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5.10.10

Benedetto, dappertutto come il prezzemolo

Il premio Nobel 2010 per la medicina è stato assegnato al dottor Robert Edwards, i cui lavori "hanno reso possibile la cura dell'infertilità, una condizione medica che affligge larga parte dell'umanità, tra cui oltre il 10% delle coppie in tutto il mondo", motiva il Karolinska Institutet di Stoccolma.
Nei nostri media d'informazione, la notizia è quasi oscurata dalla messa in primo piano dell'opinione al proposito della Santa Sede.
Ovviamente, ci sono quelli che polemizzano contro l'irritazione vaticana, quelli che la dileggiano, quelli ancora che la gonfiano, la sostengono, la appoggiano.
Ma davvero sarebbe necessario dare conto del giudizio pontificio?
Un fedele cattolico ha molti modi per venire a sapere l'opinione del suo papa, o del suo vescovo o del suo parroco. Il Vaticano possiede e gestisce televisioni, giornali, radio, siti web, parla dai pulpiti, da trasmissioni apposite ospitate dalla RAI. E' necessario bombardarci d'informazione non richiesta?
Federico Sardelli per Il Vernacoliere

A sinistra si parla costantemente (e giustamente) dello scandalo dei media monopolizzati dal premier, della RAI lottizzata, della mancanza di libertà nell'informazione... eppure quando il soggetto della notizia o dell'opinione è la Chiesa Cattolica ci sono solo poche voci sparute a reclamare un atteggiamento più laico.

Ricordate il recente viaggio "trionfale" del papa in Gran Bretagna, che ci è stato raccontato in lungo e in largo da giornali e tv? Ricordate i toni?

Vi posto qui un articolo che, finalmente,racconta la vicenda anche in un altro modo.
A voi giudicare.


Le ferite degli anglicani
Per prima cosa, la visita papale in Scozia e Inghilterra non è stata il trionfo descritto dai giornali italiani.
In secondo luogo nessuno all’estero sorbisce le quantità industriali di papa ammannite quotidianamente agli italiani dai vari media di ogni credo e colore politico. La maggior parte dei britannici perciò non sapeva neppure che faccia avesse Benedetto XVI; grazie all’aggressiva propaganda atea di personaggi come Dawkins si aspettavano un rottweiler nazista pro pedofili e hanno visto invece un vecchietto al cui
paragone la coetanea regina pareva una giovincella. E hanno reagito educatamente, come al Dalai Lama o a qualsiasi altro notabile straniero. Il che non vuol dire approvazione. Come i leader Cameron, Clegg e Brown che l’hanno accolto pur denunciando la politica vaticana su contraccezione e diritti umani e le sue funeste conseguenze.
La defezione cattolica è stata evidente. Ovunque ci si aspettava il doppio dei partecipanti (100.000 contro i 50.000 racimolati da ogni dove in Hyde Park, entrambe cifre non da trasecolare) e dei biglietti che ogni buon cattolico avrebbe dovuto acquistare per contribuire ai costi del viaggio (30 euro ciascuno) è stato venduto solo il 20%. Lo scandalo dei preti pedofili ha avuto un impatto notevole sui cattolici: l’87% si è dichiarato colpito e umiliato e se pochi hanno protestato apertamente molti hanno espresso il proprio malessere disertando le manifestazioni. I cattolici conservatori invece non hanno apprezzato l’enfasi posta sul «liberale» John Newman in odore di eresia a cui oppongono il cardinal Manning più ortodosso e tradizionalista, anch’egli convertitosi a Roma nel medesimo periodo. Non si dimentichi a proposito che nel censimento del 1851 i cattolici in Inghilterra erano solo 165.000. Ora sono alcuni milioni, frutto dell’immigrazione di massa dall’Irlanda del Sud e di recente di quella dai paesi dell’Europa dell’Est e da varie parti dal Sud d’Europa e del mondo. Però solo 800.000 vanno regolarmente in chiesa.
Gli anglicani sono stati i più feriti per due motivi: il papa ha ignorato il fatto che Newman è stato a lungo un pastore anglicano di rilievo i cui inni sono ancora cantati in tutte le chiese protestanti. Quando poi ha parlato di ecumenismo, ha portato come esempio il fatto che la Chiesa di Roma abbia accolto pastori e vescovi transfughi da quella d’Inghilterra perché contrari alla consacrazione delle donne. Nessuna strombazzatura però del fatto che molti di quelli passati a Roma se ne siano già pentiti e siano rientrati nell’ovile e men che meno del fatto che un crescente numero di cattolici frequenta le chiese anglicane. Il discorso teologico più vasto, di sfida alla secolarizzazione e in linea con la scelta di un progressista calato nella vita di ogni giorno e aperto al progresso e al mondo moderno come Newman, è piaciuto ai noncristiani, come Jonathan Sachs, rabbino capo del Commonwealth.
Nell’insieme il paese del «tutto è consentito purché non si spaventino i cavalli» non si è smentito. In Hyde Park uno accanto all’altro due uomini esibivano i cartelli «Benedict we love you» e «The Pope is the Antichrist». La risposta dell’arcivescovo di Canterbury pochi giorni dopo la visita è stato il suo «nulla osta» ai vescovi omosessuali.


Erica Scroppo (da "Riforma", Settimanale delle Chiese Evangeliche Battiste, Metodiste e Valdesi, 1° ottobre 2010)

9.2.10

Anche noi amiamo Silvio!

Da PhotoShop Disaster:



L'immagine è tratta dal libro Noi amiamo Silvio, edito da Peruzzo.
Complimenti al grafico!

La foto ingrandita si può trovare qui.

27.9.09

Come ti servo il golpe


Gennaro Carotenuto scriveva il 25 settembre:
"Il terzo giorno dal ritorno di Mel Zelaya in Honduras [in questo momento Zelaya si trova rifugiato nell'ambasciata brasiliana a Tegucigalpa, insieme ad un equipe di Tele Sur, assediati dall'esercito] è stato pesante come i primi due dal punto di vista della Resistenza popolare che sta pagando senza arretrare prezzi altissimi.
Di fronte alle grandi manifestazioni popolari per il ritorno del presidente e all’isolamento internazionale, la dittatura ha risposto con l’unica arma che conosce, la repressione.
Coprifuoco quasi continuo, almeno tre morti confermati da martedì, ma c’è chi ne calcola una decina, centinaia di arresti , feriti e denunce di sparizioni, soprattutto nella periferia della capitale Tegucigalpa dove l’esercito entra con difficoltà tenuto in scacco dalla Resistenza"

Stella Spinelli scriveva il 23 settembre (da Peacereporter), riportando la mail di una cooperante italiana a Tegucigalpa:
"La situazione continua drammatica, centinaia di feriti, detenuti e desaparecidos. (...) Fino a poco fa era impossibile passare i cordoni dei militari vicini all´ambasciata brasiliana, dove sono rifugiate circa 300 persone oltre che il presidente legittimo di Honduras, la sua famiglia e il corpo diplomatico del Brasile. Da ieri sera queste persone non mangiano ed i militari impediscono che passi cibo e acqua.´ (...)
"Sto diffondendo un rapporto dal centro di detenzione extragiudiziale di Villa Olimpica, nello stadio Chochi Sosa. Ci informano che oltre 120 persone sono lì detenute illegalmente. Tra loro dei feriti, anche gravi", denuncia Radio Liberada.
"Le forze repressive del governo golpista hanno lanciato una caccia al popolo honduregno nelle strade di Comayaguela e Tegucigalpa. Nei pressi dell'ambasciata brasiliana ci sono molte persone ferite. Alcuni sono scomparsi. (...) La vita stessa del presidente e dei suoi familiari sono in pericolo. Questa repressione è brutale". Anonimo.
"Le forze repressive del governo golpista hanno lanciato una caccia al popolo honduregno nelle strade di Comayaguela e Tegucigalpa. Nei pressi dell'ambasciata brasiliana ci sono molte persone ferite. Alcuni sono scomparsi."

