Esco solo un attimo dal silenzio per una considerazione.
Dopo la manifestazione di Roma degl'Indignati e le violenze del plotone organizzato di caschi neri, leggo nei giornali una somma di stupidaggini fantasiose (come al solito facilmente contestabili) mescolate a pochissime considerazioni interessanti.
Che i vandali fossero fascisti o black block, infiltrati della Polizia o dei Servizi o invece giovani addestrati in luoghi esotici, la sostanza non cambia. La sostanza è che la manifestazione è stata deviata, non una telecamera o un giornalista ne ha seguito il corso, mentre tutti si sono soffermati sulla scenografica battaglia organizzata in una piazza S. Giovanni sgombrata per l'occasione, con i caroselli dei blindati, le cariche dei caschi neri, la gragnuola di oggetti, sampietrini e lacrimogeni, l'incendio della camionetta dei carabinieri. Chi aggrediva e chi era aggredito? Chi lanciava e contro chi? Ancora una volta, i documenti video ci mostrano che i confini sono sfumati, indefinibili. In un paese dove si può fermare una donna perché nasconde il viso dietro un burqa, andare in manifestazione col casco si può. Curioso, eh?
La vittima è stata il Movimento.
Come dieci anni fa a Genova, il Movimento è seppellito dalla trappola della violenza: è troppo ingenuo, oppure è il regime italiano che utilizza sistemi da dittatore sudamericano?
Le vicende politiche di questi ultimi giorni mostrano che non siamo
in democrazia, perché in questo Paese un sistema elettorale con premio
di maggioranza lascia aperto lo spazio ad una dittatura di fatto. Evidentemente non
siamo abbastanza distanti dal fascismo da essere maturi per questo. Nei
momenti di difficoltà, il parlamento si comporta proprio come nella I
Repubblica, con la compravendita dei voti, ma oggi, se facciamo due
calcoli, il governo, che ha ottenuto la fiducia con voti dei Radicali e dei responsabili comperati all'uopo,
e considerati i malumori nel PDL e nella Lega, non ha più del 30% del consenso.
Allora, non credo proprio di esagerare se questa la chiamo dittatura. Pensiamoci, quando auspichiamo
il ritorno del Mattarellum.
Secondo me, non è affatto escluso che alle violenze non abbia partecipato qualche giovane acceso dai fatti più o meno recenti, trovatosi in mezzo o accanto al gruppo dei caschi neri organizzati.
La politica di oggi ha un'enorme responsabilità sulla violenza della società e sulla repressione della gente. Se guardiamo alle vicende politiche degli ultimi anni, ci vuole un bel pelo sullo stomaco per non vomitare. Delle molteplici attività private del premier di cui sappiamo ormai tutto: settantenne che se la fa con prostitute minorenni o quasi, circondato e ricattato da personaggi loschi che ne sfruttano il vizio perverso, colluso con la mafia (e allora, come si potrebbe combatterla?) e i peggiori speculatori finanziari, impegnato a fare le leggi che gli permettono l'impunità, impegnato a distruggere l'indipendenza del sistema giudiziario. Di una classe politica comprata a suon di milioni e cariche pubbliche: gli ex maggiordomi Fini e Casini, gli eterni camerieri che oggi alzano il prezzo, come Bossi, e quelli freschi di giornata: gli abili ex finiani, i soliti radicali "la-do-per-poco". Non è abbastanza violento tutto ciò? Non è una violenza costante e logorante le dichiarazioni mediatiche sempre arroganti, derisorie, strumentali del Banana e di molti suoi camerieri, come i La Russa, Cicchitto, Brunetta... Si può ascoltarli, senza mettere da parte tutti quei valori condivisi che hanno prodotto la civiltà umana e gettato le basi della convivenza sciale: onestà, chiarezza, intelligenza, comprensione, solidarietà? Si può leggere o ascoltare i giornalisti e sopportarne la falsità palese, l'infamità? Si può tollerare che i peggiori criminali e corruttori, mafiosi e camorristi, siano i personaggi più onorati e rispettati di questo paese? E che una persona onesta sia licenziata senza motivo, umiliata? che un bravo ragazzo non abbia prospettive o futuro (eccetto, se di bell'aspetto, prostituirsi)?
