3.4.09

Una malattia difficile da debellare

 
Il vento razzista di regime spazza senza pietà questo sazio Nordest.
Così, un folle arrogante padrone di ristorante della provincia di Verona prima mette le mani addosso alla giovane cameriera rumena, poi, quando questa lo denuncia, la minaccia, cerca di comprare il suo silenzio, e infine le dà un appuntamento; a questo, egli si presenta armato di revolver e uccide la donna e ferisce il marito sotto gli occhi del loro piccolo di 5 anni.

Nei giornali italiani, a partire dal locale quotidiano "L'Arena", le responsabilità si capovolgono: l'assassinio efferato e premeditato diventa il gesto esasperato di un uomo ricattato.
Superfluo ogni commento. La storia è sintetizzata qui.

Volevo però fare un accenno ad un aspetto secondario della vicenda.
Dichiara padre Gabriel Codrea, prete della comunità ortodossa rumena di Verona: "Conosco decine di casi di donne che vengono molestate dai datori di lavoro, (...) loro lo raccontano, ne soffrono, ma non possono fare niente perchè perdono il lavoro."

E' storia risaputa d'altri tempi, che le ragazze di campagna che venivano "a servizio" presso famiglie facoltose dovevano subire le molestie del padrone di casa e nessuna autorità le avrebbe mai garantite.
Questa barbarie è poi stata debellata, ma evidentemente non è scomparso negli uomini il sentimento di avere diritto ad imporre la sottomissione fisica delle donne, specialmente attraverso l'umiliazione della violenza sessuale.
Non ho né le capacità, né l'interesse ad inoltrarmi in un'analisi psicologica o antropologica, ma trovo necessario far risaltare come il disprezzo delle donne è un filo rosso che attraversa tutte le culture che hanno abitato il Mediterraneo, dall'antichità ad oggi. Coloro che stigmatizzano la difficile condizione femminile nei paesi governati da partiti religiosi mussulmani, dovrebbero ricordare che la Bibbia (a parte che nei Vangeli) è pesantemente  misogina, come lo era l'antica cultura greca che ha dato luce ai grandi miti, a Socrate, a Prassitele.
La ventata civilizzatrice del femminismo ha educato questa nostra società ad una giurisprudenza più equa nei rapporti tra i due sessi; ma non ha evidentemente rimosso la causa di queste situazioni, la tara che marchia a fondo la cultura maschile.
Quello che non è stato ancora intrapreso in maniera diffusa, che rimane assolutamente necessario è una riflessione, seria e profonda, sulla nostra identità maschile. Perché, se per affermarci come uomini abbiamo bisogno della violenza sulle donne (in particolare quelle in posizione di maggior debolezza, come le straniere immigrate) o sui bambini, vuole dire che nascondiamo sotto i muscoli un terribile vuoto strutturale, assetato di rivalsa. Che mentre si brandisce l'obelisco del sesso eretto, si mostra chiaramente, inequivocabilmente, i segni dell'impotenza.

./.\.