Gravissime notizie, eppure forse non così gravi o importanti secondo i nostri giornalisti nostrani. Tanto che la mattina del 27 settembre su Google News Italia le notizie sulla vicenda si limitano a 2 articoli dell'Unione Sarda, uno il 27 ed uno il 26, e due lanci Ansa e due articoli de Il Velino per il 25.
Né si vedono servizi video nei telegiornali o in trasmissioni di approfondimento.

Torniamo indietro per raccontare come siamo arrivati a questa situazione.
6 giugno: Il presidente dell'Honduras, Manuel Zelaya, destituisce il capo dello Stato Maggiore delle forze armate, generale Romeo Vàsquez, e il ministro della Difesa, Angel Edmundo Orellana, a causa del loro rifiuto alla collaborazione alla realizzazione di un referendum consultivo su un'assemblea costituente. Secondo quanto denuncia l'opposizione, dietro la riforma ci sarebbe l'intenzione di Zelaya di rimanere nel potere oltre il 2010.
28 giugno:  il presidente Zelaya è arrestato; la Corte Suprema ordina un Colpo di Stato militare. La Corte giustifica il golpe come un atto in difesa della Costituzione.
Queste le ragioni dei golpisti, che fingono di ricevere una lettera di rinuncia alla carica da parte di Zelaya ed al suo posto nominano Roberto Micheletti.

Ancora il 22 settembre, la Reuters Italia scriveva (sotto l'eloquente titolo "Honduras in crisi dopo il ritorno di Zelaya"):
"I soldati hanno rovesciato Zelaya e lo hanno mandato in esilio il 28 giugno nell'ambito di un contrasto sui limiti della durata della carica di presidente. (...) Ma un governo eletto dal Congresso nel giorno del colpo di stato ha rifiutato di concedere a Zelaya di rientrare a meno che non affronti le accuse di corruzione e di aver tentato di cambiare la Costituzione."
Anche il Giornale esprime una posizione inequivocabile: " Il presidente deposto Manuel Zelaya ha rimesso piede in Honduras e il Paese è tornato nel caos".
Tutta la politica internazionale si esprime ufficialmente contro il governo golpista: Obama e la Clinton , l'ONU, l'Unione Europea, il ministro degli esteri Franco Frattini per l'Italia, la Banca Mondiale...
Quanto ai mezzi d'informazione, invece, come abbiamo visto, le cose sono ben diverse. Una parte, una parte molto ben definita, esprime delle chiare simpatie per il regime di Micheletti.
Abbiamo visto il Giornale della famiglia Berlusconi, ecco ora Italia1:




Anche la formale unanimità delle dichiarazioni politiche non ci convince del tutto.
Gianni Minà si domandava, sul Manifesto del 2 luglio scorso, se "il governo di Washington non ha più la minima influenza sull’apparato militare che, da quasi cinquant’anni, condiziona in modo indiscutibile la vita di un paese di radici maya che, oltretutto, dai tempi in cui il presidente nordamericano Reagan decise di appoggiare la “guerra sporca” alla rivoluzione sandinista in Nicaragua, è la base operativa, logistica delle operazioni militari del Pentagono in quella zona del mondo."
E proseguiva:  "Fra “gli attori politici” nel piccolo paese centroamericano, di quasi sette milioni e mezzo di abitanti, le forze armate degli Stati Uniti sono ancora preminenti e non a caso gli alti comandi sono stati formati tutti alla famigerata Scuola delle Americhe, (...) Il generale Romeo Vazquez, leader dei golpisti, ha studiato, per esempio, in quell’inquietante ”ateneo”, e da quell’insegnamento, come ha ricordato l’altro ieri  Manlio Dinucci, vengono i dittatori hondureñi degli anni ‘70/’80, Juan Castro, Policarpo Paz Garcia e Humberto Hernandez."
Insomma, davvero gli USA, che dalla base honduregna di Palmerola hanno governato le sorti della regione, non hanno oggi sufficiente influenza da ristabilire l'ordine nella regione?
Oppure dietro la facciata diplomatica vi sono altri obiettivi?

Ci sono delle cose da dire sulla Costituzione che Zelaya chiede al popolo honduregno di poter cambiare.
L'Honduras è di fatto proprietà privata della ex United Fruit Company (oggi Chiquita), che ha condizionato fin dalla fine del XIX i governi, dittatoriali o costituzionali, che hanno retto il Paese.
L'attuale Costituzione, che risale al 1982, è opera della penna del generale Policarpo Paz, dittatore immancabilmente scelto dalla United Fruit e sostenuto dalla CIA. Essa da un lato aprì la possibilità a libere elezioni, che diedero la presidenza a Roberto Suazo Cordoba, dall'altra diede ai reali padroni dello stato la possibilità di continuare far sparire impunemente le persone nelle camere di tortura, esattamente come prima.
Essa ha permesso che si mantenesse uno stato di disparità sociale in cui l'80% delle persone vive in povertà, mentre il 75% della terra appartiene a 225 latifondisti!

Inoltre, chi si scandalizza per le modifiche proposte alla Costituzione, omette il fatto che è già stata modificata nello stesso anno in cui era stata promulgata, il 1982, e di nuovo nel 1984, 1985, 1986, 1987, 1988, 1989, 1990, 1991, 1993, 1994, 1995, 1996, 1997, 1998, 1999, 2000, 2001, 2002, 2003, 2004 e 2005. Lo stesso articolo 239, quello che proibisce perfino di “proporre” la rieleggibilità del presidente, è stato modificato nel 1998, quindi nel 2002 e di nuovo nel 2003 senza scandalizzare più di tanto i nostri giornalisti.


Manuel Zelaya, liberale eletto nel 2006 dalla destra moderata in un paese ostaggio della piccola a grande delinquenza, ha ritenuto che il solo strumento per risollevare il livello di sviluppo umano ed economico del Paese fosse una redistribuzione più equa delle risorse. Così, decise di aderire all’ALBA, l’Alternativa Bolivariana  per i Popoli d’America, un progetto di cooperazione politica, sociale ed economica tra i paesi dell’America Latina ed i paesi caraibici, promossa dal Venezuela e da Cuba, e successivamente da Nicaragua, Ecuador e Repubblica Dominicana, in alternativa all’Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA) voluta dagli Stati Uniti, considerandola l'unica scelta realistica possibile.

