativo/regolamentare) possono essere adottate per migliorare la situazione in materia di dichiarazione dei sospetti di corruzione e di riciclaggio di denaro agli organismi competenti.

9.10.09

Quello che non capisco...

Riflessioni a valle della bocciatura della Legge Alfano da parte della Corte Costituzionale e delle prime scomposte dichiarazioni di Berlusconi.


Quello che non capisco è: perché la gente dovrebbe essere favorevole al fatto che una persona, già in possesso di un grande potere personale, ottenga per legge di non essere sottoposto alla legge, di fare impunemente ogni genere di azione, anche criminosa, senza essere costretto a risponderne?


Visto che non mi illudo che se si votasse ora, a valle di questa pretesa, l'Armata Berlusconi prenderebbe solenne batosta che francamente merita, allora vorrei, forse per la centesima volta, capire cosa provoca un tale successo elettorale.
Si fa presto a parlare di individualismo, della mancanza totale di senso della società che caratterizza oggi il nostro Paese. Ma qui si è aggiunto un elemento di complessità: in che modo l'individualista passa a riconoscere ad un'altra persona il diritto di uscire dalle regole?


Il principe dei ladri
In pratica, quello che si esprime è il riconoscimento da parte di una larga fetta del Paese del ruolo di principe al nostro premier, in virtù di determinate sue caratteristiche che ne fanno un modello per molti.
Allora, cercando una difficile distanza dallo sdegno che egli suscita al mio spirito di eguaglianza e giustizia sociale, cerco di mettere in luce le sue "specialità", o almeno quelle che un'immagine mediatica sapientemente costruita ha messo in evidenza.

Potenza
Egli appare come un uomo potente.
La sua potenza, prima che politica, è stata economica: dapprima, mediante strumenti misteriosi e non necessariamente leciti, ha costruito un impero edilizio, poi con sorprendente abilità ha rivolto  i suoi interessi soprattutto verso la comunicazione ed i media, approdando infine alla politica.
E' da notare, in particolare, che  l'immagine che insistentemente Berlusconi ha voluto dare della sua carriera è che si è fatto da solo; nonostante l'ampia documentazione che fa di questa affermazione una leggenda o una favoletta, essa è ancora largamente popolare tra la gente.

"Mi sono fatto da solo"
Non voglio addentrarmi per l'ennesima volta sull'inconsistenza di questa asserzione; chi vuole trova in internet tutti gli strumenti per farsi un'idea personale: mi interessa l'immaginario movimentato da questa immagine.

Dunque, ecco un omino basso e pelato, che si vergogna del suo aspetto e della sua età (infatti si fa ritoccare le foto, si sottopone ad operazioni per capelli e pelle, calza scarpe con il rialzo interno e si mette in faccia un chilo di cerone), di cultura modesta e modi semplici (ricordate le gaffes? l'impaccio con l'inglese?), che non con eroismo o genialità ma piuttosto con tenacia, testardaggine e qualche spintarella arriva ai gradi più alti della gloria (immaginando che la gloria possa significare per l'uno la notorietà, per l'altro la ricchezza, per l'altro ancora la condizione d'impunità). Come ho scritto altre volte, è la rivalsa del Mediocre, dell'italianino alla Sordi, alla Totò e Peppino.
Una rivalsa in cui, da mediocri, è bello identificarsi.
Un mediocre che oggi fa battute da osteria con Sarkozy, cucù alla Merkel, e non paga le puttane, (lui no!), ma ospita le escort... perché si sappia quanto è potente anche sessualmente.
Ebbene sì: la rivolta dell'omino ridicolo che, per definizione, per condizione atavica, fa ridere.






Una natura superiore
Ma non c'è solo questo.
Nell'ascesa all'empireo, l'uomo comune sublima la sua natura per arrivare ad un livello superiore.
Allora ci chiediamo: in quale àmbito il nostro eroe ha raggiunto l'eccellenza?
Non in quello della virtù, o in quello della saggezza, o della spiritualità: non è un Einstein, uno Schweitzer, un Ghandi.
Non è neanche uno statista illuminato: un Gorbaciov, un Mandela...
Davvero, la sua eccellenza non è una forma qualsiasi di virtù.

Breve divagazione
Stamattina, nel corso di un'interessantissima intervista trasmessa su Radio3, Umberto Galimberti ha parlato dell'attuale difficoltà della psicanalisi classica a intervenire efficacemente sulle ferite della psiche, a fronte di una società che non è più quella della disciplina ma è divenuta della prestazione.
Ovunque si sente parlare di meritocrazia, il lavoro e la produzione sono le cose più importanti nella vita, al punto che è un gravissimo e diffuso problema l'influenza della precarietà del lavoro sulla salute mentale della gente (si veda ad esempio la catena di suicidi a France Telecom). Perfino le neo-madri (anche nell'amministrazione pubblica) sentono che il loro precipuo dovere non è porgere il seno al loro frugolo, ma rientrare al più presto al lavoro.
Secondo Galimberti, non vi è più un senso di colpa da cui liberarsi, ma piuttosto un senso d'inadeguatezza.

E allora?
Mi sembra una chiave di lettura interessante per il problema che mi ero posto.
L'eccellenza di Berlusconi non è nella virtù, bensì nella riuscita.
Egli si pone come il modello di una felice soluzione dell'ansia da prestazione: un men-che-mediocre (del quale una buona parte della gente si può sentire più piacevole esteticamente o più prestante o più giovane) che ha scalato le vette della performance ed è diventato un semidio.
Sono tanti coloro che gli riconoscono questa condizione semidivina e lo venerano, letteralmente.
A lui, ogni cosa è dovuta: anche l'impunità.
Chi è il mortale che osa giudicarlo?

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C'è una sinistra che lo venera anche se gli si contrappone.
C'è un'opposizione che vorrebbe essere divinizzata anch'essa.
C'è un Paese che anche se non è d'accordo è abituato ad adorare i vitelli d'oro che gli sono messi dinanzi.


Ma chi lo guarda senza gli occhiali di Tommy, non vede che un pagliaccio che vive del potere che gli si dà.
Un re nudo.
Vi lascio con il pezzo grandioso di Sharp Shard.
.

8.10.09

Un premier sull'orlo della crisi di nervi


"...queste cose qua a me mi caricano, agli italiani gli caricano, viva l'Italia, viva Berlusconi" 

http://www.rainews24.it/it/video.php?id=16820

L'impossibile rapporto tra un anziano che non sopporta d'essere contraddetto e la sempre giovane Grammatica della lingua italiana.

6.10.09

Adiòs, Mercedes!