A questa scuola, sì, a QUESTA si sono educati i nostri giovani.
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17.10.11
13.2.11
Se non ora quando: io non ci sarò
Dopo sofferta riflessione ho deciso che io non ci sarò. Perché?
Cercherò di esprimerlo chiosando il Vademecum che ho preso dal sito della manifestazione di Verona: Se non ora quando donne Verona.
La manifestazione non è fatta per giudicare altre donne, contro altre donne, o per dividere le donne in buone e cattive. (...)
La manifestazione è fatta per esprimere la nostra forza e la nostra determinazione.Siamo donne fiere e orgogliose. Chiediamo dignità e rispetto per noi e per tutte.
Siamo gelose della nostra autonomia e non ci lasceremo “usare”. Per questo non ci devono essere simboli politici o sindacali nei nostri cortei: vogliamo che sia anche rispettata la nostra “trasversalità”.
Che cosa significa? Che le donne sono portatrici di valori "in quanto donne", a prescindere dalle convinzioni personali, dall'azione, dalla testimonianza che offrono? (tanto che esprimendo la trasversalità si reprime di fatto la singolarità)
Significa forse che la Minetti, o la Gelmini, o la Moratti, o per i veronesi la Perbellini, sono portatrici di valori di umanità?
Che lo fossero Golda Meir, la Thatcher, Maria la Sanguinaria?
E se l'umanità, affetta da una dialettica (quando non da un vero e proprio conflitto) tra bene e male, trova valori positivi per principio nelle donne, vuol dire allora che i disvalori vengono altrettanto per principio dall'elemento maschile?
Significa che la donna che ha educato al bieco maschilismo persone come il premier Berlusconi ed i suoi accoliti, ha trasmesso valori positivi? Che quella che spinge la figlia tra le braccia di un vecchio e conta il compenso è portatrice della dignità femminile?
Scopro oggi con costernazione, in questa chiamata alle donne, che la cultura di genere, che mi ha sempre interessato moltissimo (penso alle opere della Muraro, della Irigaray...) ha prodotto mostri. O meglio: ha prodotto un pensiero del tutto speculare e simmetrico al maschilismo.
Il femminismo, invece di creare una consapevolezza, per cui la donna che torna la sera sera a casa stanca dal lavoro dica al compagno: "se vuoi mangiare, se vuoi il cesso pulito, le camicie stirate, te lo fai da te!", ha suscitato il pensiero contrario: seppure trasmette ai figli un modello sociale del tutto maschilista e diseguale, seppure manda la figlia a prostituirsi, seppure sostiene una società dove la dignità non è garantita, la donna è giustificata "in quanto donna".
Per me, il senso di questo messaggio è aberrante.
Ci sarei andato solo per fare numero.
Ma che validità ha il fatto di partecipare per contarsi?
Bisognerebbe mettere dei contenuti politici, in questa conta. Oggi ci contiamo, ma domani? Quando il popolo viola,o rosa, o lilla dovesse vincere le elezioni?
Che lo fossero Golda Meir, la Thatcher, Maria la Sanguinaria?
E se l'umanità, affetta da una dialettica (quando non da un vero e proprio conflitto) tra bene e male, trova valori positivi per principio nelle donne, vuol dire allora che i disvalori vengono altrettanto per principio dall'elemento maschile?
Significa che la donna che ha educato al bieco maschilismo persone come il premier Berlusconi ed i suoi accoliti, ha trasmesso valori positivi? Che quella che spinge la figlia tra le braccia di un vecchio e conta il compenso è portatrice della dignità femminile?