Oggi, l'occultamento della feroce repressione della contestazione popolare in Honduras è chiara espressione di quanto ancora i potentati economici possano dettare l'agenda della politica.
Ridimensioniamo i troppo facili entusiasmi e le ancor più facili disillusioni nei confronti di Obama! Siamo sempre vigili, sempre attenti alle verità troppo facili che l'informazione ci serve in tavola, in America come in Medio Oriente, in Africa come nelle nostre città padane.
Facciamoci interrogare dalla vita, dalla storia e, soprattutto, restiamo sempre umani.

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29/9/2009: Aggiornamenti sulla situazione nel mio successivo post: L'Honduras resiste

15.9.09

I cattivi maestri

Italia, paese di vittime di abusi.
Vittime di menzogna, vittime di autoritarismo politico e morale.
Vittime consenzienti.
Massa passiva che vede sottratti i diritti, distrutta la coesione sociale, la libertà, la verità.
E applaude.

Perché chi ha tanto successo dovrebbe ritirarsi dalle scene? Perché dovrebbe stare alle regole?
Berlusconi mette le mani sui media di stato e li rende propri organi di partito.
Il Parlamento nega libertà fondamentali dell'individuo, mentre si fa dettare l'agenda politica dalla criminalità organizzata.
Bande di violenti aggrediscono le persone di diversi orientamenti sessuali.
Avvengono deportazioni, respingimenti, carcerazioni di massa in carceri-lager dove si tortura e si uccide, i figli sono strappati ai genitori...
La Polizia è troppo spesso violenta, razzista, senza controllo, reprime con durezza ogni contestazione ed oggi fiancheggia la Lega.
La scuola è depredata e disfatta, perché la disgregazione culturale e civile sia mantenuta anche dalle prossime generazioni.

La Chiesa Cattolica si arroga l'autorità morale su chi è cattolico e su chi non lo è, servita e riverita da chierichetti laici o perfino atei, che siedono tra gli scranni del Parlamento, nelle redazioni dei giornali, negli studi televisivi. "La vita innanzi tutto!" tuona il seggio di Roma, ma intanto distingue tra vita e vita: quale il valore della vita di un feto malato o di un povero corpo tenuto in vita da una macchina da 17 anni, e quale il valore di quella di migliaia di disperati, cibo per i pesci del Mediterraneo? Per quale spendersi?
La massa china la testa, e applaude il più forte, il più arrogante.

E' interessante leggere quello che si pensa fuori di questo paese sulla Chiesa Cattolica, con il distacco che occorre per fare informazione corretta. A questo proposito, vi traduco ampi stralci di un'indagine di Associated Press, riportata dal  New York Times.




L'Italia alle prese con gli abusi sessuali dei sacerdoti.  


Published: September 14, 2009
Filed at 12:10 a.m. ET
VERONA, Italy (AP) - "Accadeva notte dopo notte", ha detto l'uomo non-udente, "a volte nella camera da letto del prete, a volte nella stanza da bagno, perfino nel confessionale."
Quando era un giovane ragazzo all'istituto Cattolico per sordomuti, ha detto Alessandro Vantini, i sacerdoti lo sodomizzavano così implacabilmente che lui era arrivato a sentirsi "come morto". Questi anno, lui e dozzine di altri ex studenti hanno fatto qualcosa di altamente insolito per l'Italia: hanno dichiarato pubblicamente di essere stati costretti ad atti di sesso con i sacerdoti.
Per decenni, una cultura del silenzio ha circondato gli abusi dei preti in Italia, dove gli studi mostrano che la Chiesa è considerata una delle istituzioni più rispettate nel Paese. (...)
Un'indagine di Associated Press durata un anno ha documentato 73 casi di accuse di abusi sessuali da parte di preti siu minori nel decennio passato in Italia, con più di 235 vittime. L'indagine è stata compilata a partire dai report dei media locali, linkati da siti web di gruppi di vittime e vari blog. Quasi tutti i casi sono usciti nei 7 anni successivi all'esplosione negli USA dello scandalo dei preti cattolici pedofili.
I numeri in Italia sono ancora appena un rivolo, se comparati alle centinaia di casi che sono esaminati nelle corti di giustizia in USA e Irlanda. E secondo l'indagine di AP, la chiesa italiana ha dovuto pagare appena qualche centinaio di migliaia di dollari in risarcimenti alle vittime, contro i 2,6 milioni di dollari della diocesi americana o i 1,1 milioni di euro corrisposto alle vittime in Irlanda.(...)
I casi italiani seguono molto le modalità degli scandali statunitensi ed irlandesi: i prelati italiani si accanivano su poveri, su disabili fisici o psichici, o su giovani tossicodipendenti affidati alle loro cure. (...)
In questo paese prevalentemente Cattolico, le chiese godono di una posizione talmente elevata, che i pronunciamenti del papa sono frequentemente presentati in cima alle notizie della sera, senza alcun commento critico. Anche coloro che hanno visioni anticlericali riconoscono l'importante ruolo che la chiesa gioca nell'educazione, servizi sociali e aiuto ai poveri.
Come risultato, pochi osano criticarla, inclusi i grandi giornali indipendenti ed i media di stato. Inoltre, vi è un certo puritanesimo nelle piccole città italiane, dove non si parla di sesso, e meno che mai di sesso tra un prete ed un bambino. (...)
Rompendo la cospirazione del silenzio, 67 ex studenti dell'istituto per sordi Antonio Provolo di Verona hanno denunciato abusi sessuali, pedofilia e punizioni corporali che si svolgevano nella scuola dagli anni '50 agli '80 da parte dei preti e dei frati della Compagnia di Maria.
Nonostante non tutti siano stati essi stessi vittime, 14 dei 67 hanno rilasciato dichiarazioni giurate e testimonianze videoregistrate in cui raccontano dettagliatamente gli abusi di cui dicono di aver subito, alcuni per anni, nei due campus della città di Giulietta e Romeo. Essi hanno fatto i nomi di 24 preti, religiosi laici e frati.

Vantini ha raccontato di essere stato in silenzio per anni: "Come avrei potuto dire al mio papà che un prete aveva fatto sesso con me?"  Vantini, 59 anni, ha parlato con AP un pomeriggio, raccontando per mezzo di un interprete del  linguaggio dei segni gli abusi. "Non si poteva raccontare nulla ai genitorim perché i preti ti avrebbero picchiato." Vantini ha chiamato in causa due preti e due laici -- 3 dei quali ancora viventi -- ma ha chiesto che i loro nomi non siano pubblicati per paura di azioni legali. (...) "Ho sofferto di depressione fino ai 30 anni", ha detto Vantini, che frequentò la scuola dai 6 ai 19 anni. "Mia moglie ha detto che era bene che parlassi per togliermi questo peso dal petto." Gianni Bisoli, 60 anni, antico compagno di scuola di Vantini, ha fatto gli stessi nomi in una dichiarazione scritta, insieme a quelli altri 12 preti e frati, accusandoli di averlo sodomizzato, forzato ad avere sesso orale ed a masturbarli. Nella sua dichiarazione, Bisoli ha accusato anche Mons. Giuseppe Carraro (vescovo a Verona dal dal 1958 al '78) -- di cui è in atto il processo di di beatificazione -- di averlo molestato in cinque occasioni mentre era studente al Provolo, dai 9 ai 15 anni.
Un'indagine diocesana ha scagionato Carraro dagli abusi sessuali, ma non ha intervistato nessuna delle vittime, limitando le testimonianze a membri sopravvissuti della congregazione, ad altro personale scolastico e loro affiliati, e a documentazione proveniente dalla diocesi di Verona. Il processo di beatificazione fu sospeso durante l'investigazione, ma ora sta procedentdo all'ufficio "produci-santi" del Vaticano.
5 decenni dopo, Bisoli ancora ricorda la strada che fece dall'istituto, sito in una tranquilla strada che prende il nome dal fiondatore della congregazione, Don Antonio Provolo, lungo il serpente del corso dell'Adige fino alla residenza del vescovo. (...) "Mi portarono nella curia" ricorda Bisoli in una intervista, "c'era un domestico che aprì la porta, poi qualcuno mi portò dentro. Era buio" Ricorda che apparve mons. Carraro. "Il vescovo cominciò a toccarmi, a mettermi le mani addosso", egli racconta, facendo scorrere le mani  su e giù per il corpo, tirando la maglietta ed i pantaloncini per mostrare il gesto. "Io mi sottraevo, ma lui continuò a toccarmi per 15, 20 minuti. Non sapevo cosa fare."
In una successiva occasione, Bisoli dice che il vescovo tentò di sodomizzarlo con una banana. Un'altra volta, secondo Bisoli, erano su un divano e quello lo sodomizzò con un dito, offrendogli una caramella per tranquillizzarlo. Una volta successiva, dice Bisoli, il vescovo gli offrì delle croci d'oro che avevano attirato il suo sguardo. "Io dissi di darmi almeno 10-20.000 lire da potermi comprare una Coca-cola o un gelato", rispose Bisoli.

L'attuale vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, inizialmente ha accusato gli ex studenti di fabbricare le accuse, parlando in Gennaio all'Espresso. Zenti le ha definite "bugie", una calunnia che si pone all'interno di una disputa che dura da tempo su alcuni beni immobiliari tra la congregazione e l'associazione degli studenti sordomuti, a cui appartengono le sedicenti vittime.
Tuttavia, quando uno dei laici ammise le sue relazioni sessuali con gli studenti, Zenti ordinò un'investigazione all'interno della congregazione. Il risultato fu che qualche abuso fu ammesso, ma solo una piccola parte di quelli denunciati.(...)
"Se avessero voluto fare piena luce sula vicenda, non avrebbero ascoltato solamente preti e fratelli laici, ma anche i sordomuti", ha detto Marco Lodi Rizzini, portavoce delle vittime. (...)
Il Reverendo Bruno Fasani, portavoce della diocesi, ha dichiarato che gli ex-studenti sono stati manipolati perché denunciassero preti innocenti. (...) Zenti, da parte sua, ha invocato il perdono da parte delle vittime. (...)
Tra i casi raccolti da AP, ci sono accuse di induzione di ragazzi alla protituzione, partecipazione a riti satanici, e un famigerato caso in cui la chiesa stessa determinò che un anziano prete fiorentino era stato responsabile di "abusi sessuali, falso misticismo e plagio".
Dove si sono avute sentenze, queste sono andate da una sospensione di 2 anni  a 8 anni di reclusione, sebbene con i processi di appello, notoriamente lunghi in Italia, non è chiaro quante di queste pene si siano effettivamente concretizzate. Dove c'è stato risarcimento, cioè di rado, le somme sono state tra 15.000 e 150.000 euro per vittima.

I casi all'esame di AP comprendono indagini civili o penali. Per questa ragione, il dato di  Verona  è stato omesso, in quanto non vi è procedimento civile o penale dal momento che il reato è andato in prescrizione.  
Nel 2002, quando lo scandalo degli abusi scoppiò in USA, il numero 2 della CEI, mons. Giuseppe Betori, affermò che gli abusi sessuali da parte del clero in Italia erano così limitati che la direzione della Conferenza non aveva ancora discusso sull'argomento.
Ma ora pare che i prelati ed il Vaticano abbiano preso il problema più seriamente. Mons. Charles Scicluna, Promotore di Giustizia membro della Congregazione per la Dottrina della Fede -- che si occupa dei casi di abusi sessuali da parte di sacerdoti -- ha riconosciuto che la conoscenza del problema in  Italia si è incrementata per effetto dello uno tsunami di casi che è venuto alla luce in USA. "C'è un cambio di mentalità e noi troviamo che sia molto positivo", ha detto ad AP.
Cosa inedita per il Vaticano, Scicluna ha ammesso che gli abusi sessuali del clero erano un vecchio problema che aveva bisogno di essere estirpato. "Non penso che sia una questione di avvenimenti. E' sempre successo. E' importante che la gente ne parli perché altrimenti non possiamo portare la cura che la Chiesa può offrire a coloro che ne hanno bisogno - vittime e colpevoli."


Per approfondire la questione, segnalo un sito che si da anni sta raccogliendo notizie e riflessioni sull'argomento: Il Dialogo.org
.

20.8.09

Come si fa informazione?

Federica Sgaggio, in un recente post, ha scritto:
"La mia opinione è che a distruggere la libertà d’informazione sono in prima istanza i piccoli giornali, è la stampa locale.
È lì che nasce la falsificazione, è lì che comincia la creazione di una realtà alternativa.
Dapprima per sottrazione (tolgo fatti, tolgo notizie, tolgo piccole parti di informazione, ignoro pezzi di mondo), poi per addizione (invento cose che non sono, giro a vantaggio del potere tutti gli eventi che posso)."
A Verona si sperimenta costantemente questo fatto, nelle pagine del quotidiano locale, L'Arena, che si definisce indipendente, ma è fortemente impegnato nella sapiente gestione dell'immagine del sindaco leghista Flavio Tosi.

Vi do un saggio preso da un articolo di qualche giorno fa a proposito di una polemica tra il sindaco ed il sindacato di polizia SIULP a firma A.V. (si trova qui)

All'attacco del pezzo, ci si potrebbe legittimamente attendere una esposizione del fatto, che contestualizzi il botta-e-risposta tra le due parti.

Invece, L'Arena opta per questo incipit (i grassetti ed i commenti tra parentesi quadre sono miei):



“Invece di arrampicarsi sugli specchi per nascondere le proprie affermazioni non vere – e smentite dai dati ufficiali – sugli arresti (sono sempre 78 e non meno di 10) effettuati dalle pattuglie miste, il Siulp veronese meglio farebbe a scusarsi, per avere sminuito e messo in dubbio il loro  impegno [di chi? degli stessi siulpini? Che senso ha?], con i militari, i carabinieri e i poliziotti che ne fanno parte e sono anch’essi, come i dirigenti del Siulp, al servizio dello Stato e dei cittadini. Del resto lo stesso Questore di Verona – che con buona pace dei sindacalisti siulpini rappresenta la Polizia di Stato nella nostra provincia – ha dichiarato nell’ultima riunione del Comitato provinciale per l’ordine pubblico e la sicurezza di martedì scorso, il suo apprezzamento per l’operato delle pattuglie miste: e, se restasse loro ancora qualche dubbio, potrebbero chiedere ai cittadini se le ritengono utili”.
Questa la replica del sindaco Flavio Tosi all'ultimo comunicato del sindacato di polizia. “Quanto al controllo degli aspiranti assistenti civici – aggiunge il sindaco - non credo ne soffrirà l’attività complessiva della Polizia di Stato. Quanto ai posti in organico da coprire a Verona, come mai i sindacalisti veronesi fingono di non sapere che a livello nazionale sono in atto alcuni concorsi per reclutare centinaia di nuovi agenti?”. “Purtroppo – conclude Tosi – è ormai chiaro a tutti che, pur essendo normodotato, il Siulp è un po’ strabico e ci vede solo da una parte: la sinistra”.