Scopro oggi con costernazione, in questa chiamata alle donne, che la cultura di genere, che mi ha sempre interessato moltissimo (penso alle opere della Muraro, della Irigaray...) ha prodotto mostri. O meglio: ha prodotto un pensiero del tutto speculare e simmetrico al maschilismo.
Il femminismo, invece di creare una consapevolezza, per cui la donna che torna la sera sera a casa stanca dal lavoro dica al compagno: "se vuoi mangiare, se vuoi il cesso pulito, le camicie stirate, te lo fai da te!", ha suscitato il pensiero contrario: seppure trasmette ai figli un modello sociale del tutto maschilista e diseguale, seppure manda la figlia a prostituirsi, seppure sostiene una società dove la dignità non è garantita, la donna è giustificata "in quanto donna".
Per me, il senso di questo messaggio è aberrante.
Ci sarei andato solo per fare numero.
Ma che validità ha il fatto di partecipare per contarsi?
Bisognerebbe mettere dei contenuti politici, in questa conta. Oggi ci contiamo, ma domani? Quando il popolo viola,o rosa, o lilla dovesse vincere le elezioni?
22.9.09
UGUALI
Liberi e eguali in dignità e diritti
(articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani)
Noi promotori della manifestazione del 10 ottobre vogliamo rispondere alla violenza con il nostro contributo sociale e culturale. Rivendichiamo uguali diritti e doveri, pari dignità, riconoscimento giuridico di tutti gli amori, di tutte le famiglie.
Invitiamo le persone gay, lesbiche, bisessuali, transgender, ed eterosessuali a far sentire la loro voce impegnandosi a costruire un’Italia differente, che agisca per un cambiamento vero, profondo che riguarda la cultura e la convivenza.
Il 10 Ottobre 2009 saremo a Roma, come movimento lgbt, coscienti di convocare una manifestazione in un clima che in generale è violento, che colpisce noi, migranti, donne e altri soggetti sociali ritenuti deboli.
In questo quadro, rivendichiamo come fondamentale necessità democratica e civile interventi legislativi contro l’omofobia e la transfobia, che estendano la legge Mancino anche all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Sarà solo un primo passo non certo esaustivo né sufficiente. La negazione e l’opposizione al riconoscimento di diritti per le persone e le coppie lgbt è già di per se omofobia e transfobia. La Costituzione italiana e la Dichiarazione Universale dei diritti umani indicano con chiarezza il principio di uguaglianza che deve impegnare le istituzioni tutte ad agire con interventi informativi e culturali, a partire dalla scuola, dove il fenomeno del bullismo è in preoccupante espansione.
Vogliamo che il 10 ottobre sia una manifestazione in cui ogni persona lesbica, transgender, bisessuale, omosessuale, intersessuale abbia accanto le proprie famiglie, i colleghi di lavoro, i compagni di studio , i vicini di casa, perché crediamo che il dialogo e la condivisione siano gli elementi decisivi per far avanzare i nostri diritti e con essi la società italiana.
Uguali – Comitato Promotore Manifestazione Nazionale Roma 10 ottobre 2009
Chiediamo a chi parteciperà di rispettare le modalità che abbiamo deciso, che prevedono una manifestazione aperta da una enorme bandiera Rainbow, in cui sfileranno associazioni, movimenti, sindacati ciascuno con le proprie bandiere. Invitiamo i partiti a leggere con attenzione la piattaforma rivendicativa collegata a questo documento e ad aderire e partecipare solamente se la condividono in toto.
Chiediamo di rispettare la nostra decisione di escludere striscioni e bandiere dei partiti, nel pieno riconoscimento della nostra autonomia e del senso stesso della manifestazione.
Portavoce: Fabianna Tozzi Daneri portavoce.uguali@gmail.com
Adesioni e informazioni sul sito: http://uguali.wordpress.com
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