Ci vuole un bella faccia tosta (e malafede!) per affermare che il Questore rappresenta la Polizia di Stato esattamente come il SIULP. Se ne evince che Tosi, per estensione, eliminerebbe i sindacati e delegherebbe la rappresentanza della parte dei lavoratori ai dirigenti nominati dalle aziende. D'altra parte, nonostante le numerose vertenze coi lavoratori  che si sono aperte a Palazzo Barbieri da quando è al potere, solo due volte il sindaco ha incontrato le RSU, e mai in occasione di contrattazioni "delicate" quali le minacciate esternalizzazioni di interi settori del servizio pubblico o il licenziamento dei lavoratori precari del Comune.

Ma era veramente necessario che tale dichiarazione, aggressiva, inesatta e politicamente orientata, fosse riportata testualmente?
In due lunghi capoversi, che nella versione on-line sono ingentiliti da una foto del sindaco in compagnia di un gruppo di paciosi rondaioli, che idea si sarà fatta il lettore della situazione?
Si può dichiarare impunemente che il SIULP sia orientato politicamente a sinistra? Sono malizioso, se vedo in questa insinuazione un tentativo di minare l'autorevolezza e l'imparzialità delle forze di Polizia?

L'articolo prosegue, ma ancora non mi pare che il quadro generale della situazione venga chiarito.


Il comunicato stampa del Siulp, sindacato unitario di polizia di Verona, contro il quale si è scagliato Tosi, replicava, a sua volta, alle critiche mosse dal primo cittadino al Siulp qualche giorno fa. Il Siulp aveva parlato di inutilità dei militari e delle ronde in città, di operazione di facciata e di assenza di vere politiche per sostenere le forze dell'ordine che versano in una situazione finanziaria sempre più allarmante.
Per amor di verità e completezza d'informazione, segnalo il comunicato completo del sindacato.
Invece, all'articolista parrà di aver dedicato alle posizioni del SIULP fin troppo spazio, quindi, per par condicio, torna alle dichiarazioni del primo cittadino:
 Tosi aveva respinto al mittente dicendo che i pattugliamenti misti con militari e forze dell'ordine avevano invece portato in un anno a 78 arresti. E aggiunto che “La verifica dei requisiti richiesti ai volontari delle Ronde, è demandata alla Prefettura e al comune e, non agli uffici della questura e che dunque non ci sarebbe stato nessun aggravio di lavoro per la Polizia come paventato dal sindacato».
Infine, vi è la contro-replica del SIULP:
E su quest'ultimo punto il segretario provinciale del Siulp, Battisti, questa mattina contro replicava: «Il Decreto ronde prevede sì che le domande dei volontari siano indirizzate al Prefetto ma – afferma - poiché nessun dipendente della Prefettura può accedere ai terminali di Polizia, tutti i conseguenti accertamenti devono essere svolti dal personale della Questura, così come le relative indagini e dunque ribadisce - con un ulteriore aggravio per le forze dell'Ordine». Da qui la reazione del sindaco.


Le dichiarazioni di Tosi, pur sistemate in maniera acconcia, sono state riportate integralmente nell'articolo, come si può verificare nel sito del sindacato autonomo COISP, che si è espresso in solidarietà coi colleghi del SIULP. Invece, la contro-risposta del sindacato unitario di Polizia (che si trova integralmente qui) a cui si accenna nel capoverso conclusivo, non si limita a questa ultima debole presa di posizione, che dall'articolo sembra una pallida scusa, ma affronta punto per punto in maniera molto convincente le dichiarazioni tendenziose di Tosi.

Ecco servita la notizia: il fatto è presentato in forma sgangherata, lacunosa, incomprensibile; un pretesto per l'ennesimo comizio di un personaggio piccolo piccolo, ma servito da un ufficio stampa molto accorto che ne amplifica l'immagine a dismisura.
E la strategia funziona: ha ancora un buon gradimento tra i veronesi, nonostante se chiedo a qualcuno (di destra o di sinistra) la fatidica domanda: "ma sai dirmi cosa ha fatto da quando è stato eletto?"  il pulviscolo (dis)informativo impedisca qualsiasi risposta, secchi le fauci, azzeri la memoria.
E' l'apoteosi del nulla.
.

19.6.09

L'eterna lotta tra Bene e Male

A leggere una buona parte dell'informazione italiana, la situazione in Iran sembra chiara, lampante: da una parte i buoni, democratici, laici, moderati, combattenti per il cambiamento, la libertà, la modernità, dall'altra i cattivi, gli ayatollah, sostenitori della sharia, liberticidi, antisemiti, ecc. ecc.



Al punto che ieri, a proposito delle elezioni in Iran, ho sentito perfino parlare di "colpo di stato".

Riporto uno stralcio di un articolo molto citato in questi giorni, scritto da Lucia Annunziata per la Stampa del 16 giungo scorso.
C’è un solo parallelo capace di descrivere la sanguinosa rivolta in corso in Iran: Tienanmen. (...) Sia la Cina allora sia l’Iran adesso sono infatti sistemi basati sullo stesso principio, lo stesso pilastro: sono cioè entrambi governi di natura teocratica, fondati sulla pretesa di rappresentare l’intera nazione, senza dubbi e senza dissidenza, in quanto espressione di una autorità superiore, intoccabile. Rompi l’intoccabilità di questa origine prepolitica o superpolitica, e rompi il pilastro stesso su cui questi governi si reggono. Il dio della Cina era allora il Partito comunista, quello di Teheran è oggi Allah, ma in entrambi i casi la pubblica rivolta indica che la loro identità di intoccabili è saltata.(...) Ieri a Teheran è avvenuta la prima rivolta della piazza contro le autorità, dalla rivoluzione del 1979. Tienanmen rivelò che nel cuore del Partito comunista stesso c’era una spaccatura, ieri a Teheran si è messa in piazza l’esistenza di due anime, e di due concetti religiosi, dentro il cuore di un sistema apparentemente granitico.
Per cominciare, non mi risulta che quelle di questi giorni siano le prime proteste di piazza contro il regime iraniano dalla rivoluzione in poi. Per esempio, in questo articolo (in inglese) del 2006 si parla della feroce repressione di alcune manifestazioni di donne nel marzo e giugno di quello stesso anno e si sostiene (ma sull'autenticità di questa notizia non metto la mano sul fuoco) che il regime sia circondato da proteste di massa di lavoratori, donne, disoccupati e studenti. Inoltre, è noto che vi furono proteste studentesche già nel 1999, culminate il 9 luglio (data divenuta simbolica per il dissenso  iraniano) con la strage compiuta dalle forze religiose nei dormitori delle università, e  di nuovo nel 2006.

Poi, non mi pare proponibile il parallelo con la Cina degli anni '80. Quello, era un paese dove libere elezioni multipartitiche erano fuori discussione. Ciò che accadeva all'interno della Cina di Deng era filtrato in maglie così strette nei media che ancora oggi non abbiamo notizie certe né della dinamica dei fatti, né delle vittime. La spaccatura all'interno del Partito Comunista fu rapidamente suturata, a spese dei civili uccisi ed incarcerati. L'élite cinese poi prese gradualmente la via dell'arrembaggio al mercato, coi risultati che conosciamo, ed oggi nessuno si prende la responsabilità di fare le pulci al governo cinese sul rispetto dei diritti umani, come si è visto in occasione delle Olimpiadi.
Ancora adesso, la Cina censura Internet.

Il regime iraniano in questi giorni ha cominciato a fare lo stesso. E' molto grave, ma non più della censura cinese.
E inoltre, ricordo anche che proprio il nostro paese, che si permette di dare lezioni di democrazia ai regimi confessionali islamici, sta approntando delle leggi per il controllo di internet: dopo l’art.60 del “pacchetto sicurezza” ddl 773, dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale, sta arrivando la legge Carlucci. Per una più ampia trattazione vi rimando a Italian Spot.

Infine, quando l'Annunziata dice "le autorità" , chi legge si immagina che le proteste di piazza a Teheran siano globalmente contro il regime degli ayatollah. Eppure, Mousavi non è un novellino: è già stato Primo Ministro dal 1981 al 1989, durante gli ultimi anni dell'era Khomeini, sotto la presidenza di colui che  succederà a Khomeini nel ruolo di Guida Suprema: Ali Khamenei. Secondo alcuni, Mousavi passò politicamente dalla parte dei riformatori solo più tardi.
Al suo fianco, combatte uno degli uomini più potenti dell'Iran: Ali Akbar Hashemi Rafsanjani . Uomo d'affari, non molto portato per la teologia, fedelissimo di Khomeini, fu uno degli uomini-chiave del Consiglio Rivoluzionario dell'Iran fin dagli esordi della Repubblica Islamica. In qualità di presidente del Consiglio d'Esame Rapido, per quanto ne so, non solo è la seconda personalità più potente d'Iran, ma anche il solo che teoricamente, in casi particolari, può destituire la Guida Suprema Khamenei.

Quanto al risultato delle elezioni in un'ottica internazionale ed alle sue conseguenze, soprattutto per quello che riguarda il dialogo con gli USA, sono abbastanza d'accordo con Lucia Annunziata:
La vittoria di Mousavi non sarebbe stata comunque serena e pacifica; avrebbe provocato in ogni caso una spaccatura in Iran, di natura molto più velenosa della attuale. Già adesso i riformisti iraniani sono identificati come fantocci dell’imperialismo Usa. Una loro affermazione avrebbe portato i conservatori a un contrattacco di delegittimazione, sollevando davanti a un popolo fieramente indipendente e religioso, come quello iraniano, lo spettro dell’intervento americano. E come in questi anni abbiamo visto tragicamente ripetersi (non possiamo che rimandare all’Iraq), la carta del golpe Usa è sempre la più efficace nella propaganda nazionalistica di molti paesi - arabi e/o africani, e non solo.
Il rischio della vittoria riformista era dunque quello di rendere apparentemente tutto più facile, ma anche più fragile.

Pur con sfaccettature diverse, non si discosta molto l'opinione di Lucio Caracciolo su Limes:
Lo scopo ultimo della trattativa con Washington che quasi tutti i leader iraniani vogliono – con toni e in modi diversi – è la piena accettazione dell´Iran come grande potenza islamica nella regione e nel mondo. Dunque, se Teheran apre il tavolo del negoziato vero, a 360 gradi, la parola d´ordine è: vietato fallire.
Lo stesso vale per Obama. Per questo evita di impelagarsi nella partita iraniana, contando che la protesta si sgonfi abbastanza in fretta. Non è uomo da "rivoluzioni colorate". Crede che il cambiamento sia necessario e possibile, ma non attraverso interventi militari o complotti dell´intelligence – in Iran nessuno ha dimenticato la defenestrazione di Mossadeq per mano della Cia, più di mezzo secolo fa. E' il dialogo che mina i regimi. Non lo scontro frontale che spesso li cementa.
E' chiaro che per Obama trattare con Ahmadinejad significa rischiare l´osso del collo. Moussavi, che nella sostanza non è così diverso dal suo eversore, ci avrebbe almeno messo una faccia nuova, non sporcata dalle contumelie antisemite del presidente attuale
.
Ancor più radicalmente di Caracciolo, io credo che ottenere qualcosa da Ahmadinejad, in un negoziato serio e non puramente di facciata, avrebbe la garanzia di essere un risultato più duraturo che non da Mousavi; quest'ultimo sarebe sicuramente più malleabile, ma un giorno che tornassero i conservatori al potere tutto il lavoro diplomatico diverrebbe carta straccia.

In tutto ciò, tutto sommato, non sappiamo ancora chi abbia ricevuto più voti in queste elezioni. Io credo che potrebbe anche essere  davvero Ahmadinejad.

-- oo + oo --

A conclusione di questa rapida panoramica su ciò che è e ciò che appare, ciò che conviene e ciò che conviene evitare, ciò che è simile e ciò che vuol sembrare diverso, vi lascio con una dichiarazione del presidente confermato, da euronews:
Il presidente iraniano Ajhmadinejad si è sentito in dovere di spiegare l’uso del termine “polvere” utilizzato nei giorno scorsi in riferimento ai dimostranti. “Sono persone che alzano la tensione - ha detto – e attaccano la gente. Non fanno parte della nazione. Sono degli alieni”
Questo perché, di nesso in nesso, quando l'ho letto mi ha ricordato, pari pari, lo stile, la modalità comunicativa, la tipica demonizzazione delle proteste di piazza da parte di un altro politico di successo.
Sì, proprio lui: il nostro amato Presidente.

 

5.5.09

(Termo)valorizziamo i blog

Sono veramente deluso. Se nei giornali la notizia su cui si parla di più è il rapporto matrimoniale in crisi del premier, questo è divenuto l'argomento fondamentale di discussione anche nei blog.

Ciò evidentemente vuol dire che il blog come strumento d'informazione dal basso si sta irrimediabilmente accartocciando su se stesso.

Sì, irrimediabilmente: credo che il popolo dei bloggers stia svilendo la forza di questo strumento, alla ricerca del facile applauso, della lievitazione del numero degli ingressi... Ma il numero degli ingressi non fa la qualità o l'interesse dei lettori. Questo lo si è visto chiaramente nella vicenda dell'appello ai politici sulla trasparenza nella ricostruzione in Abruzzo: non si è guardata la sostanza (cioè quali politici si siano impegnati ad un'amministrazione trasparente del dopo-terremoto) ma il numero dei visitatori dei blog e delle testate giornalistiche che hanno ripreso l'appello. IN REALTA', i politici interpellati l'hanno completamente snobbato.

Voglio invece mettere in luce una notizia a mio parere molto importante, una notizia su cui davvero vale la pena di fare una battaglia politica. L'ho presa da Sale nel mondo.
L'inceneritore di Acerra: non è pronto e non lo sarà per i prossimi anni.
"qualche giorno fa ho parlato con il padre di una ragazza che conosco, che fa l'ingegnere e sta lavorando all'inceneritore di Acerra. mi ha confermato che l'inaugurazione è soltanto una manovra politica, che il termovalorizzatore come vorrebbero far credere loro, e cioè con i filtri e la produzione di energia, non è pronto e non lo sarà per i prossimi anni. sta funzionando come inceneritore, brucia tutto ciò che arriverà.. gli ho chiesto come ha fatto a scendere a patti con la sua coscienza vendendo le sue competenze ad un progetto così distruttivo. non mi ha risposto nulla, mi ha soltanto guardata con un sorriso triste e lo sguardo spento..."
.

3.5.09

Una testimonianza dall'Abruzzo.


Oggi è il 20 aprile 2009.
 
Per molti Abruzzesi lo sguardo è congelato all'alba del 6 aprile 2009.

Io, fisso il mio sull'ennesimo sorriso paterno e rassicurante del nostro Presidente del Consiglio, che campeggia sul paginone centrale de Il Centro, quotidiano locale e che ancora una volta (pure quando un minimo di decenza richiederebbe moderazione), fa sfoggio di capacità ed efficienza facendo grandi promesse nella speranza che si dimentichi il prima possibile (si sa gli italiani hanno memoria moooolto corta), che fino al 5 aprile nel meraviglioso piano casa che si intendeva varare a imperitura soluzione della crisi economica, di norme antisismiche nemmeno l'ombra...

Vi scrivo da Colle di Roio (AQ) uno dei paesini colpiti dal sisma del 6 aprile 2009. Il mio paese. Trovo molto difficile fare ordine nel turbinio di pensieri che mi gonfiano la testa, ma ci proverò. E scrivo questa nota perché credo che solo uno strumento quale la rete permetta di conoscere altre verità, senza mediazioni se non dell'autore. Il nostro campo è abitato da circa trecento persone, distribuite in una quarantina di tende. Tornati da una vacanza mai iniziata, assieme a Pierluigi, abbiamo cercato di dare un contributo alle attività di gestione della tendopoli che, nel frattempo, (era passata già una settimana dall'inaspettato evento), era andata sviluppandosi. Come sapete non sono un tecnico, né ho una qualche esperienza di gestione logistica e di personale in situazioni di emergenza e quanto vi racconto può essere viziato da uno stato di fragilità emotiva (immagino mi si potrà perdonare). Il fatto è, che a fronte di uno sforzo impagabile profuso da molte delle persone presenti nel nostro campo, (volontari della protezione civile, della croce verde/rossa, vigili del fuoco, forze di polizia etc...), inarrestabili fino allo sfinimento, ci siamo trovati, o sarebbe meglio dire ci siamo purtroppo imbattuti, nella struttura ufficiale della Protezione Civile stessa e nel suo sistema organizzativo.

La splendida macchina degli aiuti, per quanto ho visto io, poggia le sue solide e certamente antisismiche basi, sulle spalle e sulle palle dei volontari; il resto dà l'impressione di drammatica improvvisazione. E non perché non si sappia lavorare o non si abbiano strumenti e mezzi, ma semplicemente ed a mio parere, perché si è follemente sottovalutato il problema fin dall'inizio.

Se è vero che il terremoto non è prevedibile è altrettanto vero che tutte le scosse precedenti (circa trecento più o meno violente prima dell'inaspettato evento) dovevano rappresentare un serio monito. Perché non è servito il fatto che due settimane prima del sisma alcuni palazzi presenti in via XX settembre a L'Aquila, poi miseramente sventrati, erano già stati transennati perché le scosse che si erano susseguite fino a quel momento (la più alta di 4° grado, quindi poca cosa...) avevano fatto cadere parte degli intonaci e dei cornicioni... Una persona minimamente intelligente, a capo di una struttura così grande quale la protezione civile, avrebbe dovuto schierare i propri uomini alle porte della città, come un esercito, pronto a qualsiasi evenienza.

Ed invece mi trovo a dover raccontare che le prime venti tende del nostro campo se le sono dovute montare i cittadini del paese (ancora stravolti dal sisma), con l'aiuto di una manciata di instancabili volontari, che manca un coordinamento tra i singoli gruppi presenti, che la segreteria del campo (che cerchiamo di far funzionare), è rimasta attiva fino a ieri con un PC portatile di proprietà di mia proprietà, acquistato "sia mai dovesse servire", e con quello di un
volontario; che siamo stati dotati di stampante e telefono ma per la linea ADSL (in Italia ancora uno strano coso...) stiamo ancora aspettando e quello che siamo riusciti a mettere in piedi è merito dell'intelligenza di qualche giovane del posto e dei suoi strumenti tecnici; che abbiamo dovuto chiamare chi disinfettasse e portasse via mucchi di vestiti perché arrivati sporchi e non utilizzabili; che fino dieci giorni dal sisma avevamo un rubinetto per trecento persone,
nessuna doccia, circa 20 bagni chimici e nessun tipo di riscaldamento per le tende. Vi ricordo che in Abruzzo ed a L'Aquila in particolare la primavera fatica ad arrivare e che anche in queste notti la temperatura continua ad essere prossima prossima allo zero.

Non ci si può quindi stupire che molte persone, la maggior parte delle quali anziane (e non tutte con la dentiera...), cocciutamente ed in barba alle direttive che vietano di rientrare nelle case, continuano a fare la spola dalla tenda al bagno di casa. Potreste obbiettare che tutto sommato e visti i risultati raggiunti nel seguire più di quarantamila sfollati questi problemi sono inevitabili e bisogna solo avere pazienza. Condivido il ragionamento.

Quello che mi lascia stupita, che la gente non sa e che gli organi di informazione si guardano bene dal dire è che tutta la macchina si basa all'atto pratico, sulla volontà ed il cuore di persone che lasciano le loro case e le loro famiglie e che non pagate, cercano di ridare un minimo di dignità e conforto a chi, a partire dalla propria intimità, ha perso tutto o quasi.

La protezione civile che molti immaginano (alla Bertolaso per intenderci) non esiste nei campi, almeno non nel nostro. I volontari si alternano, perché obbligati ad andarsene dopo circa 7 giorni.

Cosa comporta tutto questo? Che ogni settimana si vedono facce nuove con la necessità di ricominciare a conoscersi ed imparare a coordinarsi, che il capo campo cambia anche lui con gli altri e quindi può avere esperienza o meno, che spesso, ed è il nostro caso, la gestione di alcune attività è affidata ai terremotati perché non viene inviato personale apposito, con inevitabili problemi, invidie acrimonie e litigate tra... poveri.

Volete un esempio cristallino della disorganizzazione? La nostra psicologa, giunta al campo per propria cocciuta volontà, è rimasta anche lei solo una settimana. Vi immaginate quale può essere l'aiuto ed il sostegno che una persona addetta può dare e quale fiducia può riscuotere per permettere alle persone di aprirsi, se cambia con cadenza domenicale???

A questo si aggiungano l'inesperienza di molte persone (spesso e per fortuna sconfitta dalla volontà di far bene) e le tristi e umilianti dimostrazioni di miseria umana che ci caratterizzano e che risultano ancora più indecenti ed inaccettabili in casi di emergenza.

Qualcosa di buono però ragazzi l'ho imparato. Ho imparato che per la richiesta di materiale devo inviare un modulo apposito e che a firmare lo stesso non deve essere il capo campo, la cui responsabilità, fortuna sua, è solo quella di gestire trecento vite, trecento anime, più tutti coloro che ci aiutano dalla sera alla mattina, ma serve il visto del Sindaco, oppure del presidente di circoscrizione oppure di un loro delegato (pubblico ufficiale). Noi dopo aver speso due giorni per individuare chi dovesse firmare questi benedetti moduli, sappiamo che dobbiamo prendere la macchina e quando serve (ovviamente più volte al giorno), raggiungerlo al comune.

Un'ultima noticina. Due giorni fa la Protezione civile si è riunita con gli esperti, ed ha ritenuto che non vi siano motivi di preoccupazione relativamente alle dighe abruzzesi (la terra trema ogni giorno). Ora ricordandomi che analoga sicurezza era stata espressa all'alba di una scossa di quarto grado e pochi giorni prima che il nostro inaspettato evento facesse trecento morti e azzerasse l'economia e la vita di migliaia di persone... ho provveduto, poco elegantemente, ad eseguire il noto gesto scaramantico...

Però dei regali li ho ricevuti. Sono le lacrime di molte delle persone che hanno lavorato alla tendopoli, trattenute a stento nel momento dei saluti; sono le parole e gli sguardi dei vecchi del paese, che mescolano dignità e paura, coraggio e rassegnazione, senza mai un lamento.

Un'altra cosa. Vi prego chiunque di voi possa, prenda il treno l'aereo o la macchina e si faccia un giro per L'Aquila e d'intorni. Le tendopoli non sono tutte come quelle a Collemaggio. Scoprirete il livello di falsità che viene profuso a piene mani dagli organi di comunicazione oramai supini e del livello di indecenza del ns. presidente del consiglio che prima con lacrime alla cipolla e poi con sorrisi di plastica distribuisce garanzie e futuro a chi vivendo in tenda e saggiando sulla pelle la situazione sa, che sono tutte balle.

I morti sono serviti subito per mostrarsi umano e vicino alle famiglie, ma ora è meglio dimenticarli in fretta..Via via... nessuna responsabilità, nessun dolo. I pm sono dei malvagi... ricostruiamo in fretta... forza la vita è bella, vedrete, tra un mese sarete tutti a casa...Conoscete i nomi delle famiglie che doveva ospitare nelle sue ville?

Le virtù umane travalicano gli eventi, le sue miserie non hanno confini.

Se volete vi prego fortemente di inviare questa mail a quanti vi sono amici. La stampa nazionale si è guardata bene dal pubblicarla.

Un saluto a tutti.

Laura

23.4.09

Durban II, ovvero l'opera dei pupi

Si è chiusa ieri a Ginevra la II conferenza delle Nazioni Unite contro il razzismo.
Ancora prima che la conferenza avesse inizio, l'evidenza che Israele, lo stato più bellicoso del mondo, sarebbe stato messo alla berlina, aveva provocato il boicottaggio di Stati Uniti e di alcuni altri stati incapaci di una posizione autonoma in politica estera. Tra cui l'Italia.

Poi, a Ginevra, c'è stato il teatrino di Ahmadinejad, in campagna elettorale ed in cerca di popolarità nelle zone di conflitto in Medio Oriente. Prevedibili reazioni di circostanza degli altri Paesi.

Si fatica molto a trovare nella stampa mainstream qualche serio articolo sul documento finale della conferenza.
Dappertutto non si parla che del discorso di Ahmadinejad: i più rimarcano il suo sbandierato antisemitismo, una piccola minoranza esprime l'opinione che, a parte i soliti proclami antisionisti e la concezione confessionale dello stato, non abbia dichiarato proprio nulla di strano.

Tutti questi austeri pedoni dello scacchiere politico internazionale possono tornarsene a casa soddisfatti: Ahmadinejad acclamato come un eroe, Israele ed i suoi sostenitori perché la buffonata del presidente iraniano ha scongiurato il pericolo di una condanna internazionale seria ed unanime del genocidio palestinese. L'Occidente ottiene il risultato che, nonostante soltanto 9 paesi abbiano boicottato il documento finale, le accuse di colonialismo e schiavismo sono passate completamente in secondo piano.
Ancora una volta, ne siamo usciti candidi come agnelli, alla faccia di quei Paesi che fanno da sempre il ruolo delle vittime, che da sempre attendono il momento in cui sarà resa loro giustizia.
Candidi, ma con le mani irrimediabilmente sporche di sangue.

3.3.09

Io so.

"Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi", scriveva P. P. Pasolini.
Poi però forse trovò qualcosa. C'è quel romanzo di nera bellezza, turpe, difficile e spietato: Petrolio.
Non ebbe il tempo di terminarlo.


Oggi ho ascoltato per la prima volta una (a quanto pare) già famosa intervista a Gioacchino Genchi.
Lui sa, ha delle prove.
Sarà probabilmente per questo motivo che nei media mainstream viene citato solo in merito alle indagini della procura di Roma a suo carico.
La ripropongo per coloro a cui fosse sfuggita.






"Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia." (ancora P.P.P.)
Ma di questo ne riparleremo.

.

26.1.09

Son cose che si dicono...

Mi arrabbio quando le parole cambiano il loro significato. Quando si ripetono parole già sentite, già dette da qualcun altro, e non ci si chiede cosa vogliano dire davvero.

Per esempio, mi rende furioso udire la locuzione Grande Fratello. Un opprimente dittatore liberticida, metafora della violenza dell'intimità delle persone, del furto di qualsiasi sentimento e di qualsiasi desiderio libero, diventa un ambìto gioco televisivo, oggetto del geloso/goloso voyerismo nazionale.
 Mi arrabbio quando la coerenza alle proprie idee e la fedeltà alla base viene chiamata "blocco ideologico", come fa il ministro Sacconi.
Quando un giornalista che antepone l'ossequio al potere alla verità dei fatti è un "grande giornalista (...) perché persegue il fine del “bene pratico” della valorizzazione sistematica del positivo" (sic! Angelo Scola, patriarca della diocesi di Venezia, fonte ANSA, grazie Federica)
Quando la ormai manganellamente nota Casapound "è un luogo di ritrovo di giovani di destra che hanno voglia di approfondire temi sociali e culturali. Un laboratorio di idee inviso, certo, alla sinistra estrema dove è possibile utilizzare computer, play station, tenersi informati, fare metapolitica" (fonte L'Arena - Quotidiano di Verona).



Ma la perla lessical-filosofica di cui volevo parlare non mi fa arrabbiare. Al massimo mi fa tenerezza.
Niki Vendola ha definito il suo "rifondato" movimento politico la "sinistra delle libertà".

Mi ricorda Calimero.
Piccolo e grigio.
Piccolo.
Piccolo piccolo.